Harry's Pov
La macchina scivola lungo il viale con un ronzio basso. Le mani mi sudano sul volante anche se fuori fa freddo: non per il clima, per quello che potrebbe succedere. Non voglio che Alex sappia tutta la verità. Non ancora. Se parla di suo padre, se parla di come è stata ferita, per forza arriverà a me, alla mia famiglia, a quello che sono. E io non sono pronto a vederla allontanarsi per paura. Non voglio che mi chiami mostro. Non oggi. Non mai.
La strada scorre monotona e io cerco di sembrare calmo, ma l'attenzione è tutta rivolta a lei, ai suoi occhi nello specchietto. Li guardo ogni tanto con la coda dell'occhio, cerco un segnale, una decisione già presa. Lei rimane silenziosa, il profilo rigato dalla luce che filtra dal finestrino.
«Ti senti ancora convinta?» sfoglio la domanda come si sfoglia una cartina geografica: attendo la risposta, evitando di voltare completamente la testa.
Lei sospira, e la voce è quasi un soffio. «In verità... no.» Guarda fuori, come se il mondo potesse darle la risposta.
Io rallento, cambio marcia senza fretta, il motore si addormenta un attimo sotto le mie dita. «Che ne dici di rimandare?» provo a proporre, guardandola per qualche secondo e poi tornando a fissare la strada davanti a noi.
La vedo annuire appena. La sua bocca è tesa: la resa è un sottile filo sugli angoli. Non mi piace quando lo vedo: la sconfitta le pesa addosso come un mantello.
«Perché non vuoi che io lo sappia?» domanda, la voce incespicante verso una curiosità che teme la risposta. I suoi occhi si posano sulle Vans, sulle stringhe consumate.
La domanda mi sorprende, mi sbatte in faccia la mia stessa codardia. Non ho preparato una risposta; non esiste una frase che riesca a rassicurarla davvero. Balbetto, cercando il ritmo giusto. «Non... non credo che tu sia pronta.» La mia voce fa fatica a trovare il tono giusto, cambio di corsia con la mano che trema appena.
Lei fa un piccolo movimento, sposta una ciocca dietro l'orecchio con quel gesto timido che mi scioglie il cuore. «Harry, ho un problema,» dice, e come fosse niente aggiunge: «Non ho il cellulare con me. È rimasto a casa di mio padre.»
La parola «padre» è una detonazione nel petto. In un lampo la rabbia mi risale come vino caldo. Svolto a destra prima ancora di pensarci: «Allora facciamo una piccola tappa lì.» La mia voce è troppo controllata.
Il viale di case basse ci passa accanto, pettinato da giardini curati e scale stanche. Le facciate familiari dicono che conosciamo il posto, che non siamo stranieri. Ma ogni passo verso quella porta bianca esplode nella mia testa come un ricordo troppo chiaro: il corpo di Nathan, la macchia sul pavimento, la scritta. Non posso permettermi di sprofondare in quella memoria. Devo restare lucido. Devo proteggere Alex, anche da quello che so.
Parcheggio con un colpo secco. Lei abbassa gli occhi, il controllo vacilla, e vorrei scacciare via la sua tristezza con un gesto banale. Allungo la mano e le sfioro la guancia con il pollice. È calda. «Stai qui, vado io dentro,» dico, cercando di far suonare la voce gentile.
Lei tira la manica della mia felpa giù, cercando di riavvolgersi nel tessuto. Sembra che le dia una protezione fisica che io non so darle con le parole. Mi sembra incredibile che abbia sopportato tutto quell'orrore senza mai chiedere aiuto. È una cosa di cui non riesco ancora a fare i conti.
Chiudo la portiera con un tonfo e l'aria fredda mi prende in pieno: l'odore di strada bagnata, fiori dimenticati, e, sotto tutto, quell'aroma metallico che non voglio trovare. La porta di legno laccata è socchiusa, un invito o una trappola, non lo so.
Entro e l'odore mi colpisce subito: sangue, sporco e detergente. La cucina è una fotografia inchiodata al tempo: la scritta sul muro c'è ancora, il tovagliolo abbandonato sul tavolo, la pozza sul pavimento. Ma qualcosa non quadra. Il liquido al centro della chiazza non ha il riflesso naturale del sangue vivo: è scuro, quasi nero, la consistenza sbagliata. Il colpo allo stomaco è una rivelazione improvvisa: non è sangue vero. Il rosso che aveva sporcato la scena era stato ritoccato, colorato, messo in scena. Il rumore delle ossa? Finto. Il dolore? Finto.
La rabbia mi esplode dentro. Il muro sotto il mio pugno si sgretola come polvere sotto l'impatto. Non me ne vergogno: i muscoli mi tremano, devo sfogare la bile che sale. Respiro piano, come mi hanno insegnato da ragazzo: inspirare, trattenere, espirare. Ma non riesco a calmarmi del tutto.
