CAPITOLO XLVI

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Giunti alla porta della mia camera, proruppi in pianto:

- Ti prego, non lasciarmi... - singhiozzai, disperata.

- Gardenia, ti supplico, non fare così. Ti prometto che il prossimo fine settimana sarò di ritorno. – tentò di calmarmi.

- Non ce la faccio, Peter, senza di te. Non riesco a immaginare come trascorrere una settimana, se non ci sei, mi sento soffocare. – balbettai, continuando a piangere.

Lui mi abbracciò e mi tenne stretta. Poi, entrò in camera, mi adagiò sul letto e mi disse che sarebbe rimasto con me, finché non mi fossi addormentata.

- Adesso, chiudi gli occhi. – sussurrò, dolcemente.

Ero stanca, ma non volevo sprecare l'ultima notte con lui.

- Tienimi la mano. – gli chiesi.

- Va bene, ma tu cerca di dormire. – acconsentì.

Mi arresi. Il calore della sua mano mi dava conforto. A un tratto, senza rendermene conto, scivolai nel sonno.

L'indomani mattina, il sole era già alto quando mi destai

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L'indomani mattina, il sole era già alto quando mi destai. Non poteva essere così tardi, Peter doveva essere già partito. Mi vestii di fretta e corsi giù. Trovai Lady Elizabeth, intenta a fare colazione.

- Avresti potuto fare con calma. Peter è già partito. – mi informò, acida.

Mi sentii precipitare. Un nodo si formò alla gola. Provavo una terribile oppressione sul petto. Sedetti. Dovevo essere molto pallida. Mi sentivo priva di forze.

- E' inutile che reciti la parte della fidanzatina abbandonata. Mio figlio non ti ha chiesta in moglie e non lo farà. Ho altri progetti per lui. – mi disse, sprezzante.

Non riuscii a replicare nulla. Dentro di me, pensai che era come temevo, Lady Elizabeth voleva separarci e ci stava riuscendo.

Non toccai cibo. Mi alzai da tavola, senza chiedere permesso.

- Dove credi di andare? Mr. Prescott ti aspetta per la lezione. Con quello che ci costa, non ti assenterai. – mi apostrofò.

Non riuscivo a credere che mi stesse parlando a quel modo.

- Non mi sento bene. – protestai.

- Tutte fandonie. Non m'incanti. Riuscivi a prendere in giro mio marito, perché aveva il cuore buono, ma non prenderai in giro anche me. – replicò, gelida.

- E' chiaro che non mi volete qui. Me ne andrò. – annunciai, satura.

- Dove credi di andare? Sei sotto la mia tutela, adesso. – riprese, implacabile.

Le voltai le spalle. Prima che potesse dare ordini perché serrassero il cancello, corsi verso l'uscita. Non volevo restare in quel palazzo un minuto di più. La sentii urlare contro di me in lontananza. Non m'importava. Mi inoltrai nel bosco. Stavolta, non avevo portato nulla con me. Il lupo mi raggiunse. Lo accarezzai e poi ripresi a correre con lui verso il cottage.

GardeniaLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora