"Non si può amare
e restare fermi"
FREDERICK
Il giardino respira ancora di tensione quando Jessica si allontana, il suo abito scintilla come una minaccia che non ha avuto il coraggio di sferrare del tutto.
Ma io con tante cosa che potevo fare, dovevo scegliere proprio lei per cercare di dimenticare? Sono un coglione.
Guardo Margot, la guardo davvero, attentamente. Cercando di capire tutto quello che non mi dice.
È ferma, il petto che si alza e si abbassa un po' troppo in fretta, le mani ora sono strette lungo i fianchi come se stesse ancora decidendo se stringere i pugni o lasciarli aperti.
Ha gli occhi lucidi, ma non di lacrime bensì di fuoco.
Di quella rabbia pulita che esce solo quando hai finito di incassare e inizi a restituire.
Le poso una mano alla base della schiena, proprio lì dove la pelle è nuda e calda. È il mio posto ormai, lo sento suo quanto mio.
«Stai bene?» le chiedo ancora, piano, mentre la invito a camminare; anche se conosco già la risposta.
Lei annuisce, breve. «Sto bene. Sono solo...stanca di dover dimostrare qualcosa ogni volta.»
Le sfioro la guancia con le nocche. «Non devi dimostrare niente a nessuno. Men che meno a lei.»
Margot alza lo sguardo su di me. C'è ancora adrenalina lì dentro, ma anche qualcos'altro. Una specie di sollievo feroce. Come se avesse appena buttato giù un muro che portava da troppo tempo.
«Andiamo a cercare gli altri?» propongo.
Annuisce di nuovo, questa volta più morbida.
Ci mettiamo qualche minuto a individuarli. Alexa e Luke sono appoggiati alla balaustra che dà sulla baia, lei con un calice in mano ormai quasi vuoto, lui con la cravatta allentata e l'aria di chi sta già pensando alla
prossima cosa da fare. Non siamo mai stati tipi da queste feste.
Quando ci vedono arrivare, Alexa spalanca gli occhi.
«Oh mio Dio, ho sentito il gelo da qui. Cos'è successo?»
Margot sbuffa una risata breve, nervosa. «Jessica ha aperto bocca e l'ha pure usata male come al solito»
Alexa spalanca la bocca per poi lasciare il bicchiere a Luke. «Vuoi che le parli io?»
«No» rispondiamo in coro, io e Margot.
Scoppia a ridere scuotendo la testa, riprendendo possesso del suo bicchiere per finire quel goccio di champagne che era rimasto. «Perfetto. Siete ufficialmente disgustosamente sincronizzati. Mi fate schifo.»
Margot le tira una gomitata leggera. «Tu dove eri finita? Ti ho cercata prima.»
«A litigare con un cameriere perché il prosecco non era abbastanza freddo» risponde lei senza battere ciglio.«Priorità.»
Luke alza gli occhi al cielo, ma sorride tradendo tutto l'affetto che prova per lei. Simili nell'aspetto ma completamente diversi eppure così complementari.
Parliamo ancora qualche minuto di cose leggere, battute, tentativi di far scendere l'adrenalina. Funziona a metà. Sento ancora il battito di Margot accelerato quando le sfioro il polso.
Poi la musica cambia e un lento di diffonde intorno a noi. Uno di quelli che sembrano scritti apposta per far smettere il mondo di girare troppo forte.
Guardo Margot sperando che non rifiuti
«Balla con me.» le dico piano.
Non è una domanda, non lo è mai tra noi.
Lei esita solo mezzo secondo, poi mi tende la mano così la porto in pista con calma. Oltre a noi solo poche coppie si muovono piano sotto le luci calde dei candelabri e il riflesso della baia.
La stringo a me, una mano sulla sua schiena nuda, l'altra che tiene la sua contro il mio petto.
Respira contro il mio collo facendomi ardere di un desiderio così profondo, quasi viscerale di lei.
Sento il suo cuore che sbatte ancora veloce, ma sta rallentando, si sta lasciando andare.
Ora finalmente possiamo essere noi, in qualsiasi momento vogliamo. Non dobbiamo più nasconderci e non c'è cosa che aspettavo più di questo.
Non c'è più il resto del mondo. Solo questo spazio preciso tra noi, che si restringe fino a diventare tutto.
