81 - Basta che non mi tocchi

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Harry's pov

Giro la maniglia e spalanco la porta quel tanto che basta per farli passare.
Per un secondo netto mi viene da richiuderla di scatto, come se stessi per fare la cosa più idiota della mia intera esistenza.

Lo stregone entra per primo. Attraversa la soglia con passi lenti, pesati uno per uno, come se scegliere dove mettere il piede fosse parte del lavoro. Il cappotto gli sfiora le caviglie, l'orlo sfrega sul parquet in un fruscio appena percepibile. La treccia chiara gli cade lungo la schiena, il vecchio anello scuro al dito sembra assorbire la poca luce dell'ingresso invece di rifletterla.

Sua moglie gli cammina accanto, leggermente discosta. Le mani sono unite all'altezza del medaglione, come se lo tenesse al suo posto o come se fosse lui a tenere ferma lei. Lo sguardo corre veloce sulle pareti, sulle scale, sulle porte chiuse: non è curiosità, è valutazione. Il disco opaco che porta al collo ha una venatura irregolare al centro che pulsa debolmente ogni volta che fa un passo.

Dietro di noi, dal giardino, arriva un brusio smorzato.
La riunione non è finita: Stephan e Ellen, Alice, Naomi e Zayn sono rimasti fuori con i clan, a parlare, ad arginare tensioni che potrebbero esplodere da un momento all'altro. Hanno convinto tutti a restare nel perimetro esterno, lontani dalla casa, almeno finché gli stregoni non avranno visto ciò che devono vedere.

Sento ogni vampiro all'esterno trattenere il respiro, anche se non ne abbiamo davvero bisogno: è una sospensione istintiva, quasi animale. Stanno ascoltando la nostra storia, i pezzi di guerra che siamo riusciti a raccogliere, le minacce di Nathan, le manipolazioni di Trisha, il modo in cui Louis si è trasformato in una specie di eco vivente della sua voce... e soprattutto hanno ascoltato di Alex, di una maledizione che non è una maledizione completa, di un marchio che non la uccide ma la spezza, lentamente, dall'interno.

Niall è in corridoio, seduto sulla sedia vicino alle scale, le mani intrecciate tra le ginocchia. Quando ci vede entrare, si irrigidisce; il suo sguardo scivola dagli stregoni a me, cercando una conferma che neanche io sono sicuro di poter dare. Arianne compare sulla soglia del salotto, e fa un cenno verso gli stregoni. Nessuno parla. 

«Prima la ragazza» dice l'uomo, con una parlata lenta, dal suono straniero ma comprensibile. Non guarda in giro, non cerca approvazione; parla a me e basta. «Poi tuo fratello.»

La parola fratello mi attraversa di lato: Louis.
Stringo i denti finché non sento una fitta al punto in cui la mandibola si aggancia al collo.

Annuisco, anche se ogni parte di me vorrebbe dire di no, chiuderli fuori, fare finta che tutto questo sia ancora reversibile.

«Su» mormoro, indicando le scale. «La stanza di Alex è al piano di sopra.»

Lui fa un cenno minimo con il capo.
Lei solleva appena il medaglione con due dita, come a saggiare l'aria, poi segue il marito verso i gradini.

Luke fa un mezzo passo, come per offrirsi di accompagnarci, ma gli faccio un cenno appena accennato con il mento: resta giù, controlla gli altri, tieni d'occhio Jade, tieni d'occhio tutto quel marasma in giardino.
Lui capisce, o almeno finge di farlo, e resta dov'è, gli occhi pieni di un'ansia che non ha mai saputo nascondere bene.

Io li precedo.
Ogni scalino che saliamo mi pesa addosso come se stessi portando io il loro peso, non il contrario. Dietro di me, sento il loro passo sincronizzato, regolare, e la parte più stupida del mio cervello pensa che basterebbe un attimo, un gesto sbagliato, e avrei due sconosciuti di magia antica soli con Alex.

La mano mi scivola sul corrimano. È freddo.
Penso a lei dall'altra parte della porta, al marchio che la brucia a ogni contatto, al fatto che sto per mettere altri due estranei nella stanza dove non riesco più neanche a sfiorarla.

The dark in the light | |H.S.| |La tua prossima ossessione. Scoprilo ora