Alex's POV
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«Mamma, che prepari oggi?» chiedo, con la voce ancora un po' impastata dal sonno, mentre mi arrampico sullo sgabello della cucina. È troppo alto per me e le gambe penzolano a mezz'aria.
Lei si volta, un sorriso che sa di casa e di sicurezza. «Spaghetti.» La parola mi arriva accompagnata dal rumore dell'acqua che bolle. Si china, mi prende in braccio con facilità e mi sistema su una sedia, più stabile. Mi lascia un bacio leggero sulla guancia. Rido, il suono breve e innocente rimbalza tra le pareti della cucina.
All'improvviso, la porta d'ingresso sbatte con un tonfo secco. Il rumore mi trafigge, il cuore mi salta in gola. Mi porto le mani alla bocca, occhi spalancati.
La voce di mamma si abbassa, è un sussurro urgente contro il mio orecchio. «È tuo padre... corri in camera.»
Non chiedo spiegazioni. Scivolo giù dalla sedia e corro su per le scale, i piedi che picchiano sul legno. Entro in camera e chiudo la porta il più piano possibile, trattenendo il respiro. Poi, senza pensarci, mi infilo nell'armadio: il mio rifugio segreto, il posto dove mi nascondo ogni volta che loro litigano.
Il pavimento vibra sotto passi pesanti, cadenzati. L'aria cambia.
«Dov'è?!» La voce di mio padre è un ruggito, e la porta si spalanca di colpo. Mi rannicchio ancora di più, ginocchia strette al petto, le mani che premono forte sulle orecchie. Lacrime silenziose mi scivolano sulle guance. Che ho fatto stavolta?
«Lasciala stare, Nathan!» urla mamma, ma la sua voce trema.
La luce entra di colpo: l'anta dell'armadio viene spalancata con uno strappo. Prima che possa reagire, sento una mano afferrarmi per i capelli e strattonarmi fuori. Urlo, le gambe che scalpitano nel vuoto. Poi... nero.
Il buio si dissolve piano, sostituito dall'immagine di mamma. È seduta accanto a me, il viso stanco, gli occhi rossi. Sono sdraiata su un letto troppo grande, le coperte che sanno di polvere.
«Tesoro...» La sua mano mi accarezza la guancia, il tocco è lieve ma disperato. Con gesti veloci mi scioglie le mani dalle corde e mi aiuta a infilare i vestiti.
«Mamma... cos'è successo?» chiedo, la voce spezzata, un singhiozzo che mi graffia la gola.
Lei non risponde.
«Mamma?» ripeto, un filo di paura che mi stringe lo stomaco.
E allora, davanti ai miei occhi, lei svanisce. Letteralmente. Come se fosse fatta di fumo, dissolvendosi in aria. Il suo posto viene preso da un muro... quel muro. Sporco di sangue.
Una voce, gelida e familiare, si insinua nella mia mente. Ci vediamo presto.
«No!» urlo, cado in ginocchio. «No! No!»
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«Alex,» Un'altra voce, diversa, forte, che mi strattona fuori da quel vortice. «Svegliati! È solo un sogno.»
Sento una mano che mi accarezza i capelli con movimenti lenti, quasi timorosi.
Apro gli occhi di scatto. Il respiro è irregolare, il cuore mi batte così forte che penso possa uscire dal petto. Harry è lì, piegato su di me, il volto teso, lo sguardo carico di una preoccupazione che non finge.
La mia mano si solleva tremante, per toccarlo, per assicurarmi che sia reale. Lui la afferra delicatamente e, senza distogliere lo sguardo dai miei occhi, me la porta alla propria guancia. È fredda, incredibilmente fredda, e per un attimo la realtà torna a mettersi a fuoco.
«Era un sogno... tranquilla.» La voce di Harry si abbassa fino quasi a diventare un respiro. Mentre parla, con i polpastrelli dell'altra mano mi asciuga piano una lacrima che si era incastrata proprio all'angolo dell'occhio. Il tocco è leggero, ma mi fa vibrare la pelle come se fosse elettricità.
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The dark in the light | |H.S.| |
FanfictionMentre lei spegne le candeline e cresce, io resto immobile nel tempo: stesso corpo, stesso volto, stessa voce. Solo l'anima, silenziosa, invecchia. - Harry Styles 1* in #5sos - 06/12/2025 3* in #onedirection - 23/07/2026
