Alex's pov
Mi sposto di lato con le chiavi che tremano tra le dita. La toppa fa resistenza per un secondo, poi il metallo scatta; la porta cede e un alito tiepido di casa mi sfiora il viso. La tengo aperta con l'anca e faccio cenno a Harry di passare. Lui entra con cautela, il passo leggero, lo sguardo che scivola curioso su corridoio, pareti, foto incorniciate.
«Lascia pure lì,» dico indicando il bancone della cucina. Lui appoggia le buste con attenzione, una accanto all'altra, come se avessero un ordine preciso. Io mi sfilo la giacca e la butto sulla sedia.
«Vuoi qualcosa da bere? O da mangiare?» chiedo avvicinandomi, strofinandomi le mani per scaldarle.
«Apprezzo l'offerta,» risponde, restando in piedi, una mano tra i capelli e l'altra che gli scivola sulla nuca, «ma per ora passo.»
«Tranquillo, non ti mangio. Al massimo...» sollevo un sopracciglio, «magari mi mangio un piatto di pasta al pomodoro tra poco. Tu no.»
Ride piano, quella risata bassa che ti vibra addosso. «Allora mi siedo, ma solo se prometti di non salarmi come l'acqua della pasta.»
«Promesso,» mormoro, indicando lo sgabello. Lui si accomoda, i gomiti che sfiorano il bordo del piano, lo sguardo che segue ogni mio movimento mentre apro i cassetti in cerca di una padella decente.
«Cucini spesso?» domanda, inclinando appena la testa.
«Mi piace cucinare,» rispondo, trovando finalmente la padella e posandola sul fornello. «Mi calma... e la cucina obbedisce: se sbagli, è colpa tua; se riesce, è merito tuo.» Apro una scatola di pelati, verso il pomodoro, un filo d'olio, una pioggia di origano.
«Anche a me piaceva cucinare,» mormora lui, distogliendo lo sguardo per un istante, come se seguisse un pensiero lontano.
La parola mi punge. «Piaceva? Perché passato?» Mi esce troppo diretto. Brava Alex, proprio sottile.
Lui fa un mezzo sorriso, le dita che giocano con l'orlo della manica. «Periodi. Case diverse, cucine diverse... a volte non trovi il tempo, altre volte non trovi... l'appetito giusto.» Alza le spalle, come a chiudere lì.
Annuisco e non insisto. Alzo la fiamma, lascio che il sugo prenda calore. L'aria si riempie dell'odore dell'origano che tosta; il vetro della finestra si appanna in un angolo.
«Ti do una mano?» propone all'improvviso, scivolando giù dallo sgabello.
«Se proprio insisti... ma c'è un dress code.» Mi inginocchio davanti a un cassetto e ne estraggo un minuscolo cappello da cuoco di cartone, residuo di una festa di compleanno. Lo agito nell'aria. «Accessorio obbligatorio.»
«Chef Styles al servizio,» ride, infilandoselo. Un paio di ricci gli sfuggono da sotto e io non posso trattenere un sorrisetto. Mi porge la mano per il cucchiaio di legno. Le nostre dita si sfiorano un attimo: lui è freddo, sempre, e io sento la pelle pizzicare dove mi tocca. Calma. Respira.
«Gira il sugo con gentilezza, non farlo arrabbiare,» scherzo mentre metto a bollire l'acqua in una pentola grande.
«Promesso. Tratto bene le cose delicate,» risponde. Lo dice con tono leggero, ma i suoi occhi restano per un battito troppo seri, come se stesse dicendo anche altro.
L'acqua comincia a fremere; butto gli spaghetti, il vapore mi investe le guance. Lui si muove con una naturalezza che mi sorprende: è preciso, rapido, mai rumoroso. «Assaggi?» chiedo indicandogli il sugo.
Esita un istante, poi scuote piano la testa. «Vado a fiducia. Hai una mano sicura.» Depone il cucchiaio e si scosta di un passo, come se la distanza gli servisse per respirare.
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The dark in the light | |H.S.| |
FanfictionMentre lei spegne le candeline e cresce, io resto immobile nel tempo: stesso corpo, stesso volto, stessa voce. Solo l'anima, silenziosa, invecchia. - Harry Styles 1* in #5sos - 06/12/2025 3* in #onedirection - 23/07/2026
