70.

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"E gli hai detto sì?"
"Esattamente."
"E poi?" mi chiede con quella vocina innocente, mentre mi guarda con quegli occhioni scuri e ingenui.
"E poi da tutto il resto sei nata tu, Chiara." le rispondo, facendole una carezza.
"Dai, mamma, ancora!" piagnucola, sedendosi sulle mie gambe e appoggiando la testa sul mio petto, come a voler essere cullata.
Sospiro stanca. "Te l'ho già raccontato, amore: io e tuo padre ci siamo conosciuti così."
"Quindi tu eri una spia? Come quelle che si vedono nei film?"
Rido, accarezzandole i capelli. "Diciamo di sì."
"E tu volevi tanto bene a papà?"
Sorrido, intenerita dall'innocenza delle sue parole. "Gli ho sempre voluto bene, Chiara. Solo che l'amore è un'altra cosa, e mi ci è voluto un bel po' per capire che lo amavo davvero."
"È successo tutto dopo il matrimonio di zia Margherita e di zio Ignazio?"
Sorrido sovrappensiero, ricordando quei momenti. "Sì, amore, più o meno da lì."

"Che cosa?"
Me lo ripete. "Mi vuoi sposare?"
Ho le lacrime agli occhi. Guardo scioccata l'anello di oro bianco, accompagnato da un solitario luccicante. Piero mi guarda con occhi speranzosi, attendendo la mia risposta. Le gambe mi tremano. La voce è bloccata in gola. Mi ha presa alla sprovvista, non me la sarei mai immaginata una proposta del genere.
Io e Piero stiamo assieme da due anni. Dopo ciò che successe, dopo un paio di mesi mi ricontattò. Rimasi spiazzata dalla sua volontà di non volermi perdere come amica, che lui sapeva che Emma Alto ero io, la vera io, che non mentivo sui miei sentimenti, sui miei affetti. Che lo sapeva quanto ci stessi male, che ero pentita, che io a Gianluca l'amavo davvero.
Poco dopo riallacciai i rapporti anche con Ignazio, poiché aveva perdonato Margherita. Anche lei abbandonò il lavoro, non le importava più. Lei voleva solo Ignazio, lui voleva solo Margherita. Riavvolsero il nastro, ricominciarono tutto da capo, e con il tempo ritornarono ad essere come una volta.
Un po' li invidiai. Perché ciò non successe con Gianluca. Speravo che prima o poi mi avrebbe perdonato, sarebbe venuto da me come in quei film romantici che si vedono in tv, e non mi avrebbe più lasciata andare. Niente fitte al cuore, niente mal d'amore. Sapevo solo che mi mancava, più del dicibile.
Mi sono illusa di potercela fare comunque, con o senza di lui. Dovevo farlo, dovevo ricostruirmi una vita, pezzo per pezzo, e dovevo convincermi di non amarlo più, o di non averlo mai conosciuto. E alla fine ci sono riuscita. Non è vero che alle assenze non ci si abitua mai. Ci si abiuta, ci si abitua a tutto. Ma c'è un qualcosa che indisturbato ti logora dentro, giorno dopo giorno, mese dopo mese. Un quadro incorniciato alla perfezione, ma perennemente storto. Una parete piena di fotografie, ma con quel piccolo spazio fastidioso, che non riesci a colmare. Ti ruba una parte di felicità. Quella felicità che, come sai bene, potrà darti solo una persona. Una persona che non c'è. Iniziammo a rifrequentarci, e quelle semplici uscite tra due amici divennero veri e propri appuntamenti, fino a ritrovarci qui, al matrimonio dei nostri migliori amici, in veste di testimoni e di coppia. Piero mi trasmetteva sicurezza. Sapevo che avrei sempre potuto contare su di lui.
Guardo quell'anello e mi chiedo come siamo potuti arrivare a tutto questo. Guardo i suoi occhi scuri e mi rendo conto che non mi trasmettono gli stessi brividi che mi trasmettevano quei bei occhioni verdi. Io voglio bene a Piero. Un bene dell'anima. Ma lui non è Gianluca.
"Io... io non lo so, non..." tentenno agitata.
"Lo ami ancora, vero?" mi chiede serio, come se avesse già capito. Il suo tono è calmo, pacato, come se se la fosse aspettata una reazione del genere da parte mia.
Mi lascia sorpresa. Negli ultimi anni io stessa ho evitato di farmi questa domanda. "Io ti voglio bene, Piero. Non sai quanto. Per questo non voglio prenderti in giro."
Annuisce, si siede sulla panchina in pietra. Io mi aggiungo a lui e mi siedo accanto.
"Abbiamo corso troppo, eh?"
"Forse sì." ammetto.
Fa un leggero ghigno. "Sai, l'avevo capito. Sapevo già che non mi avresti detto di sì."
"Come?"
"Perché come guardi Gianluca non guardi nessun altro. I tuoi occhi brillano, sognano. E forse questa credo che sia l'unica cosa che ho davvero invidiato a Gianluca in tutti questi anni: te."
"Non so cosa dire, Piero. Mi dispiace, mi dispiace davvero."
"Non sono arrabbiato. Un po' me l'aspettavo. Non è colpa tua, al cuore non si comanda. Anzi, forse mi sarei incazzato se mi avessi detto di sì, perché ti avrei sposato con la consapevolezza che ami uno dei miei migliori amici."
Sorrido. "Sei fantastico. Ti meriti qualcuno che ti ami davvero, Piero."
Mi mette un braccio attorno alle spalle e mi abbraccia. "Sei la mia migliore amica, voglio vederti felice. E spero che Gianluca si renda conto di ciò che si sta perdendo."
"Ne dubito... ama Martina, ora. E poi, credo che non voglia più sentirmi nominare sulla faccia della terra." sogghigno.
"Non dire così. Ci è stato male, è vero. Molto male. Sai, non te l'ho mai detto ma, subito dopo che tu te ne andasti, prese seriamente in conto l'idea di smettere di cantare, di abbandonare Il Volo."
"Stai scherzando?" chiedo scioccata.
Fa un cenno di negazione. "Era depresso, diceva che non ne valeva più la pena, se non c'eri tu."
Mi porto i palmi delle mani al viso. "Sono un disastro. Un totale disastro. Non ci saremmo mai dovuti incontrare io e lui. Ti giuro, mi sento uno schifo."
