46 - Non voglio perderti

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Durante la notte, Harry non dorme.
Rimane steso con la testa sulle mie gambe, tranquillo, completamente diverso da come lo avevo trovato.

Io non so il momento preciso in cui la stanchezza vince.

Ricordo solo la sua mano che, a un certo punto, scivola sulla mia caviglia, il pollice che traccia un cerchio distratto, e il mio respiro che si allunga, rallenta, diventa pesante.

Quando l'oscurità mi prende, anche se non completamente, non è dolce.

Sono di nuovo nel vicolo.
Il viale è stretto, le pareti alte, l'eco dei miei passi è troppo forte.
Sento il fiato sul collo, la voce bassa che mi sussurra vampiri, il braccio che mi stringe troppo forte, il metallo freddo della pistola che sfiora la mia pelle.
Il proiettile che non trova carne.
Gli occhi rossi che si aprono nel buio.

«Mostro!» urlo nel sogno, ma la voce che lo dice non sembra neanche la mia.

Mi sveglio di colpo con un sussulto violento, il cuore impazzito, il fiato che manca. Le mani si stringono al tessuto del divano come se stessi per cadere.

«Alex, hey...» la sua voce mi raggiunge subito, vicina. «Sono qui. Sei al sicuro.»

Mi volto di scatto.
Harry è nella stessa posizione, la testa vicino alla mia gamba, il corpo disteso, gli occhi aperti, vigili.
La mano che prima era semplicemente appoggiata su di me adesso stringe con più decisione, come se il mio risveglio lo avesse allertato.

«Scusa,» mormoro, il respiro ancora corto. «Ho...»

«Sognato,» finisce lui, senza bisogno che lo dica. «È normale.»

Normale.
Niente di quello che stiamo vivendo è normale, ma non lo contesto.

«Ti ho... svegliato?» chiedo con voce roca. 

«Io non dormo,» conferma piano. «Ma mi stavo... calmando.»

Lo guardo con più attenzione.
Il rosso nei suoi occhi è meno intenso, le vene sul collo meno tese e scure.
Non è a posto, ma non è più allo stremo.

È allora che sento un rumore alla porta.
Un passo.
Una chiave che gira nella serratura.

Scatto in piedi, istintivamente.
Harry si irrigidisce, ma non si alza; si limita a seguire con lo sguardo la direzione da cui arriva il suono.

La porta si apre piano, e Arianne fa capolino nel soggiorno.
Ha lo sguardo attento, lucido, come se non avesse chiuso occhio da ore. Quando mi vede in piedi accanto al divano, e vede lui sdraiato, un'ombra di sollievo le attraversa il volto.

«Luke mi ha detto di tornare,» dice semplicemente, richiudendo la porta alle sue spalle. «Ha detto che... avevi bisogno di aiuto per riprenderti.»

Un sorriso amarissimo sfiora le labbra di Harry.
«Sottovaluta sempre le parole,» borbotta.

Arianne si avvicina senza chiedere permesso, come chi conosce già troppo bene quella casa e chi la abita.
Ha con sé una borsa scura, di quelle morbide, che appoggia sul tavolino.
Da dentro tira fuori piccole boccette, una scatola di latta, qualcosa che sembra un termoforo.

«Quanto è forte il dolore?» mi chiede, senza guardarmi.

«Molto,» rispondo, e mi sorprendo di quanto la mia voce suoni adulta. «Ma... adesso è meno di prima.»

Lei annuisce, poi si inginocchia accanto al divano, dal lato opposto al mio.
«Gli effetti collaterali,» dice, più per me che per lui. «Quando un vampiro prova a... zittirsi in modi stupidi, il corpo si ribella.»

The dark in the light | |H.S.| |La tua prossima ossessione. Scoprilo ora