«Manca poco ad arrivare,» dice Harry, passandosi una mano tra i boccoli ribelli.
Il vento gli scompiglia i capelli, e per un attimo sembra un ragazzo normale, uno di quelli che si perdono a guardare il mare senza motivo. Poi si infila le mani nelle tasche, inspira a fondo, come se quell'aria fredda gli servisse per rimettere ordine dentro di sé.
Ci siamo fermati per prendere un po' d'aria in un'area di servizio.
Quattro ore e mezza di viaggio, due soste brevi, e ora finalmente il silenzio.
Lì davanti, il mare.
Una distesa scura, argentata dalla luna, che lambisce la riva con un suono ritmico e ipnotico.
È bellissimo.
Mi sento bene, stranamente bene.
Non avrei mai pensato di sentirmi così lontano da casa, dopo tutto quello che è successo.
Eppure qui, accanto a lui, è come se la paura fosse rimasta indietro, sull'asfalto.
Guardo Harry.
I suoi occhi seguono il movimento delle onde, come se stesse cercando qualcosa in mezzo a quel riflesso d'acqua.
E dietro quelle iridi verdi vedo un accenno di serenità che mi spiazza.
«Finalmente,» dice piano, voltandosi verso di me con un sorriso vero, di quelli che ti scaldano anche se l'aria è fredda.
Dio, i suoi occhi... sono una cosa che non si può descrivere.
C'è un'intensità lì dentro che mi lascia sempre senza parole.
E prima che possa fermarmi, le parole mi scappano via da sole.
«Posso... abbracciarti?»
Appena lo dico, vorrei scavarmi una buca nella sabbia e sparire.
Che diamine mi è preso?
Lui mi guarda per un istante, sorpreso. Poi il suo sorriso si allarga, lento, quasi divertito, ma dolce.
Apre le braccia senza dire nulla.
Un gesto semplice, ma che dice tutto.
Con un'esitazione infantile faccio un passo avanti, poi un altro.
Mi stringo a lui, le braccia che si incrociano dietro la sua schiena.
È alto, e il suo petto è freddo — freddo come una notte d'inverno, anche se l'aria non lo è affatto.
Le mie mani invece sono calde, e la differenza mi fa venire un piccolo brivido.
«Grazie,» sussurro, le labbra che sfiorano appena la stoffa della sua maglietta.
«Di cosa?» mormora, la voce profonda che vibra contro la mia guancia.
Posso sentire il suo respiro — lento, controllato, ma c'è qualcosa di strano in quel ritmo. Come se non fosse del tutto naturale.
«Per tutto,» rispondo piano. «Per avermi portata via, per avermi... salvata, credo. Sei la prima persona che abbia mai fatto tanto per me. E non so nemmeno come dirtelo, ma... mi sento in debito.»
Lui rimane immobile per un attimo.
Poi parla, con un tono basso, quasi colpevole.
«Io non ho fatto niente, Alex. Niente che possa davvero cancellare quello che ti è stato fatto.»
Le sue parole tremano, e con esse il suo petto sotto la mia guancia.
Chiudo gli occhi, inspirando piano.
Il suo profumo mi riempie i polmoni.
Non dovrei sentirlo in questo modo, ma mi calma, mi fa stare bene.
«Le ferite stanno guarendo,» dico d'impulso, prima che il cervello riesca a fermarmi. «Quelle dentro, ma anche... quelle fuori.»
Un silenzio.
Non risponde subito.
Sento solo il battito regolare del mio cuore, e il suo corpo immobile che mi stringe più forte, quasi a voler impedire al tempo di muoversi.
Poi le sue labbra sfiorano la mia fronte.
Un bacio. Freddo, ma pieno.
Mi manca il respiro.
«Grazie a te,» mormora contro la mia pelle, «che mi fai battere il cuore dopo tanto tempo.»
Mi paralizzo.
Le sue parole mi attraversano come una scossa.
Non so se sta scherzando o se davvero lo pensa.
Ma nel tono c'è qualcosa di serio, quasi malinconico.
Come se quel cuore, fino a poco tempo fa, non battesse affatto.
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The dark in the light | |H.S.| |
FanfictionMentre lei spegne le candeline e cresce, io resto immobile nel tempo: stesso corpo, stesso volto, stessa voce. Solo l'anima, silenziosa, invecchia. - Harry Styles 1* in #5sos - 06/12/2025 3* in #onedirection - 23/07/2026