"Basta, smettila di dire queste cose. Ora sta bene, l'ha superato. Ma ti dico solo che certi amori non si dimenticano così facilmente. Anzi, non si dimenticano mai."
"Grazie Piero, sei un angelo." ci alziamo e io lo abbraccio forte, è unico.
"Io rientro in sala, vieni con me?"
"Ah, no, non preoccuparti, rimango qui un altro po' a prendere aria." lo rassicuro e mi lascia qui da sola, su questa meravigliosa terrazza in pietra bianca, dove in lontananza si scorge il mare. Appoggio i gomiti al cornicione e ammiro quello spettacolo della natura, con il sole che crea sfumature aranciate al suo lento calare. Avverto dei passi dietro di me, ma la mia mente è talmente immersa nei pensieri da non darci troppo peso.
"Gli hai detto sì?"
La sua voce.
Mi giro di scatto. È di fronte a me ora. "Da quando ci rivolgiamo di nuovo la parola io e te?" chiedo con un tono acido.
Scrolla le spalle, alza le mani in segno di resa. "Me ne vado, allora."
"Idiota, rimani." si riavvicina, mettendosi accanto a me. "Certo che sei proprio lo stesso di tre anni fa."
"Vorrei poter dire lo stesso di te, se ti avessi davvero conosciuta, tre anni fa."
Sbuffo rumorosamente. "Senti, non ho voglia di litigare, okay? E comunque, sappi che quella persona ero davvero io. Cambiava solo il mio nome, nient'altro. Del mio passato non te ne ho mai parlato, non puoi nemmeno accusarmi di averti mentito anche su quello. Non che ci sia mai stato questo granché di cui raccontare..."
Mi scruta attentamente. "Mi sembra di non averti mai conosciuta."
Faccio spallucce, torno a guardare il paesaggio. "Tanto, ormai..."
Ride nervosamente. "Certo, per te è facile, no?" lo guardo confusa, non capisco cosa intende. "Tanto, ormai..." scimmiotta ciò che ho appena detto.
"Che ti prende ora?" lo attacco con un tono più duro.
"È facile fregarsene del passato, vero? Beh, per te immagino di sì, ma il sottoscritto ti ha amata più di quanto abbia mai amato una persona nella vita, e ci sono stato male, male da fare schifo, anche perché non è roba da tutti i giorni scoprire che la persona che ami in realtà è talmente falsa e meschina da mentire persino sul suo nome!" dice tutto d'un fiato, in preda ad un attacco isterico.
"Mi hai rotto i coglioni, Gianluca! Tu non sai niente di quello che è successo, non sai niente di me, e questo tuo atteggiamento mi fa imbestialire! Cosa ne puoi sapere tu di cosa provavo realmente? Io avrò anche fatto i miei errori, ma tu smettila di dire cazzate." lo zittisco, rimaniamo entrambi in silenzio e con il fiatone per le sfuriate.
"Innamoratissima, eh? Ma fammi il piacere... talmente innamorata che ora ti sposi uno dei miei migliori amici." sghignazza.
"Gli ho detto no, va bene? Gli ho detto no! E lo sai perché? Perché io a Piero voglio un bene dell'anima, ma da tre anni ormai sono innamorata di totale cretino, è questa la mia fregatura!"
Mi accorgo di aver urlato fin troppo nel momento in cui noto la sua espressione spiazzata.
"Gli hai detto no?" impallidisce.
"Proprio così. Ma a questo punto meglio sola a vita, che illudere qualcuno che non amo."
Deglutisce rumorosamente e mantiene lo sguardo basso. "Mi hai amato davvero?"
"Essere una buona spia non equivale ad essere un buon attore. Forse è proprio per questo che ho fallito persino nel mio lavoro." racconto ciò sconsolata, con le lacrime agli occhi. "E comunque, sì, ti ho amato e ti amo ancora, pensa te che vita di merda."
Rimane in silenzio qualche istante, non sa cosa dire. "Sai, mi risulta davvero assurdo dirti quello che ti sto per dire, a te soprattutto, ma... io Martina non la amo. Non l'ho mai amata e mai l'amerò." confessa.
"Che?"
Annuisce. "Quando ci siamo conosciuti, la prima cosa che mi ha colpito di te è stata la tua saggezza, il tuo buon senso, il tuo carisma. Inizialmente non ti sopportavo, ti trovavo solo molto attraente. Poi capii che c'era altro oltre a quegli occhi marroni e a quel bel sorriso. Avevi un modo tutto tuo di vedere le cose, eri solare, sempre pronta a supportarmi in tutto e per tutto, anche quando ci odiavamo. Mi hai fatto innamorare dell'amore, della vita, delle piccole cose. E mi sono innamorato di te. Un amore che supera quello carnale, quello che, alla fin fine, è solo attrazione. Ho amato ogni singola cosa di te, ogni tuo punto debole e ogni tua forza. Ho capito che ti amavo davvero quando nel letto avvertivo la tua mancanza, quando non c'era nessuno a darmi il buongiorno e nessuno la buonanotte. L'ho capito quando, la prima volta che tornammo a cantare, in concerto, sentii che le parole che cantavo avevano perso senso. L'ho capito quando cercavo il tuo sguardo tra migliaia di persone, e non c'era. Mi sono sentito perso. Disorientato, come se avessi perso il mio punto di riferimento, o un motivo per continuare ad andare avanti. L'ho capito da quando tutto ha perso un senso, senza di te."
Caccio via una lacrima scesa, mi ha fatto davvero emozionare. "Gian, ti prego, ricominciamo tutto da capo."
Mi porge il suo fazzoletto, e nel frattempo ci pensa su, per poi accennare quel suo solito sorrisetto. "Scusi, ci conosciamo per caso?"
"Ma cos..." lo guardo confusa, ma poi capisco tutto e gli reggo il gioco. Mi spunta un sorriso imbarazzato. "Non credo."
"Piacere, Gianluca Ginoble." mi porge la mano.
Gliela stringo e per un attimo un brivido mi corre lungo la schiena. "Elisabetta. Elisabetta Neri."