Faccio un passo indietro, stringo i pugni fino a sentire le nocche ronzare, e riprometto a me stesso quel che ho detto: le peggiori torture, la vendetta. Qualcosa dentro di me si scioglie in quella determinazione: non so ancora come, ma so che lo farò. Per lei. Per tutto ciò che è stato rubato.
Esco dalla cucina con la sensazione che il mondo fuori sia già cambiato. Il sangue finto non cancella la sofferenza. Ma stanotte, io non cederò al vuoto. Stanotte, prometto che farò pagare chi ha recitato quella messinscena. E se dovrò mostrarle un lato di me che teme, lo farò solo quando sarò certo che lei saprà scegliere.
Salgo le scale lentamente, ogni passo che faccio scricchiola come se la casa volesse avvertirmi di non andare oltre. Ma non riesco a fermarmi. L'odore di muffa e vecchio sangue è più forte qui, intrappolato tra le pareti. Lo riconosco subito: è suo. È il sangue di Alex, anche se ormai è vecchio, secco, invisibile agli occhi umani.
Per me no.
Per me brilla come un graffio di luce sulla pelle del buio.
Appoggio la mano sulla maniglia fredda della porta e la spingo piano, cercando di non fare rumore. Il legno geme, e un soffio d'aria stantia mi investe.
La stanza è esattamente come me l'ero immaginata, ma peggiore.
Tutto è spento, grigio, come se anche le pareti avessero imparato a trattenere il respiro per non ricordare. Il letto è disfatto, le lenzuola sono tirate solo da un lato, l'altro è arricciato come se qualcuno si fosse dimenato per scappare.
Poi le vedo.
Due cinghie di cuoio, una ai piedi e una alla testata. Rovinate, screpolate, ma ancora chiuse. Mi si stringe lo stomaco, non perché provo disgusto, ma per la rabbia. Quell'uomo non merita neanche il respiro che gli rimane.
Mi avvicino, passo una mano sul lenzuolo. È ruvido, impregnato di odore umano, di paura. Il terrore ha un profumo preciso: ferro, lacrime e pelle bruciata dal pianto.
Mi inginocchio accanto al letto e chiudo per un istante gli occhi.
Un'eco sottile, come un sussurro, attraversa la stanza. Non è un suono vero, è una vibrazione che solo noi percepiamo. È la traccia dell'anima di chi ha sofferto.
Alex.
Sento la sua voce nei muri, nei graffi del pavimento. La sento respirare ancora in questa stanza maledetta.
È solo un'illusione, ma mi basta. Mi basta per capire quanto deve aver urlato senza che nessuno la sentisse.
Apro gli occhi.
Le mie pupille si dilatano e per un attimo tutto cambia colore: vedo i segni che un umano non vedrebbe mai. Tracce luminose, come vene di luce azzurra sulle pareti, dove il suo dolore ha colpito più forte. Ogni linea è un ricordo, un colpo, una notte di paura.
E al centro, sul muro accanto al letto, c'è un'impronta quasi invisibile: la sua mano, piccola, tremante.
La sfioro con le dita e giuro, a me stesso e a tutto ciò che mi resta di umano, che nessuno la toccherà mai più.
Mi alzo lentamente, cercando di non guardare più le cinghie. Ma il suono del cuoio che si tende mi segue anche mentre chiudo la porta.
La casa resta in silenzio.
Solo il mio respiro, basso e controllato, rompe per un momento la quiete.
Poi smetto anche di respirare.
La rabbia è tornata, ma non la lascerò esplodere. Non ora.
Perché quella rabbia mi serve. Mi serve per vendicarla.
Esco nel corridoio e guardo un'ultima volta la porta chiusa.
Sembra una porta qualunque, ma io so la verità: dietro c'è tutto ciò che l'ha spezzata.
E giuro, su tutto quello che ho dentro, che lo stesso dolore non toccherà mai più Alex.
Commento del passato (2014): Salve ragazze :) allora come vi pare questo capitolo? vi piace la storia? lasciate qualche commento per farmi sapere :)
Volevo informarvi che gli aggiornamenti non saranno più ogni giorno, ma ogni tre giorni a causa della scuola, mi dispiace ma sono all'ultimo anno ed ho gli esami, quindi devo studiare :(
Farò il possibile per aggiornare al più presto.
Ciau a tutti :)
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The dark in the light | |H.S.| |
FanfikceMentre lei spegne le candeline e cresce, io resto immobile nel tempo: stesso corpo, stesso volto, stessa voce. Solo l'anima, silenziosa, invecchia. - Harry Styles 1* in #5sos - 06/12/2025 3* in #onedirection - 23/07/2026
