Trisha's pov
Il terreno sotto i miei piedi è nero da così tanto tempo che ho dimenticato di che colore fosse, un tempo.
La terra di questo luogo non sa più cosa voglia dire essere viva: è secca, spaccata, come pelle bruciata dal sole e poi lasciata al gelo. Intorno, tronchi carbonizzati emergono dal suolo come dita contorte che cercano di aggrapparsi a un cielo senza stelle; solo una luna smorta, lattiginosa, guarda la scena dall'alto, come un occhio stanco che ha visto fin troppi massacri per ancora indignarsi.
È il posto giusto.
Il posto perfetto per costruire una guerra.
Resto immobile su quella che, un tempo, doveva essere una radura. Ora è solo un cratere di ombre, un vuoto al centro del bosco, dove non canta più nessun uccello e dove nemmeno il vento osa farsi sentire troppo a lungo. L'aria è satura di odore di sangue secco, ferro, cenere, veleno antico. Odore di casa.
Dietro di me, sento il fruscio dei corpi che si muovono.
Non devo voltarmi per sapere che sono loro.
I neonati.
Si agitano come un branco di predatori trattenuti a stento da una catena invisibile. I loro passi sono troppo rapidi, troppo disordinati, non hanno ancora imparato la grazia del predatore adulto; sono forza grezza, nervi scoperti, rabbia pura che gli vibra nella carne, nei denti, nelle mani che si aprono e chiudono nel vuoto come se stessero già stringendo una gola.
Li tengo a dieta da giorni.
Abbastanza da non farli impazzire del tutto.
Non abbastanza da renderli mansueti.
La fame è un filo che li tiene legati a me più di qualsiasi promessa.
La fame è sempre stata il mio linguaggio preferito.
«Allineateli,» dico senza alzare la voce.
La mia parola basta.
Ashton e gli altri suoi seguaci si muovono davanti a loro, delle ombre alte con un sorriso storto. I loro occhi scintillano di eccitazione crudele mentre passano tra i neonati, dando spintoni, sistemando spalle, costringendo qualcuno a fermarsi con una mano sul petto. Alcuni ringhiano, altri ridono in modo spezzato, ma arretrano tutti, alla fine.
Temono la fame.
Temono me più della fame.
Giusto così.
«Guardali,» mormoro, senza voltarmi, sapendo che Nathan è a meno di due passi dalla mia spalla, immobile come una statua di marmo sporco. «Sono bellissimi.»
Lui emette un suono basso, qualcosa a metà tra un consenso e un disprezzo che non ha il coraggio di diventare parola.
Povero Nathan.
Tutto questo, e ancora non ha capito che la sua rabbia, il suo dolore, il suo odio verso la sua stessa figlia sono solo strumenti nelle mie mani.
È sempre stato così.
«Sono instabili,» borbotta alla fine. «Uno di loro ieri ha provato a saltare addosso a un nostro vampiro. Ho dovuto staccargli un braccio.»
Sorrido, finalmente, lasciando che il gesto si increspi piano sulle labbra.
«E cosa c'è di più utile di un'arma instabile, se sai dove puntarla?» ribatto. «Tu li vedi come un problema, fratello mio. Io li vedo come una tempesta.»
Faccio un passo avanti.
Il terreno scricchiola sotto la suola degli stivali.
La luna si sposta dietro una nuvola, lasciandoci in un'oscurità più piena, rotta solo da qualche iride rossa che brilla nel buio come brace.
«Ascoltatemi.»
Non urlo.
Non ne ho bisogno.
Il silenzio cade sulla radura come se il rumore fosse stato risucchiato in un buco nero.
STAI LEGGENDO
The dark in the light | |H.S.| |
FanfictionMentre lei spegne le candeline e cresce, io resto immobile nel tempo: stesso corpo, stesso volto, stessa voce. Solo l'anima, silenziosa, invecchia. - Harry Styles 1* in #5sos - 06/12/2025 3* in #onedirection - 23/07/2026
