«Q-questa è la casa?» balbetto, la bocca aperta per lo stupore. Vorrei toccare la facciata per essere sicura che non sia una scenografia.
Harry ridacchia, il suono caldo nel silenzio del vialetto. «Sì. È la nostra casa... per adesso.» Si affaccia fuori dall'auto, afferra il telecomando e preme il bottone. Il cancello si chiude dietro la macchina con un piccolo tintinnio. L'aria ha odore di salsedine, ma anche di legno e qualcosa di antico, polvere di libri, forse, o cera di candele. Mi stringo nella felpa sua, sentendo il profumo che ormai è diventato così mio.
Quando scendo, noto subito un'altra auto sotto la tettoia in legno: elegante, ma sporca di pioggia. «C'è qualcun altro che abita qui?» chiedo, guardandomi intorno.
Harry si toglie la cintura, apre lo sportello e infila la mano nella tasca come se cercasse qualcosa da quelle parti, il gesto è nervoso, un'abitudine che ho imparato a leggere. «No, è venuta a sistemare la casa per noi. Arianne è il suo nome.» Il suo sorriso è breve, quasi fuggente.
«Vai pure dentro, ci penso io alle borse», mi guarda con un mezzo sorriso, come se volesse rassicurarmi, e forse rassicurare sé stesso.
Scuoto la testa, prendo un respiro profondo e seguo il vialetto in piastrelle di cemento. La porta nera è più grande di quanto sembrasse nella penombra; il battente è freddo sotto il palmo. Quando la spingo, la cucina mi accoglie, legno scuro, superfici levigate, un grande tavolo al centro con un cestino di frutta che profuma come in una casa vera. Ogni dettaglio sembra scelto con cura: una teiera sul fuoco, piastrelle che raccontano anni, un tappeto che attutisce i passi.
Una voce dolce mi saluta e come per magia mi giro. È Arianne: alta, capelli scuri raccolti con noncuranza, sorriso aperto. Ha un'aria di chi è abituata a sistemare case e persone. Avvicinandosi mi porge la mano, ma prima mi stringe in un abbraccio che sa di normalità.
«Ciao, sono Arianne,» dice, e il suo profumo è un miscuglio di camomilla e limone. Il contatto è caldo e disarma.
«Ciao,» rispondo, timida. La sua stretta è forte, rassicurante.
«Harry mi ha raccontato un po' di te,» continua, lasciandomi andare per farmi guardare negli occhi. «Ti troverai bene qui. È una cittadina piccola, il ritmo è diverso da una grande città. E la casa... beh, ha molto spazio per non sentirsi stretti.»
Mi sento arrossire fino alle orecchie. «S-sì... Grazie.» Le parole mi escono affannate ma sincere.
Arianne ride leggera. «Hazza è sempre stato un rubacuori,» mi fa l'occhiolino, e io mordo il labbro per non ridere imbarazzata. «Non stupisce che abbia rapito anche il tuo di cuore.»
«Ma io e l-lui non siamo insieme,» balbetto rapidamente, cercando di raddrizzare la voce. Il mio viso deve sembrare un pomodoro.
Prima che la situazione diventi più imbarazzante, la voce di Harry esplode nella stanza: «Arianne!» e i due si avvinghiano in un abbraccio che è tutto fuoco e confidenza. Sono amici da tempo e si capisce perfettamente. Arianne sorride, lo bacia sulla guancia con affetto e poi mi lancia uno sguardo curioso che ha il sapore di mille domande non dette.
«Come stai, Hazza?» chiede lei con naturalezza.
«Bene,» risponde lui, e il suono è corto e forse anche un po' stonato.
Lei lo fissa, poi passa a me: «Devo andare da Joelle, devo passare da lei per alcune cose. A proposito, ti saluta Hazza. Intanto... voi sistematevi. Tornerò ogni settimana per sistemare.»
Harry recupera due valigie e me ne porge una. Le maniglie sono fredde e pesanti. «Ti faccio vedere la camera,» dice, e io lo seguo su per la rampa di scale che scricchiola appena sotto i piedi. Le pareti del corridoio sono decorate con fotografie incorniciate: mare, sorrisi sbiaditi, una donna con i capelli raccolti che sembra la stessa che Harry chiamava "mamma".
STAI LEGGENDO
The dark in the light | |H.S.| |
FanfictionMentre lei spegne le candeline e cresce, io resto immobile nel tempo: stesso corpo, stesso volto, stessa voce. Solo l'anima, silenziosa, invecchia. - Harry Styles 1* in #5sos - 06/12/2025 3* in #onedirection - 23/07/2026
