76 - Bruciato

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Alex's pov

Sono ancora alla finestra quando sento la porta d'ingresso chiudersi, giù al piano di sotto.

Il vetro è freddo sotto la fronte; ci appoggio la pelle un secondo di più del necessario, come se la differenza di temperatura potesse aiutarmi a rimettere in ordine i pensieri che continuano a girare in tondo, veloci, come quelle parole che Jade ha sputato senza il minimo pudore.

Sacrificio.
Rituale suicida.
Davvero eri pronto a farlo, Styles?

La casa è stranamente silenziosa ora che Jade se n'è andata. Ogni tanto un'asse del pavimento scricchiola da qualche parte, forse Ellen che sistema qualcosa in cucina, forse Niall che si gira sul divano, ma qui, al piano di sopra, nel corridoio che porta alle camere, c'è solo il rumore ostinato del mio cuore.

Sento i suoi passi prima di vederlo.

Li riconoscerei tra mille: quel peso leggero ma deciso, quel ritmo misurato che può trasformarsi in un lampo quando vuole, quel modo di salire le scale come se potesse farlo senza toccarle davvero.

Trattengo il respiro.

Harry si ferma sull'ultimo gradino.

Non dice niente.
Neanch'io.

So solo che, per qualche motivo, non riesco a rimanergli troppo vicino. Quindi entro nella camera, lasciando la porta aperta.

La luce della lampada sul comodino gli disegna mezze ombre sul viso: le occhiaie più scure del solito, il taglio della mascella irrigidito, i ricci un po' umidi d'aria notturna, come se avesse fatto avanti e indietro prima di decidersi a salire.

I nostri occhi si agganciano per un istante.
Poi guardo altrove, verso il letto sfatto, verso la coperta che ho stropicciato mentre cercavo di smettere di tremare.

«Alex...» la sua voce si poggia sul mio nome come un peso. «Posso entrare?»

«Sei già dentro,» mormoro, senza riuscire a trattenere quella punta di ironia amara.

Chiude la porta alle sue spalle e fa qualche passo.
Non è vicino, non ancora, ma nemmeno distante. È in quella zona di mezzo che mi irrita e mi rassicura allo stesso tempo.

«Hai sentito,» dice. Non è una domanda.

Rido piano, un suono corto, senza davvero allegria.

«È difficile non sentire quando qualcuno urla "rituale suicida" nel cortile di casa.»

Si morde l'interno della guancia.
Vedo il movimento, minuscolo ma netto.

«Alex...»

«Cos'intendeva?» lo interrompo.
La voce mi esce più ferma di quanto mi senta.
«Cos'è questo sacrificio? E questo rituale? E perché Jade ne sa più di me sulla tua vita? Ancora cose mi nascondi, Harry?»

Una vena gli pulsa sul collo.
Si passa una mano tra i capelli, gesto che di solito trovo rassicurante; stasera mi sembra solo un modo per guadagnare tempo.

«Non posso spiegartelo qui,» dice infine, lo sguardo che si sposta un secondo verso la porta, come se le pareti avessero orecchie. «Voglio... mostrartelo.»

Inarco un sopracciglio.

«Mostrarmi cosa, esattamente? Il modo in cui avevi intenzione di farmi assistere al tuo funerale finto?»

È crudele, sì.
Ma lo è anche scoprire così, per caso, che la persona con cui dormi abbracciata pensa a come scomparire dalla tua vita.

Harry chiude gli occhi un istante, come se quella frase fosse un pugno.

The dark in the light | |H.S.| |La tua prossima ossessione. Scoprilo ora