"Di che parlano le mie due donne?" mio marito arriva in salotto, sedendosi accanto a noi sul divano.
"Chiara voleva farsi raccontare di nuovo la nostra storia."
"Ancora?" chiede, esasperato pure lui, sedendosi sul divano accanto a lei.
"Papà, e tu amavi mamma?" gli chiede nostra figlia.
Mi guarda e sorride. "Fin dal primo giorno che l'ho vista."
Ricambio il sorriso e arrossisco leggermente.
"Allora, finite le valigie? Domani finalmente si parte per Milano!"
"San Siro... chi l'avrebbe mai detto che Il Volo sarebbe arrivato a fare un tour negli stadi?" rido, ripensando a quando Torpedine l'annunciò a tutti quanti, nove mesi fa.
Ma soprattutto quando l'annunciò a me e Margherita. Già, quell'uomo è stato capace di riassumerci davvero come assistenti. Sotto i nostri veri nomi, questa volta.
"Io!" risponde con un tono ovvio, facendomi ridere ancora di più. Mi siedo accanto a lui, e stringe forte tra le sue braccia sia me che nostra figlia.
"Tu, io, Chiara: tutti e tre a San Siro con i nostri migliori amici, le nostre famiglie e ottantamila persone che cantano le canzoni de Il Volo... è un sogno."
"Beh... tutti e quattro." sussurro.
"Cosa?" mi chiede sbalordito.
"Quattro. Ho fatto il test stamattina. Sono incinta!"
"Oh mio Dio, tesoro, è meraviglioso!" esclama dalla gioia, abbracciandomi e riempiendomi di baci.
"Un nuovo membro della famiglia in arrivo?"
I suoi occhi brillano dalla commozione come i miei. Lo guardo e inizio già a scommettere su quanto nostro figlio assomiglierà a lui. Il suo sorriso, i suoi occhi, la sua timidezza, la sua nobiltà d'animo. Ma c'è ancora tempo per questo. E non ho voglia di correre.

"Sì, un piccolo Ginoble in arrivo."

Photograph || Il Volo Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora