25.

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Leggo e rileggo più volte quel biglietto, non potendo crederci ancora. Il cuore quasi mi esce fuori dal petto, e non mi ci vuole molto per capire il misterioso mittente di quel regalo: il profumo impregnato in quel pezzo di carta non lascia spazio ai dubbi. Quel forte e sofisticato profumo maschile credo di averlo sentito solo sul collo di una persona, in tutta la mia vita.
Riprendo in mano quella scatolina blu e, ammirando quel brillante che quasi mi acceca con la luce che riflette, mi sento terribilmente in colpa, sapendo di non meritarmi un qualcosa di così pretenzioso.
Tiro un grande sospiro e mi guardo allo specchio, per farmi coraggio.
"Non ho paura, se resti qui, perché l'amore mi chiude gli occhi..." una voce maschile, quella voce maschile, risuona alle mie spalle. Sussulto, e dal riflesso dello specchio lo vedo, è dietro di me, appoggiato allo stipite della porta, che pian piano si avvicina sulle parole della canzone che canticchia.
Mi giro verso di lui ed è sempre più vicino a me.
"Vorrei baciarti, adesso sì, vorrei che fosse così..." mi accarezza dolcemente il viso, prendendolo tra le mani, e mi incanta con i suoi occhi verdi, che farebbero invidia a chiunque. Non riesco a dire nulla, tanto meno ad oppormi. Ma io non voglio oppormi.
Sorride quando i nostri nasi quasi si sfiorano, e allora capisco che è arrivato il momento che, ad essere sincera, aspettavo da tempo.
Qualcuno bussa e apre di colpo la porta, facendoci automaticamente scansare.
"Amica, dobbiamo anda..." urla Megan, che però si rende subito conto dell'errore commesso. "S-scusate, io, ecco, andrei, se..." blatera a caso, di solito lo fa quando è in forte imbarazzo o si sente in colpa. In questo caso, penso sia per entrambe le situazioni.
Neghiamo entrambi, più lui che io, per evitare fraintendimenti. "No, Vane, non hai interrotto niente..." sorride imbarazzato, mentre lei si congeda velocemente ed esce dalla stanza, lasciandoci nuovamente soli.
"Dobbiamo andare..." bisbiglio, e lui si limita ad annuire per darmi ragione.
Fa per andarsene, e sul suo volto riesco a intravedere un po' di delusione, mischiata all'imbarazzo di entrambi.
"Gian..." lo afferro per il braccio, e lui si volta verso di me.
"Dimmi."
"Grazie... è bellissima, non dovevi... chissà quanto avrai speso, io nonnso se posso accettare..." dico, riferendomi alla bellissima collana.
"Shh... non devi rifiutare niente. L'ho fatto con il cuore." conclude, quasi con gli occhi lucidi, per poi sparire nel corridoio.

[...]

Tre e mezzo del mattino, un'altra nottata buttata al vento. Ma come si fa a dormire dopo quel che è successo? O meglio, quello che quasi è successo. Perché di fatto non c'è stato nulla. La testa mi scoppia di pensieri, e in questi casi la medicina non si chiama aspirina, ma una bionda newyorkese che posso definire mia sorella, quasi.
"Pronto?"
"Ehi, Jen, disturbo?" mi schiarisco la voce.
"Liz! Macchè scherzi? Piuttosto tu, che ci fai sveglia a quest'ora? In Italia è notte fonda."
"Avevo bisogno di parlare con te..."
"Ah, ho capito. Qual è il centro dei tuoi problemi quest'oggi?" sospira, dispiaciuta nel sentirmi così, ma ormai abituata. Jennifer è da sempre la mia amica più fidata, so che potrò sempre fare affidamento su di lei.
Sbuffo stanca. "È un casino."
"Ti ascolto." mi esorta a continuare.
"Oggi, o meglio ieri, era il compleanno di Emma, e allora Gianluca ha pensato bene di regalarmi una bellissima collana con una rosa e una specie di dichiarazione d'amore..."
"Una specie?" ride.
"Sì... mi avrebbe baciata, se non fosse stato per Margherita che è entrata nella stanza in quel preciso istante."
"Megan viene sempre al momento sbagliato, ha un talento quella ragazza, eh!" - ride, rievocando nei miei pensieri tante avventure passate con lei. "E poi? Com'è andata?"
"Niente, ci siamo fermati lì. Poi è arrivata Lena e se l'è preso e portato via..." avverto una morsa allo stomaco nel raccontare certe cose.
"Ah, Lena Moreau, che tipo insopportabile..." commenta.
"Me la devo togliere di mezzo, anche per questioni lavorative. Se c'è sempre lei in mezzo, non può e non potrà mai esserci nulla tra me e lui." continuo a sfogarmi con Jen, fino a quando sento bussare alla porta.
Sussulto. "Jen, hanno bussato alla porta. Ci sentiamo dopo." chiudo la telefonata e mi affaccio allo spioncino della porta in legno.
Un Gianluca dal ciuffo scompigliato e dagli occhi stanchi, intento ad entrare in camera mia. Apro la porta e il suo braccio destro, appoggiato allo stipite della porta, che gli sorregge la testa, sembra gli dia la forza di rimanere in piedi.
"Ciao." mugula, parecchio assonnato.
"Ehi, che ci fai qui?" il cuore riprende a battere allo stesso ritmo irregolare di prima.
"Nemmeno tu riesci a dormire?"
Deglutisco. "No."
"Devo parlarti." si passa una mano nel ciuffo, mentre si siede sul letto, e io mi appoggio alla scrivania di fronte.
Lo guardo attentamente e ansiosa, tormentata da mille pensieri.
Si schiarisce la voce e prende parola. "Ascolta, Emma... io non voglio che tu ti faccia strani pensieri, non so se mi spiego."
Lo guardo male. "Che strani pensieri dovrei farmi?"
"No sai, la collana, il biglietto, ciò che è successo dopo... ho sbagliato tutto. Scusa, non ero in me."
"Credo di non capire."
"Io sto con Beatrice."
Non è che ci fosse bisogno di ricordarlo...
"E io e te siamo..."
"Cosa? Siamo cosa?" chiedo retorica, in preda ad un mix di nervosismo e delusione, e probabilmente anche sull'orlo di una crisi di pianto.
"...niente. Non siamo niente. Amici, se vuoi." sospira stanco, alzandosi e lasciando la stanza. "Buonanotte." conclude freddamente, chiudendo la porta alle sue spalle.

