Un battito. Poi un altro.
La luce filtra timida attraverso le tende e mi colpisce il viso. Sbatto più volte le palpebre, cercando di mettere a fuoco la stanza. Il soffitto è diverso, più alto, con travi di legno chiaro. L'odore di mare arriva leggero dalla finestra socchiusa, mescolandosi a quello del caffè che aleggia in lontananza.
Mi ci vuole qualche secondo per ricordare dove sono. Cape Cod.
Non più la mia vecchia stanza, non più le lenzuola intrise di paura e lacrime.
Mi tiro su lentamente, il materasso si piega sotto di me e le lenzuola scivolano giù, lasciando intravedere i cerotti sulle braccia. Mi stropiccio gli occhi, poi rimango immobile, con la testa ancora annebbiata.
Un sogno... o forse un ricordo.
Una voce maschile.
"Sei bellissima, Alex."
Sussurrata come un respiro, come qualcosa che non doveva arrivare alle mie orecchie ma lo ha fatto.
Degli occhi azzurri, limpidi, che mi fissavano con una dolcezza dolorosa.
Un profumo familiare. E poi... mia madre. La sua voce, il suo sorriso, le sue braccia attorno a me. E Nathan.
Un flash, un lampo bianco.
Mi porto una mano alla fronte, cercando di scacciare quell'immagine, ma resta lì, appiccicata al cervello come un ricordo dimenticato troppo a lungo.
Mi guardo intorno. Harry non c'è. Il lato del letto dove dormiva è vuoto, ma le lenzuola sono ancora stropicciate.
Un piccolo nodo mi stringe lo stomaco.
Vorrei svegliarmi e trovarlo lì, con i ricci scompigliati e con la sua voce sicuramente roca.
L'orologio appeso alla parete segna le 8:30. Ogni ticchettio mi perfora la testa.
Quel suono mi riporta a un'altra notte, a un'altra attesa: quando, da bambina, piangevo fino all'alba aspettando che Nathan rientrasse. E lui rientrava, ma non come avrei voluto.
Scuoto la testa. Non voglio pensarci. Non oggi.
Mi passo le dita tra i capelli spettinati, cercando di dare un senso al caos dei miei pensieri, poi mi alzo.
Lo specchio accanto all'armadio riflette il mio viso ancora stanco, ma diverso. C'è una luce nuova nei miei occhi. Forse è solo l'effetto del posto. O forse... di lui.
Sorrido appena e, a piedi nudi, scendo le scale.
Il legno scricchiola piano sotto il mio peso, e il profumo di caffè si fa più intenso a ogni passo.
Quando arrivo in cucina, la scena che mi accoglie è talmente semplice da sembrare un sogno: Harry è lì, di spalle, con una felpa grigia e i ricci che si muovono a ogni suo gesto. Sta mescolando qualcosa in un pentolino, il profumo di cioccolato fuso si mescola a quello del caffè.
Mi appoggio alla ringhiera delle scale, restando in silenzio per qualche secondo.
Vorrei imprimere nella mente questa immagine: il suo profilo rilassato, la luce che gli accarezza il viso, la normalità di quel momento.
«Buongiorno,» dico piano, quasi per non rompere l'incantesimo.
Si volta subito, e il suo sorriso mi colpisce come un colpo al petto. Le fossette gli scavano i lati della bocca, gli occhi gli brillano in un modo che non riesco a spiegare.
«Ehi, dormigliona,» dice, poggiando il cucchiaio di legno sul tavolo prima di avvicinarsi a me.
Non faccio in tempo a dire nulla che mi tira piano a sé, stringendomi in un abbraccio.
Il suo corpo è freddo come sempre, ma il modo in cui mi tiene mi scalda fino alle ossa.
Esito per un attimo, poi mi abbandono a quel contatto, chiudendo gli occhi.
Respiro il suo profumo e sento i brividi scorrermi lungo la schiena.
Lui mi sfiora i capelli con la punta delle dita, poi appoggia un bacio leggerissimo tra le ciocche.
Un gesto semplice, ma mi toglie il respiro.
«Ehi,» mormora, abbassandosi quel tanto che basta per incontrare i miei occhi.
Mi solleva il mento con due dita, e il suo sguardo si fa serio.
«Che succede?» chiede, la voce bassa ma piena di quella preoccupazione che ormai gli leggo addosso.
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The dark in the light | |H.S.| |
FanfictionMentre lei spegne le candeline e cresce, io resto immobile nel tempo: stesso corpo, stesso volto, stessa voce. Solo l'anima, silenziosa, invecchia. - Harry Styles 1* in #5sos - 06/12/2025 3* in #onedirection - 23/07/2026
