Alex's pov
Il corridoio è silenzioso, ma non un silenzio qualunque.
È quel tipo di silenzio che si crea dopo un urlo, dopo uno strappo, dopo qualcosa che non sai ancora dove riporre nella mente perché non ha un nome semplice.
Il silenzio che rimane quando la porta viene chiusa dietro di te per proteggerti da ciò che non dovresti più vedere.
Harry cammina accanto a me senza toccarmi, tenendosi a una distanza che capisco solo adesso: non vuole sovraccaricarmi, non vuole sfiorare la mia pelle mentre la mia testa è ancora piena del grido di Louis.
Eppure la sua presenza è... caldo e freddo insieme.
È l'unica cosa che tiene in piedi le mie gambe.
La casa è più buia del solito, come se anche gli oggetti avessero deciso di abbassare la voce.
Quando entriamo nella stanza che Alice mi ha preparato, Harry chiude delicatamente la porta alle sue spalle. Non la sbatte, non la lascia accostata: la chiude con un gesto lento, controllato, come se temesse che qualunque rumore potesse spaccarmi ancora un po'.
Mi siedo sulla sedia accanto allo specchio.
Le gambe mi tremano così tanto che sento il legno vibrare sotto le cosce.
Harry resta in piedi davanti a me. Non parla subito.
Sembra che mi studi, ma non nel senso freddo del termine: è come se stesse cercando un appiglio, qualcosa che gli dica da dove cominciare.
Io lo anticipo.
La mia voce esce più bassa del previsto, quasi incrinata:
«Io... non ho mai visto qualcosa di così spaventoso.»
Lui chiude gli occhi un istante. Uno soltanto.
Basta a farmi capire quanto quelle parole gli facciano male.
Poi inspira piano, come se anche lui avesse bisogno di stabilire il ritmo del respiro.
«Lo so, Al.» La sua voce è un mormorio roco, che vibra nell'aria come un filo teso. «Mi dispiace che tu abbia dovuto... vederlo.»
Abbasso lo sguardo sulle mie mani. Si muovono nervose sul bordo della sedia, come se cercassero qualcosa da afferrare, qualcosa che non c'è.
«Non era più lui,» mormoro. «Sembrava... come se non ci fosse nessuno lì dentro. Solo rabbia. Solo dolore.»
Harry si inginocchia davanti a me.
È un gesto che mi spiazza: lui, inginocchiato.
I suoi occhi, quando li solleva, sono così scuri da sembrare liquidi.
«Louis c'è ancora,» dice piano, «solo che... è imprigionato dietro qualcosa che lo supera. E adesso è arrabbiato. Confuso. Ma ci sente, Alex. Anche se non sembra. E si calmerà. Giuro che si calmerà.»
Deglutisco.
«Sono stata io a peggiorarlo?» chiedo, e appena lo dico me ne pento, ma è uscito da solo, come un pensiero che scappa.
Lui scatta subito: due dita sotto il mio mento, leggere ma ferme.
«No.»
La parola è tagliente, definitiva.
«Non dare a te stessa colpe che non ti appartengono. Mai.»
Gli occhi mi pizzicano.
È stupido... piangere ora, dopo tutto.
Ma la tensione che ho portato nel corpo per ore comincia a sciogliersi e a colarmi in gola.
Harry se ne accorge, certo che se ne accorge.
Mi toglie una ciocca di capelli dalla guancia, lenta, come se stesse spostando qualcosa di sacro.
«Adesso è meglio che ti riposi,» dice con quella dolcezza che mi fa cedere in un secondo.
Si alza, mi prende la mano, non per forza, ma per guidarmi, come se teme che i miei passi possano inciampare nei loro stessi ricordi, e mi accompagna a stendermi.
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The dark in the light | |H.S.| |
أدب الهواةMentre lei spegne le candeline e cresce, io resto immobile nel tempo: stesso corpo, stesso volto, stessa voce. Solo l'anima, silenziosa, invecchia. - Harry Styles 1* in #5sos - 06/12/2025 3* in #onedirection - 23/07/2026