Le parlo piano, le labbra vicino al suo orecchio.
«Lo sai che non mi importa di niente di tutto questo, vero?»
Lei alza la testa quel tanto che basta per guardarmi.
«Di cosa?»
«Di loro. Di quello che dicono. Di quello che pensano. Di Jessica, del passato, delle chiacchiere, degli sguardi. Non mi importa.»
Margot deglutisce e continua io continuo con la voce ancora un po' più bassa, più intima.
«Mi importa solo di te. Di questa versione di te. Quella che si sveglia la mattina e sorride alla luce di Miami. Quella che litiga con me per il caffè troppo amaro e poi lo beve lo stesso. Quella che ha appena guardato una donna che la odia dritto negli occhi e le ha detto "non sono un errore".»
Le sfioro la tempia con le labbra.
«Quella piccola stronzetta che mi fa perdere la testa da mesi e non ha nessuna intenzione di smettere.»
Sento il suo respiro spezzarsi.
Io l'amo con tutto me stesso.
«Fred...»
La stringo più forte, quasi per impedirle di scappare da quello che sto per dirle.
«Ti amo.»
Le parole escono senza sforzo, senza la minima esitazione.
Il mondo intorno a noi continua a muoversi, ma diventa lontano. Ovattato.
Non c'è bisogno di aggiungere altro. Non c'è bisogno di promesse eterne o discorsi da film. Solo quelle due parole, dette qui, ora, mentre ci muoviamo piano sotto le stelle e le luci calde.
Margot si ferma, alza gli occhi su di me, lucidi e immensi.
Per un attimo credo che stia per dire qualcosa di ironico, di sfuggente o qualunque cosa la tiri fuori da questa situazione così seria e invece mi sorprende.
Si solleva appena sulle punte e mi bacia.
Le sue labbra trovano le mie senza chiedere permesso, con una fame che mi attraversa il petto e mi stringe la gola. Non c'è delicatezza studiata, non c'è esitazione. È un bacio che brucia, che prende, che pretende.
Le sue dita si aggrappano alla mia giacca, tirandomi più vicino, come se non fosse abbastanza, come se volesse annullare ogni distanza possibile tra noi. Rispondo senza pensarci, una mano che sale lungo la sua schiena, l'altra che le stringe il fianco, trattenendola come se potesse davvero sparire.
Il mondo fuori non esiste più.
C'è solo il modo in cui si incastra perfettamente contro di me. Il modo in cui il suo respiro si mescola al mio ed il modo in cui quel bacio non è solo un bacio, ma una scelta violenta, definitiva.
È come se ci stessimo dicendo tutto quello che non abbiamo mai avuto il coraggio di dire.
È rabbia trattenuta. È desiderio. È paura che si trasforma in qualcosa di più grande.
È noi.
Quando si stacca, non lo fa davvero.
Resta lì.
A un respiro da me, le labbra ancora troppo vicine, come se bastasse un millimetro per ricominciare. La sua fronte si appoggia alla mia e per la prima volta la sento cedere davvero. Non come una resa debole, ma come una resa scelta.
I suoi occhi cercano i miei ancora una volta, senza scappare e senza la minima esitazione.
«Ti amo anch'io» sussurra.
La sua voce è bassa, quasi spezzata, ma non fragile. È piena, è reale e pericolosamente vera.
All'improvviso dentro di me qualcosa si sistema.
Non si placa. Non si calma.
Si allinea definitamente.
Come se tutto quello che è successo prima, ogni scontro, ogni silenzio, ogni distanza, avesse portato esattamente qui. A questo punto preciso in cui non c'è più niente da nascondere.
La guardo, la tengo stretta a me e sorrido.
E so, con una certezza che non ho mai avuto per niente nella mia vita, che non importa cosa succederà dopo. Non importa quanto sarà complicato, quanto farà male, quanto dovremo combattere.
Noi non ce ne andremo. Non perché sia facile ma perché lo scegliamo.
Insieme.
Sempre per scelta.
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Little Secret
RomanceMargot è stata delusa dall'amore e dalla vita. Ha eretto un muro che l'ha resa fredda e insensibile agli occhi degli altri, sa che le sue debolezze vanno nascoste. Odia ormai il mondo intero ma quando viene costretta a vivere nella stessa casa di Fr...
