38 - Cioccolata calda

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Alex's pov

«Ti va bene qui?» chiede Arianne con quella voce sempre calma, leggermente musicale, mentre ci fermiamo davanti a un piccolo bar all'angolo della strada. Le luci della vetrina tremolano, calde, come se invitassero chiunque a ripararsi dal freddo tagliente della sera.

Annuisco con un sorriso, e la seguo all'interno. Appena la porta si chiude alle nostre spalle, un'ondata di tepore ci avvolge, quasi fosse un abbraccio. Il locale è piccolo, raccolto, ma incredibilmente accogliente: le pareti sono dipinte di un azzurro chiarissimo che ricorda il cielo d'inverno quando è limpido e fragile, i tavolini sono bianchi e rotondi, con centrini in pizzo che sembrano fatti a mano, e il profumo di cioccolato caldo e biscotti appena sfornati riempie l'aria in modo così rassicurante che per un attimo mi dimentico tutto il resto.

«Cosa prendi?» chiedo, avvicinandomi al bancone mentre lei sceglie un tavolo vicino alla finestra.

«Una cioccolata calda,» risponde senza esitazione.

Annuisco e rivolgo un sorriso timido alla barista bionda, una ragazza con gli occhi azzurri e un modo di muoversi così gentile da sembrare quasi una ballerina.

«Due cioccolate calde, per favore.»

Lei si illumina. «Voleste anche qualche dolcetto? Oggi li offre la casa.»

«Molto volentieri, grazie.» rispondo, e lei annuisce delicatamente, spostandosi una ciocca di capelli dietro l'orecchio prima di mettersi al lavoro.

Raggiungo Arianne, che si è già sistemata con le mani intorno alla tazza vuota per scaldarsi, anche se dentro non c'è ancora nulla. Mi siedo di fronte a lei e lei mi rivolge subito un sorriso pieno di quella disinvoltura che io, spesso, dimentico di avere.

Harry se n'è andato poco prima per un impegno improvviso, un messaggio arrivato sul telefono, quindi io e Arianne abbiamo deciso di approfittarne per fare due passi in centro. Era da tempo che non passavo un pomeriggio così tranquillo, senza ombre a seguire ogni mio movimento, senza la sensazione di dover controllare il respiro per non disturbare nessuno.

«Vi siete divertite?» ci aveva chiesto Harry prima di scappare via.
E sì, mi ero divertita.
Più di quanto avrei creduto possibile in quel momento particolare della mia vita.

«Sai,» dice Arianne, mentre aspettiamo che le nostre cioccolate arrivino, «ho notato una certa... come dire... energia tra te e Harry.»
La frase scivola fuori dalle sue labbra accompagnata da un sorriso innocente, ma nei suoi occhi c'è un luccichio furbo.

Sento il calore salirmi alle guance quasi all'istante.
«Io... sì...» balbetto, e non mi riconosco. La voce mi trema leggermente e non capisco se è per l'imbarazzo o per i ricordi che mi scivolano addosso, improvvisi e dolci.

Per un momento, nella mia mente tornano immagini vivide:
le labbra fredde di Harry che si posano sulle mie con una delicatezza che non mi aspettavo,
il modo in cui le sue mani avevano trovato i miei fianchi come se li avessero sempre conosciuti,
la notte in cui mi ero addormentata con la sua voce che sussurrava quella canzone come una promessa silenziosa.

«Ti piace molto, vero?» chiede Arianne, inclinando leggermente la testa mentre parla, come se volesse accompagnare la domanda con un gesto gentile.

Mi blocco per qualche secondo, lasciando che le parole rimangano sospese tra di noi.
La verità è che non ho ancora capito cosa provo davvero.
O forse lo so fin troppo bene, ma ho paura di dirlo ad alta voce, perché nominarlo significherebbe renderlo reale, tangibile, spaventoso.
Abbiamo condiviso soltanto tre baci, ma sono bastati a rimescolare tutta la mia vita, a cancellare il rumore del mondo ogni volta che lui mi sfiora.

The dark in the light | |H.S.| |La tua prossima ossessione. Scoprilo ora