71 - Con che tipo di mostri

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Mi accorgo che sto tremando solo quando la tazza tra le mani ticchetta appena contro il piattino.
Niall se ne accorge prima di me.
Allunga una mano e blocca il bordo con un gesto lento, delicato, come se avesse paura che il rumore potesse spezzarmi del tutto.

Siamo in cucina, ma non sembra la stessa cucina di sempre.
Le luci sono basse, solo quella sopra il lavello è accesa, il resto della casa è immerso in un buio troppo pieno di voci, di nomi, di cose non dette.
Lì fuori ci sono Harry, Luke, Stephan, Ellen, gli altri. Voci smorzate dietro porte chiuse, passi, decisioni.
Io... sono qui. Seduta al tavolo, con le mani che non riescono a stare ferme e il petto che brucia.

«Respira, Alex,» mormora Niall piano, come se stesse parlando a una ferita. «Piano.»

Lo fisso.

È ridicolo, ma l'unica cosa che riesco a notare, per qualche secondo, è che lui ha davvero le occhiaie. Un umano, in mezzo a tutto questo casino immortale, che sembra stanco nel modo giusto: quello che conosco. Quello che mi ricorda... vita normale. O quasi.

Obbedisco. Inspiro.
Sento l'aria entrare, graffiare la gola secca, scendere in un torace che sembra troppo stretto.
Espiro.
Una, due, tre volte.

«Non funziona,» sussurro, la voce spezzata.

Lui inclina appena la testa. Non insiste.
Non dice frasi stupide tipo "andrà tutto bene", e già questo mi fa venire voglia di piangere di meno.

«Lo so,» dice soltanto. «Però sei ancora qui. E questo, per stasera, è già qualcosa.»

Abbasso lo sguardo sulla tazza. Il tè si è quasi raffreddato. Galleggia una bolla di vapore residuo, ostinata, come se non accettasse di sparire.

«Hanno detto qualcosa?» gli chiedo, senza alzare gli occhi. «Su... su di me. Su quello che è successo là dentro e in giardino.»

Louis.

La voce di Trisha.

Il mio nome pronunciato da una gola che non era la sua.

Il ricordo mi trapassa, netto.

«Adesso stanno cercando di calmare le acque,» risponde Niall, misurando attentamente le parole. «Stephen sta parlando con Louis. O con Trisha. O con chiunque sia che sta usando la sua bocca come megafono.»

Chiudo gli occhi un secondo.
Vorrei tapparmi le orecchie, come facevo da piccola quando sentivo urlare al piano di sotto.
Ma qui non servirebbe: le voci le sento in testa, non fuori.

«E tu?» domando. «Perché sei qui con me e non con loro?»

Lui scrolla una spalla, come se fosse la cosa più ovvia del mondo.

«Perché alcuni di loro se la cavano da soli da centocinquant'anni,» risponde. «Tu no.»

Potrei arrabbiarmi. Potrei dire che non sono una bambina, che posso cavarmela.
Ma sono troppo stanca per mentire perfino a me stessa.

«Niall...» La voce mi si spezza prima ancora che trovi una frase completa. «Io... non so più di chi fidarmi.»

Lo dico davvero piano.
Ma in una cucina così quieta, suona come uno schiaffo.
Lui si limita a fare quello che nessuno fa mai: prende la sedia, la trascina vicino alla mia, e si siede accanto. Non di fronte. Accanto.

La sua spalla sfiora appena la mia. È calda. Assurda quella sensazione di calore, in questa casa.

«Hai tutto il diritto di sentirti così,» dice. «Non cercare di non provarlo. Peggiorerebbe soltanto le cose.»

Una risata strozzata mi scappa via, del tutto fuori posto.

«Mi state facendo tutti impazzire,» sussurro. «Prima scopro che Harry non è umano. Poi scopro che mio padre non è solo un mostro... è un mostro che ha altri mostri dalla sua parte. Adesso salta fuori che io e Luke...»

The dark in the light | |H.S.| |La tua prossima ossessione. Scoprilo ora