«Ci sono momenti in cui la felicità
dura pochi secondi.
Abbastanza da ricordarti
cosa stai rischiando di perdere.»
FREDERICK
Mi sveglio prima di lei, gli occhi ancora chiusi, immerso nel silenzio ovattato della stanza.
È il primo risveglio sereno dopo notti infinite di veglia e tormento. Il suo respiro lento e regolare accanto a me mi strappa un sorriso inconsapevole, come se il mio corpo ricordasse cosa significhi averla vicina.
Quando finalmente sollevo le palpebre, la trovo esattamente come l'avevo lasciata: rannicchiata sul fianco, i capelli scuri sparsi sul cuscino come inchiostro versato e una mano infilata sotto la guancia.
Mi sembra una bambina con l'espressione del viso distesa, quasi serena, completamente diversa dalla tensione di ieri sera.
Per una volta non penso all'incidente, non penso all'amnesia, non penso a Jason, né al vuoto che mi sta divorando da giorni.
Penso solo a lei.
Alla ragazza che amo.
Alla ragazza che dorme accanto a me come se il mondo non fosse andato in frantumi.
La osservo a lungo, imprimendomi ogni dettaglio nella memoria: la curva della guancia, la linea delicata del naso, le ciglia che sfiorano la pelle e le labbra leggermente socchiuse. Il sole del mattino filtra dalle tende, le accarezza il viso e io sento un nodo stringersi in gola.
Mi era mancato tutto questo.
Terribilmente.
Mi sporgo verso di lei, quasi senza volerlo.
Il suo profumo mi avvolge, così dolce, così familiare e per un istante il tempo si piega su se stesso.
Torno indietro, prima dell'incidente, prima del caos ma sopratutto prima della paura.
La distanza tra noi svanisce.
Le sfioro i capelli, poi la pelle calda del collo e poso un bacio leggerissimo appena sotto l'orecchio.
Un gesto istintivo, naturale, come gliene ho lasciati centinaia.
Solo dopo il contatto delle labbra sulla sua pelle la realtà mi colpisce come una lama gelida.
Margot non ricorda.
Mi irrigidisco di colpo e il cuore precipita nel buco nero in cui è chiuso da giorni.
Lei non ha scelto questo momento. Non ha scelto me. Non ancora.
Mi allontano di scatto, il petto pesante, mentre una sensazione di colpa vischiosa mi si attorciglia dentro.
Lei però non si muove. Continua a dormire, ignara e serena. La guardo ancora qualche secondo, combattuto tra il desiderio di tornare accanto a lei e la consapevolezza che non posso. Non così.
Me ne devo andare. Devo imparare anch'io a ricordarmi che le cose sono cambiate.
Almeno per ora. Sbuffo e esco dalla stanza lanciandole un ultima occhiata.
Anche se fa male la lascio dormire e con una fatica enorme torno alla normalità...
Un paio d'ore dopo la villa è già piena di vita, incurante del mio senso di malessere.
Caroline controlla che Margot abbia preso le medicine, Corinne prepara il caffè mentre io sto già finendo la mia seconda tazza quando il campanello suona.
«Deve essere il fisioterapista.»
La voce di Caroline arriva dalla cucina.
Margot alza immediatamente la testa dal divano con l'entusiasmo che esce da ogni poro, cosa che mi irrita più di quanto dovrebbe.
«Finalmente» esclama felice.
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Little Secret
RomanceMargot è stata delusa dall'amore e dalla vita. Ha eretto un muro che l'ha resa fredda e insensibile agli occhi degli altri, sa che le sue debolezze vanno nascoste. Odia ormai il mondo intero ma quando viene costretta a vivere nella stessa casa di Fr...
