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"I ricordi non tornano mai in ordine.
Arrivano come tempeste improvvise"

MARGOT

La cena di qualche giorno fa mi ha dimostrato che posso tornare a fare cose normali e a sentirmi un tantino meglio.
Anche se la mia normalità ora è diventata un'altra: le sedute di fisioterapia, le visite degli amici, le chiacchierate leggere con mia madre e le occhiate di Frederick che diventano ogni giorno più intense e difficili da ignorare.

Una nuova routine che cerco di indossare come un vestito troppo stretto perché quel qualcosa continua a tormentarmi.
È una sensazione sottile, insistente come un rumore di sottofondo che non riesco a identificare.

Per questo, quando Alexa propone una festa, finisco per accettare.
Forse perché ho bisogno di sentirmi una ragazza veramente normale, forse ho bisogno di smettere di pensare oppure perché ho semplicemente bisogno di vivere.

Il mio cuore batte forte mentre mi guardo un'ultima volta allo specchio prima di uscire dalla camera. Ho scelto un outfit che urla oscurità e potere, ma che resta comodo abbastanza da non tradirmi. Il corsetto nero di pelle e pizzo è stretto sul busto, allacciato sul davanti con lacci sottili che spingono il seno verso l'alto e segnano la vita in modo quasi brutale. La pelle fredda aderisce perfettamente al mio busto, lasciando scoperti i tatuaggi che si arrampicano sulle costole e sulle spalle.

Mi é sempre piaciuto essere guardata.

Sotto, una gonna corta e abbastanza stretta anche lei di pelle nera lucida che mi fascia i fianchi e le cosce come una seconda pelle.
Ha uno spacco sul lato, quanto basta per muovermi ma ogni passo fa aderire il tessuto alle mie curve in modo sfacciato. Ai piedi, i miei anfibi neri, con la suola spessa che mi dà stabilità e quell'alone ribelle che adoro.

La paura di sembrare goffa, instabile, giudicata da tutti...non se n'è ancora andata del tutto.
Esco dalla stanza cercando di sembrare sicura di me come al solito, anche se dentro ho questa strana inquietudine che non mi lascia respirare come vorrei.

Frederick è lì, immobile nel salone, con la camicia nera e i jeans del medesimo colore che gli calzano come se fosse un'ombra vivente. Quando mi vede, il suo sguardo si oscura all'istante. I suoi occhi scivolano su di me con una lentezza...strana.
Mi fermo un istante con le guance in fiamme.
Sembro troppo? Troppo esposta? E se camminassi male con questa gonna così stretta?
Perché diavolo mi guarda così? E perché cazzo mi piace così tanto?

Ora voglio solo che non smetta mai.

Tiene la mascella tesa e le mani chiuse a pugno lungo i fianchi come se si stesse trattenendo...dal saltarmi addosso, possibile?

«Cazzo...» mormora infine, la voce bassa e roca, quasi fosse un ringhio. Si avvicina lentamente, ogni passo riduce la distanza tra noi e sembra che non lo faccia solo con quella fisica. Si schiarisce la gola quando arriva ad un solo, singolo passo da me. «Stai benissimo»

«Grazie» riesco solo a dire prima di abbassare gli occhi e cercare di abbassare inutilmente il bordo della gonna.

«Dai andiamo» annuisco e lo seguo fino alla sua Jeep, in religioso silenzio, stranamente in imbarazzo sotto al suo sguardo.

Dopo qualche attimo di silenzio mi decido a esprimere i miei pensieri prima che mi facciano impazzire.
«Ho paura di sembra instabile e che si noti...tutto» sbuffo incrociando le braccia al petto. Odio sentirmi così insicura, non lo sono mai stata e questo mi pesa più del resto.

«Mar sei perfetta» mi dice portando la mano sul cambio senza staccare gli occhi dalla strada «Si nota tutto tranne la tua instabilità che non c'è, devi stare tranquilla» la sua mano si alza appena e poi torna al suo posto sul cambio, ma io noto la sua espressione cambiare appena come se avesse voluto fare altro ma si fosse trattenuto...
Probabilmente sono solo le mie impressioni che sta sera mi tradiscono più del solito.

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