Abbiamo aggiornato le nostre Linee Guida sul Contenuto.
Consulta le linee guida più recenti per continuare a condividere storie in sicurezza.

43.1

24 2 0
                                        

"Procede tutto
come imprevisto"

FREDERICK

Ci sono momenti in cui ti rendi conto che la felicità non fa rumore.
Non arriva annunciandosi, non ti chiede il permesso, non promette di restare. Semplicemente si siede accanto a te, magari indossando una tua maglietta troppo grande, con le gambe raccolte sul divano e il telefono tra le mani e improvvisamente ti accorgi che respiri di nuovo.

Sono passati tre giorni da quella baia.

Tre giorni.

Tre giorni da quando ho avuto la certezza di poterla perdere per l'ennesima volta.
Tre giorni da quando il terrore mi ha attraversato il corpo con una violenza che non credevo di poter provare ancora.
Tre giorni da quando l'ho stretta di nuovo tra le braccia.

Eppure, quando chiudo gli occhi, sono ancora lì.

Sento la sabbia sotto le dita.
Sento il rumore delle onde che si infrangono contro la scogliera.
Sento la sua voce quando mi ha detto «ti odio» e, nonostante quelle parole, il modo in cui mi ha stretto più forte.
Sento il battito del suo cuore contro il mio petto e soprattutto ricordo quella sensazione, quella di averla ritrovata.
Come se per un istante il mondo intero avesse smesso di girare e mi avesse concesso di riprendere fiato.

Adesso Margot è seduta sul divano del suo appartamento.
Indossa una mia maglietta che le arriva a metà coscia e ha i capelli raccolti distrattamente, con qualche ciocca che le cade sul viso. Sta leggendo qualcosa sul telefono con le sopracciglia leggermente aggrottate.
Io sono seduto dall'altra parte della stanza e la guardo.
La guardo da almeno dieci minuti, forse quindici o forse molto di più e come sempre non riesco a smettere.

Non perché ci sia qualcosa di particolare è semplicemente lei, ma è qui, con me. Sopratutto sa chi sono io e sa che siamo noi.
Ogni tanto mi sembra ancora impossibile.

Lei ricorda.
Lei non se ne è andata.
Non l'ho persa.

«Mi stai fissando di nuovo.» la sua voce mi raggiunge senza che sollevi gli occhi dallo schermo.

Sorrido, sa sempre quando la sto guardando.
«Sì.»

«Almeno potresti provare a fingere di non farlo.»

«Non ne vedo il motivo.» finalmente alza lo sguardo e mi perdo ancora una volta nei suoi occhi, per un secondo mi dimentico persino di respirare.

Quegli stessi occhi che qualche mese fa mi hanno guardato come se fossi un estraneo.
Quegli occhi che non mi riconoscevano.
Quegli occhi che mi hanno distrutto senza nemmeno sapere di farlo.
Adesso mi guardano con una calma diversa, c'è qualcosa di nuovo nel suo sguardo, qualcosa che non riesco ancora a spiegare completamente. Qualcosa che sa esattamente di casa.

«Sono passati tre giorni, Fred» dice, lasciando il telefono sulle gambe «E ancora mi guardi come se potessi sparire da un momento all'altro.»

Abbasso lo sguardo per qualche secondo colpevole dei miei stessi pensieri «Perché ho ancora paura che possa succedere.»

Il sorriso sul suo viso scompare appena, ma non voglio che si intristisca.
Mi alzo dal divano e mi avvicino a lei. Mi siedo sul tavolino di legno davanti alle sue gambe, abbastanza vicino da poterle prendere le mani.
Lei non si tira indietro anzi le sue dita si intrecciano subito alle mie.

«Non vado più da nessuna parte» sussurra.

La guardo e vorrei crederle senza riserve.
Vorrei riuscire a lasciarmi andare completamente ma ci sono paure che non ascoltano la ragione.
Paure che si sono costruite dentro di te, così lentamente, da diventare parte della tua struttura.

Little SecretLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora