Salgo le scale quasi in automatico, come se i miei piedi sapessero già dove andare mentre la mia testa è ancora giù, in salotto, con urla, ringhi, odore di rabbia trattenuta e parole troppo grandi per stare in una casa sola.
Ogni gradino scricchiola appena, un suono sottile che mi riporta per un secondo in un luogo diverso, la casa di mio padre, le scale che evitavo di fare rumore per non svegliarlo e devo forzarmi a ricordare che qui è diverso, che qui sopra nessuno mi urlerà contro solo perché respiro.
Quando arrivo al pianerottolo, respiro un po' più a fondo.
La tensione del piano di sotto arriva smorzata, come se i muri fossero diventati più spessi appositamente.
«Ti fermi qua?» mi chiede Luke alle mie spalle.
Mi ero quasi dimenticata della sua silenziosa presenza.
«Si, ho bisogno di fare due parole con Niall,» sforzo un mezzo sorriso, ma non riesco a tenere gli occhi nei suoi.
«Va bene, a dopo.»
Lo saluto con un cenno e guardo la sua schiena mentre scompare nel corridoio.
La porta della stanza di Niall è socchiusa. È salito già mezz'ora fa.
La luce all'interno è calda, gialla, quasi normale, come quella di certe sere qualunque che non ho mai avuto.
Busso piano con le nocche, più per educazione che per altro.
«Entra,» fa la sua voce, subito, come se fosse lì ad aspettare che qualcuno lo distogliesse dai suoi pensieri.
Spingo la porta.
Niall è seduto sul letto, le gambe incrociate, un libro aperto in grembo e una tazza tra le mani. Indossa una felpa larga, grigia, e un paio di pantaloni da casa che lo fanno sembrare ancora più umano, ancora più... normale.
Normale in mezzo all'assurdo.
Alza lo sguardo, e il suo sorriso è una cosa semplice, non forzata, che mi fa sentire meno fuori posto.
«Ehi,» dice. «La guerriera è salita a prendere fiato?»
Accenno un sorriso appena.
«Qualcosa del genere.»
Chiudo la porta dietro di me e mi appoggio per un secondo allo stipite, come se avessi bisogno di quel contatto per ricordarmi che esiste ancora qualcosa di solido.
«Posso?» chiedo, indicando il bordo del letto.
«Se ti accontenti di condividere lo spazio con un umano sudato di tè alla menta, accomodati pure,» risponde, spostandosi un po' verso la testata per farmi posto.
Sollevo un angolo di bocca in un mezzo sorriso e mi siedo accanto a lui.
Il materasso affonda di qualche centimetro sotto il nostro peso, e solo allora mi rendo conto di quanto mi senta leggera e pesante allo stesso tempo.
Per qualche secondo non parliamo.
Lui chiude il libro con un gesto lento, lo appoggia sul comodino, poi mi allunga la tazza.
«Vuoi un sorso? Non mordo.»
Si interrompe, strizza gli occhi.
«Ok, forse questa battuta in questa casa non è proprio il top.»
Mi scappa una risata, piccola ma vera.
«Dammela, prima che cambi idea.»
Le dita di Niall sfiorano le mie mentre mi passa la tazza.
La cosa mi colpisce come uno schiaffo gentile: è caldo.
Caldo davvero.
Non quel tiepido-che-non-è-tiepido di Harry, quel freddo che ormai associo alla sicurezza.
No, questa è proprio la temperatura di un corpo umano che ha battito, sangue, fiato che condensa leggermente quando fa freddo.
Chiudo le mani attorno alla ceramica, sento il calore del tè attraversare le dita, e mi accorgo che mi mancava questa sensazione concreta. Qualcosa che scalda invece di gelare.
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The dark in the light | |H.S.| |
FanfictionMentre lei spegne le candeline e cresce, io resto immobile nel tempo: stesso corpo, stesso volto, stessa voce. Solo l'anima, silenziosa, invecchia. - Harry Styles 1* in #5sos - 06/12/2025 3* in #onedirection - 23/07/2026
