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«A volte il cuore riconosce
prima ancora che la mente
riesca a capire perché.»

MARGOT

La notte qui ha qualcosa di irreale.
Durante il giorno ci sono medici che entrano ed escono, infermieri che controllano le flebo, visite, domande e voci che riempiono il silenzio.
Le visite di amici e parenti ma poi quando il sole tramonta tutto cambia.
I corridoi si svuotano, le luci diventano più soffuse e persino i rumori sembrano abbassarsi.

Rimangono soltanto il ronzio costante dei macchinari, il bip regolare del monitor accanto al letto e quel silenzio particolare che esiste solo negli ospedali, pesante a tratti quasi tetro.

Sono sveglia da un po', non riesco a dormire.

Ogni volta che chiudo gli occhi sento ancora quella strana sensazione, quel vuoto che mi pesa sul cuore come un macigno.
Quella pagina mancante che continua a tormentarmi.

Vorrei alzarmi, magari guardare le stelle e invece sono rilegata su questo letto.

Ho provato a ricostruire gli ultimi mesi decine di volte.
Alcuni ricordi sono nitidi, altri sembrano immersi nella nebbia e alcuni semplicemente sembrano non esistere.

Sospiro piano e mi volto appena verso la finestra.
Fuori è completamente buio, le luci della città brillano in lontananza e mi sento chiusa in una gabbia.

Nonostante la visita di Alexa e Cam niente sembra andare meglio, nel pomeriggio è passata di nuovo mia madre ma mi sento impotente e la cosa sta diventato insopportabile.

Per qualche secondo mi perdo oltre la vetrata, poi sento il rumore della porta e la mia testa si gira automaticamente.
Penso sia un'infermiera o qualcuno di simile e invece la figura che compare sulla soglia mi sorprende.

«Jason?» lui rimane fermo per qualche secondo.
Le mani infilate nelle tasche della giacca di pelle e gli occhi puntati su di me.

Qualcosa sul suo viso cambia immediatamente quando capisce che sono sveglia.
Sollievo? Felicità? Paura?
Non riesco a capirlo.

«Ehy»
La sua voce è più bassa di come la ricordavo.
Guardandolo bene nella penombra sembra avere un alone sotto un occhio, un livido che sta guarendo forse? Lascio cadere questo dettaglio senza prestarci troppa attenzione.

Mi ritrovo a sorridere senza nemmeno farci caso, avere qualcuno con cui parlare fa sempre piacere.
«Non pensavo ti avrebbero lasciato entrare a quest'ora.»

«Nemmeno io.» un angolo della sua bocca si solleva appena «Ma a quanto pare sono più convincente di quanto credessi.»

Scoppio a ridere o almeno ci provo, la schiena protesta immediatamente.
«Ahi.» mi esce un piccolo lamento che non riesco a fermare mentre torno alla mia solita posizione comoda.

«Non farlo.»
Jason si avvicina subito al letto con fare preoccupato.

«Fare cosa?»

«Ridire, se ti fa così male»

«Allora smetti di dire cose stupide.»
Per la prima volta da quando è entrato lo vedo rilassarsi leggermente.

Prende posto sulla sedia accanto al letto.
Mi osserva in silenzio, troppo a lungo. Sembrano tutti aver perso le parole non appena entrano qui.

«Che c'è?» cantileno mentre mi stiracchio delicatamente.

Lui abbassa lo sguardo.
«Niente.»

«Bugiardo.»

Jason sospira.
«Mi hai fatto prendere un colpo Mar, penso tu l'abbia fatto prendere a tutti...»

La leggerezza sparisce dalla stanza, mentre resto a guardarlo.
Perché improvvisamente capisco che non sta scherzando, abbasso gli occhi sulle lenzuola, incapace di dire altro.
«Creare problemi mi riesce sempre facile»

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