89 - Con o senza immortalità

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Alex's pov 

«...e se il tuo corpo collasserà,» dice Harry.

La sua voce rompe il silenzio della stanza come una crepa nel vetro, sottile ma irreparabile.

Io alzo lo sguardo dal lenzuolo che sto torturando tra le dita e lo trovo lì, appoggiato allo stipite della porta, a più di tre metri da me, le spalle larghe che sembrano troppo grandi per il modo in cui si sta stringendo le mani sullo stomaco, come se provasse a tenerci dentro qualcosa che non può permettersi di far uscire.

«Cosa?» sussurro, anche se ho capito benissimo che non è una frase iniziata a caso.

Si bagna le labbra con la lingua, un gesto nervoso che su di lui stona, perché è sempre stato controllo, calma forzata, ironia. Adesso no. Adesso ha le occhiaie profonde, le iridi scure, i ricci in disordine in un modo che non ha niente a che vedere con quello che faccio io quando glieli scompiglio ridendo.

«Se, durante il rituale,» riprende, scandendo ogni parola come se dovesse costringerla fuori, «il tuo corpo... non regge, Arianne e gli stregoni pensano che ci sia una possibilità di... di salvarti.»

La parola "salvarti" resta appesa a metà stanza, sospesa proprio tra di noi, in quella terra di nessuno che il marchio di Trisha ha creato.

Stringo più forte il lenzuolo tra le mani.

«Come?» chiedo, anche se la risposta mi arriva addosso un secondo prima che la dica, fredda e inevitabile.

Harry solleva lo sguardo e per un attimo ci guardiamo, davvero, senza scappare, senza abbassare gli occhi. È come se un filo invisibile si tendesse tra di noi, troppo corto per abbracciarci, troppo lungo per sentirci davvero al sicuro.

«Trasformandoti,» sussurra. «Facendoti diventare come noi.»

Il cuore mi fa un balzo stupido nel petto, come se avesse inciampato su se stesso.

Poi, per un secondo, non sento più niente.
Né il lenzuolo tra le dita.
Né l'odore di erbe e incenso.
Né il peso del marchio, che da quando mi sono svegliata pulsa a ondate, un dolore sordo, profondo, come se qualcosa mi stesse rosicchiando dall'interno.

«Trasformarmi,» ripeto piano, provando la parola sulla lingua come se fosse di qualcun altro. «Come... come voi.»

Come Annie.
Come Harry.

Come l'incubo che, fino a poco tempo fa, avrei chiamato mostro.

Lui scuote la testa di scatto, come se avessi capito male, come se volesse cancellare e riscrivere tutto.

«È un'ipotesi,» dice subito, troppo in fretta, troppe consonanti tutte insieme. «Una possibilità estrema, Alex. Una che io non voglio. Non la voglio per te.»

Sento la voce incrinarsi da sola quando rispondo:

«Ma è sul tavolo, no?»

Lui chiude per un attimo gli occhi. Quando li riapre sono lucidi, più scuri, come se stesse trattenendo qualcosa a fatica.

«Sì,» ammette. «È sul tavolo.»

Abbasso lo sguardo sulle mie mani.
Le nocche bianche.
Le unghie corte.
Le cicatrici sottili, vecchie e nuove, che mio padre mi ha lasciato addosso come firme.

Sono sempre stata così: carne, ossa, paura, respiri corti nel buio. Umana. Fragile. E lui, loro,  qualcosa di completamente diverso. Qualcosa che non avrei mai dovuto toccare, e che adesso non posso più toccare davvero, perché il marchio me lo impedisce.

«E cosa ti hanno detto, esattamente?» chiedo, cercando di non far tremare la voce, ma fallisco a metà frase.

Harry fa un passo nella stanza, istintivo, e subito si ferma, come se fosse andato a sbattere contro un muro invisibile. Lo vedo posare una mano sullo stipite, le dita aperte, il legno che scricchiola appena sotto la pressione.

The dark in the light | |H.S.| |La tua prossima ossessione. Scoprilo ora