È notte fonda, ma qui dentro il tempo non esiste più davvero: ci sono solo discorsi trattenuti e zittiti al mio passaggio, passi leggeri nel corridoio per fuggire da nemmeno noi sappiamo più cosa, porte che si aprono e si chiudono piano perché da qualche parte qualcuno sta soffrendo cercando di non farlo sentire.
Sono in camera, seduta sul letto con le ginocchia al petto, le braccia strette intorno alle gambe come facevo da bambina sul pavimento della cucina o dentro all'armadio della mia cameretta, quando le urla arrivavano dal corridoio e io cercavo di farmi piccola, invisibile.
Solo che adesso la casa non è quella casa lì.
E soprattutto... adesso so che non ero l'unica bambina in quell'incubo.
Sospiro, fisso il muro davanti a me, poi lo sguardo cade sulla porta socchiusa. Da lì passa un filo di luce calda, quella del corridoio. Sento dei rumori: una camminata pesante, dev'essere Stephan, un passo leggero e deciso, forse Alice o Naomi, e poi un ritmo che ormai riconoscerei ovunque.
Luke.
Mio... fratello.
La parola mi scivola addosso come qualcosa che ancora non so se mi scalda o mi brucia.
Mi alzo dal letto quasi senza decidere davvero di farlo, poso i piedi sul parquet freddo e raggiungo la porta. Appoggio la mano sulla maniglia, poi la abbasso piano e mi affaccio in corridoio.
Lui è lì, seduto per terra con la schiena contro il muro, le gambe distese, la testa piegata all'indietro. Guarda il soffitto come se ci fosse qualcosa scritto sopra che solo lui riesce a leggere.
Si volta quasi subito, come se avesse sentito il mio odore prima ancora di percepire il mio movimento.
«Ehm... non stavi dormendo?» chiede a bassa voce.
Scuoto la testa.
«Tu sì?»
Accenna un sorriso stanco che gli muove appena la bocca.
«Non dormo da un bel po', in realtà.»
Restiamo così per qualche secondo: io in piedi sulla soglia, lui per terra, e in mezzo quell'aria densa di cose non dette che ormai riempie ogni stanza di questa casa.
Potrei rientrare, chiudermi dentro, rimandare ancora. L'ho già fatto per giorni, no? Potrei benissimo continuare a farlo. Come se la verità sul fatto che ho un fratello fosse troppo enorme per essere toccata, troppo fragile per essere affrontata anche a mente lucida.
Solo che stanotte non ce la faccio più.
«Posso...?» chiedo, indicando il pezzo di pavimento accanto a lui.
Luke annuisce subito, si sposta di qualche centimetro per farmi spazio, anche se ce n'è fin troppo.
Mi siedo, la schiena al muro, imitandolo. Sento il freddo del muro filtrare attraverso la maglietta, e mi viene quasi da ridere: quante volte mi sono appoggiata così a un muro per restare in piedi, o per non cadere.
«Ti fanno sempre sedere per terra in questa famiglia» mormoro, appena ironica.
Luke ride piano, un suono breve, incrinato.
«Siamo gente semplice» risponde, abbassando lo sguardo sulle sue mani intrecciate.
Rimaniamo zitti.
Ma non è un silenzio vuoto: è pieno di lampi di memoria che mi arrivano addosso a caso. Il vialetto. La radura. Louis che sorride con quella voce di veleno che non appartiene a lui. Il nome di Nathan che cade come una condanna. Le parole "vostro padre" che mi spaccano il petto.
Vostro.
Al plurale.
Mi schiarisco la gola, ma la voce mi esce comunque più bassa di quanto vorrei.
STAI LEGGENDO
The dark in the light | |H.S.| |
Fiksi PenggemarMentre lei spegne le candeline e cresce, io resto immobile nel tempo: stesso corpo, stesso volto, stessa voce. Solo l'anima, silenziosa, invecchia. - Harry Styles 1* in #5sos - 06/12/2025 3* in #onedirection - 23/07/2026
