La casa, quella notte, sembra respirare piano.
Ogni stanza contiene un pezzo di caos: una voce spezzata, un urlo trattenuto, passi che vanno e vengono nel corridoio, Louis che delira chiuso in una camera, Annie che lotta contro una sete troppo forte per il corpo nuovo che si ritrova addosso. Non c'erano altre soluzioni se non farla rimanere in questa casa. Il problema è che vivono due umani qui dentro, io e Niall, e questo non aiuta un neonato fuori controllo.
Io e Harry, invece, siamo chiusi qui dentro.
La porta della stanza è socchiusa, ma il mondo fuori è come ovattato, come se qualcuno avesse infilato la casa intera sotto una campana di vetro.
Mi siedo sul bordo del letto, le dita che giocherellano con l'orlo della maglietta.
Sento il rumore lontano di voci, il passo di qualcuno che attraversa il corridoio, poi di nuovo silenzio.
È un silenzio strano: non è pace, è solo la pausa tra un crollo e il successivo.
Harry è in piedi vicino alla finestra.
Il suo profilo è tagliato dalla luce gialla del lampione fuori, e il modo in cui sta in piedi con le spalle larghe, le braccia conserte e la mascella tesa, mi fa pensare a un soldato che si prepara a un'altra battaglia, pur sapendo di essere già stanco di tutte quelle prima.
«Stanno bene?» chiedo, sapendo che "bene" è una parola che non appartiene più a nessuno, qui dentro.
Lui ci mette qualche secondo prima di rispondere.
Sposta appena il peso da un piede all'altro.
«Stanno... resistendo,» mormora. «Annie cerca di calmarsi, Stephen ed Ellen sono con lei. Le stanno spiegando tutto quello che vuole sapere. Louis...»
Si ferma.
La frase finisce dentro un sospiro che non esce.
Abbasso lo sguardo sulle mie mani. Ho ancora le nocche pallide dove mi ero aggrappata a lui quando Annie mi ha spinta via senza volerlo. Non mi ha fatto neanche così male, in realtà. È stato il modo in cui si è guardata subito dopo, come se si odiasse, a farmi più male di tutto il resto.
«È tutta colpa mia,» mi scappa.
Lo dico piano, come se avessi paura che le parole prendano forma davvero nell'aria.
Harry si volta di scatto, come se gli avessi dato una spinta invisibile.
Fa pochi passi e poi si ferma davanti a me, abbastanza vicino da sentire il suo profumo.
«Non provare neanche a dirlo,» ribatte, secco.
Alzo lo sguardo.
I suoi occhi sono scuri, quasi neri, ma non per la fame.
Per la paura.
«Louis, Annie, voi tutti...» sussurro. «Ovunque mi giro, vedo qualcuno che sta soffrendo per colpa mia o intorno a me. E io... io ero solo una ragazza che andava a scuola, che tornava a casa, che cercava di sopravvivere a un uomo che—»
La voce mi si spezza.
Non dico "padre".
Non ce la faccio.
Harry si lascia cadere sul letto, accanto a me, ma non troppo vicino.
Come se avesse paura di allungare la mano e poi non essere più in grado di fermarsi.
«Tu non eri 'solo' niente,» dice piano. «E di sicuro non sei la colpa di niente.»
Resto in silenzio, combattuta tra il credere a lui o a quella voce dentro la mia testa che ripete da anni che, se succede qualcosa di brutto, in qualche modo è colpa mia.
Lui si sporge un po' avanti, i gomiti sulle ginocchia, le mani intrecciate che tremano appena.
«Dimmi cosa stai pensando,» mormora. «Per favore.»
Mi giro verso di lui.
Lo guardo per qualche secondo, cercando di mettere in fila tutto quello che ho in testa in qualcosa che somigli a una frase intera.
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The dark in the light | |H.S.| |
FanfictionMentre lei spegne le candeline e cresce, io resto immobile nel tempo: stesso corpo, stesso volto, stessa voce. Solo l'anima, silenziosa, invecchia. - Harry Styles 1* in #5sos - 06/12/2025 3* in #onedirection - 23/07/2026