[...]

"Cade la pioggia e tutto lava,
cancella le mie stesse ossa;
Cade la pioggia e tutto casca,
e scivolo sull'acqua sporca;
Si, ma a te che importa poi,
rinfrescati se vuoi,
questa mia stessa pioggia sporca;
Dimmi a che serve restare,
lontano in silenzio a guardare,
la nostra passione che muore in un angolo e
non sa di noi..."

E la pioggia cade davvero dal cielo stamattina, non solo nella canzone dei Negramaro. La guardo cadere incessante dalla grande vetrata dell'aeroporto, fissando un punto indefinito. Mi isolo dagli altri, mentre aspettiamo l'imbarco nel salotto dell'area vip.
Oggi solo due frasi risuonano costantemente nella mia testa: "Io sto con Beatrice" e "Noi non siamo niente". Quattro parole per ognuna, sufficienti per farmi sentire indesiderata. Lei ama Beatrice, Lena, non me. E io chi amo? Chi ama me? Beh, non lo so. Ma oggi il mondo mi è crollato addosso, insieme ai miei sentimenti, le mie convinzioni.
"Ehi..." a mia sorpresa Piero si siede accanto a me. "...non è una delle tue giornate migliori questa, eh?"
Nego con la testa, e riesce a strapparmi un mezzo sorriso per la sua dolcezza. Una lacrima mi scende in viso, la prima questa mattina, senza contare tutte le altre di questa notte. Sì, ho pianto. Ho pianto e non so nemmeno io il perché, o forse già lo so, ma preferisco non accettarlo.
"Ehi, ehi, ehi... tranquilla, è tutto okay..." Piero mi abbraccia forte, mentre io mi stringo nella sua felpa, bagnandola di lacrime. Rimaniamo così per un po', fino a quando non mi calmo.
"Ti ringrazio, davvero." sussurro.
"Sappi che puoi contare su di me quando vuoi." mi sorride, e io ricambio con uno ancora più grande.
"Ti va di parlarne? Sai, lì in fondo, dietro di noi, ci sarebbero due persone che fremono dalla voglia di sapere cosa, o meglio, chi, ti ha ridotta così." li indica, e ci giriamo entrambi a guardarli qualche istante. Vedo Ignazio e Margherita lì, seduti ad uno dei divanetti, visibilmente dispiaciuti.
"Non dovete stare male per me..." commento dispiaciuta, dopo aver guardato quella scena.
"Sta male uno, stanno male tutti. Funziona così in una famiglia, o no?" mi chiede, ed io mi limito a dargli ragione, anche se poco posso capirle queste cose.
Prendo un bel respiro e gli racconto tutto: ciò che è successo, ma soprattutto ciò che non è successo, ciò che non siamo stati e mai saremo. "Mi dispiace Emma..." e mi abbraccia un' altra volta, questa volta forse anche con più affetto. "Nessuno merita le tue lacrime. Che sia Gianluca o chiunque altro. Cavolo Emma, se c'è una cosa che mi ha subito colpito di te è stata la forza. Hai la forza di un leone in un corpo così esile ed innocente. Supererai anche questa, vedrai."
Gli sorrido e gli do un bacio sulla guancia per ringraziarlo delle belle parole.
Solo che, ahimè, anche i forti piangono. E la forza molto spesso la si ritrova proprio in quelle lacrime.

Photograph || Il Volo Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora