Alex's pov
La casa è silenziosa quando arriviamo, un silenzio pesante, quasi appiccicoso, che sembra entrare sotto la pelle anziché darmi pace.
Nonostante il riscaldamento acceso, continuo a tremare senza riuscire a fermarmi, come se ogni muscolo del mio corpo avesse deciso di ribellarsi alla possibilità di sentirsi al sicuro.
Non è freddo quello che mi scuote; è paura.
È memoria.
È il corpo che ricorda anche quando la mente vorrebbe staccare tutto.
Luke chiude la porta dietro di noi con un gesto lento, misurato, come se stesse cercando di non farmi sobbalzare.
Non so se ci riesce.
Ogni piccolo suono mi attraversa come un colpo.
La stanza mi sembra troppo piccola, quasi soffocante. Ogni ombra sul muro sembra muoversi con la coda dell'occhio, come se qualcuno potesse saltare fuori da un momento all'altro.
Mi sforzo di deglutire, ma la gola è così stretta che mi graffia. Il mio stesso respiro sembra un rumore troppo forte, come se potesse attirare attenzioni indesiderate.
«Vuoi qualcosa da bere?» chiede piano, la voce gentile ma non invadente, come se avesse paura di farmi spezzare con una sola parola.
Scuoto la testa.
Non riesco a parlare.
Ho la gola chiusa come se avessi ingoiato del fumo, e il respiro mi gratta contro il petto quasi mi facesse male.
Vedo ancora Harry cadere in ginocchio dopo lo sparo, vedo la mia mano che lo scuote per trovare una ferita che non esisteva, vedo la pelle fredda sotto le mie dita, gli occhi che si sono aperti di scatto, troppo rossi per essere razionali.
E poi rivedo l'uomo nel vicolo.
La velocità disumana.
Il fiato gelido sulla mia nuca.
Le mani troppo forti.
La parola vampiri sussurrata come una maledizione.
Mi accoccolo nell'angolo del divano, le ginocchia strette al petto, le braccia che mi stringono come se potessi impedire al cuore di uscire dalla gabbia toracica e precipitare sul pavimento.
Potrei giurare di sentire ancora le dita dell'uomo tra i miei capelli, il peso del suo braccio attorno al collo, l'odore metallico della pistola che portava con sé, l'eco della sua risata mentre mi parlava di Harry come se sapesse tutto di lui, tutto di me, tutto di quello che sarebbe successo.
«Alex...»
La voce di Luke filtra nel mio torpore e mi costringe a sollevare lo sguardo almeno di un millimetro.
Non riesco a guardarlo davvero, ma lui capisce lo stesso.
«Luke?» mormoro, e il mio stesso nome sulle mie labbra sembra straniero, sbiadito, come se fosse un ricordo e non una realtà.
Lui si avvicina piano, abbassandosi un po' per essere alla mia altezza.
«Sì?»
«C-cos'è Harry?»
La domanda mi sfugge come un sussurro, quasi un soffio di vento.
Non so se voglio davvero la risposta.
Non so se sono pronta.
Non so niente.
Lui rimane immobile.
Non cerca una risposta immediata, non mi rassicura.
Mi guarda semplicemente con uno sguardo lungo, profondo, come se stesse misurando il punto esatto in cui sto per frantumarmi.
«Harry è...»
Lo sento mentire ancora prima che finisca la frase.
«...una persona, Alex.»
Scrollo la testa mentre una fitta mi attraversa il petto.
«Per favore,» sussurro. «Non ora. Non dirmi questo adesso.»
Luke sospira, un suono basso e profondo, come se lo avessi costretto a rimuovere un peso enorme.
Comincia a camminare avanti e indietro per la stanza, lento, inquieto, come un animale che conosce il sentiero ma non la destinazione.
«So che vuoi la verità,» dice infine, senza guardarmi. «E te la meriteresti più di chiunque altro.»
Mi stringo le braccia con più forza.
«Allora dimmela.»
STAI LEGGENDO
The dark in the light | |H.S.| |
Fiksi PenggemarMentre lei spegne le candeline e cresce, io resto immobile nel tempo: stesso corpo, stesso volto, stessa voce. Solo l'anima, silenziosa, invecchia. - Harry Styles 1* in #5sos - 06/12/2025 3* in #onedirection - 23/07/2026
