Ashton's pov
La stanza è buia, illuminata solo dal tremolio irregolare di quattro candele consumate che sputano fumo nero verso il soffitto basso.
Le mura sono fatte di pietra grezza, umida, come se da anni nessuno si fosse più preoccupato di ripulire ciò che marcisce.
L'odore è un miscuglio di metallo, sangue e muffa.
Perfetto.
Esattamente il tipo di posto in cui la guerra dovrebbe nascere.
Mi passo una mano tra i capelli, duro, lento, come se stessi limando la pazienza che mi rimane.
Davanti a me, seduti attorno a un lungo tavolo di legno scuro, ci sono i miei uomini: Michael, Calum e altri cinque vampiri che Harry non ha ancora avuto il piacere di massacrare.
La mia mascella stringe, e un brivido di odio mi attraversa la spina dorsale.
«Styles sta marcendo,» dico, riprendendo il discorso da dove avevo lasciato.
La mia voce riecheggia nella stanza come un colpo secco di frusta.
«E anche se adesso crede di avere tutto sotto controllo... non ha idea del cazzo di inferno che gli stiamo preparando.»
Calum abbassa lo sguardo.
Ricorda bene come Harry gli abbia quasi spezzato la colonna vertebrale tre notti fa.
Michael, invece, stringe i pugni, le nocche che diventano ancora più bianche di come sono già.
«Ha distrutto tutto, Ashton,» ringhia Michael.
«Ha ridotto Fred in pezzi. Ha fratturato me, ha quasi strangolato te...»
«Perché è un bambino,» ribatto, calmo, glaciale.
«Un bambino che gioca a fare il mostro.»
Appoggio le mani sul tavolo.
Le dita si aprono lentamente, come artigli.
«Adesso basta. Adesso giochiamo noi.»
Uno dei vampiri più giovani, Ezra, si sporge avanti.
Ha gli occhi accesi di un fanatismo cieco.
«Quando cominciamo?»
Io sorrido.
È il tipo di sorriso che, se lo vedesse un mortale, lo farebbe inginocchiare e pregare per una morte veloce.
«Cominciamo?» ripeto, assaporando la parola sulla lingua.
«La guerra è già iniziata. È iniziata quando Styles ha provato a fare l'eroe. È iniziata quando ha osato sfidarci. È iniziata quando ha pensato di poter proteggere un'umana come se valesse qualcosa. È cominciata.. quando si è innamorato della figlia di Nathan.»
Un brusio divaga tra di loro. Sento sorpresa, pena. Toni schifati.
Faccio una pausa.
Mi piace lasciarli in sospeso, vedere nei loro occhi la scintilla dell'attesa, il desiderio rovente di distruggere tutto.
«E il bello,» continuo, «è che loro non se ne sono ancora accorti.»
Ci sono risate soffocate, ringhi controllati.
La stanza respira con noi.
Mi volto verso l'angolo più buio della cantina, dove una prigione speciale è in attesa solo del prigioniero giusto.
Il buio è simbolico, un altare di tenebra dedicato a ciò che vogliamo ottenere.
E la creatura che vogliamo non è qui.
È lontana.
Nella loro casetta di New York, protetto come un bambino malato dalla famiglia Styles.
«Louis Tomlinson,» dico, lasciando che il suo nome si diffonda nella stanza come veleno.
«Loro credono di poterlo tenere sotto controllo. Credono che basti tenerlo chiuso nelle loro mura per impedirgli di diventare ciò che è destinato a essere.»
Apro le mani, come se stessi presentando un dono oscuro.
«Un tempo era solo un vampiro giovane. Buono, addestrato, disciplinato...»
Sputo l'ultima parola. «Obbediente.»
Calum distoglie lo sguardo, come se ricordare Louis gli provocasse disagio.
«Poi è arrivata Trisha,» dico, pronunciando quel nome con un rispetto distorto, bruciante.
«La sorella di Nathan. La donna che la morte ha rifiutato troppe volte perché persino l'inferno non sapeva dove metterla.»
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The dark in the light | |H.S.| |
FanfictionMentre lei spegne le candeline e cresce, io resto immobile nel tempo: stesso corpo, stesso volto, stessa voce. Solo l'anima, silenziosa, invecchia. - Harry Styles 1* in #5sos - 06/12/2025 7* in #onedirection - 14/01/2026
