La stanza puzza di fumo stantio, sudore e vecchie minacce. Il neon tremola sopra le nostre teste come un insetto morente, proiettando lampi di luce bianca sulle facce soddisfatte di quella banda di idioti che ho tentato più volte di tagliare fuori dalla mia vita. Ashton è seduto davanti a me, le gambe larghe, la schiena rilassata sulla sedia, la sigaretta stretta tra le dita come se fosse un'estensione naturale della sua arroganza.
Mi guarda con quel suo sorriso che sembra scolpito apposta per farmi desiderare di strapparglielo dal volto.
I miei occhi, ormai completamente rossi, lo fissano con un'intensità che solo il controllo mi impedisce di trasformare in un attacco. Se fosse umano, sarebbe già cenere.
Non ha nemmeno il diritto di pronunciare il suo nome.
Non Alex.
Non lei.
«Non devi toccarla, stronzo.»
La mia voce esce bassa, rovinata dalla rabbia, e la mascella mi tira la pelle del collo, facendomi sentire la tensione pulsare sotto la pelle.
Ashton non si scompone.
Tira una lunga boccata di fumo e poi la espira lentamente, lasciando che la nuvola grigia gli avvolga il volto.
Mi guarda come si osserva un animale in gabbia: incuriosito, divertito, con la sicurezza di chi crede di avere l'arma migliore.
«Non sono qui per lei, Harry. Sei tu quello che ha chiesto questo incontro.»
Getta la sigaretta a terra e la schiaccia con lo stivale.
«Dicevi di voler discutere del piccolo... incidente dell'altra volta.»
Quel piccolo incidente.
Quella volta in cui avevano quasi distrutto casa mia.
E Jade, pur detestandolo, mi aveva aiutato.
E Arianne era rimasta ferita nel mezzo.
Era stato un avvertimento.
Uno dei loro modi idioti di dire ci siamo ancora.
Inspiro lentamente, cercando di mantenere il sangue freddo.
«Non voglio più problemi,» dico, le mani che stringono i braccioli della sedia fino a far scricchiolare il legno. «E non voglio che nessuno di voi si avvicini a ciò che è mio.»
Il sorriso di Ashton si allarga.
C'è malizia.
C'è soddisfazione.
C'è una scintilla che non mi piace.
«Davvero pensi di avere tutto sotto controllo? Che lei sia... al sicuro?»
Il gelo che mi attraversa la spina dorsale è immediato.
Un avvertimento.
Un presagio.
«Che cazzo intendi?» ringhio, il mio tono basso come un tuono. «Lei non è in pericolo.»
«Se lo dici tu.»
Si sporge in avanti, intrecciando le dita, lo sguardo che brilla come se stesse gustando ogni secondo.
«Ma sei proprio sicuro che, adesso, sia ancora così?»
Il mio corpo reagisce prima della mente.
Mi alzo in piedi, le vene che pulsano sulle braccia, gli occhi che diventano due fessure di sangue.
«Ashton, se stai scherzando, ricostruiranno questo posto attorno al tuo cadavere.»
Lui ride.
Una risata morbida, quasi elegante, che mi fa venire voglia di fracassargli la faccia contro il tavolo.
Poi tira fuori un piccolo dispositivo nero dalla tasca della giacca.
Una specie di registratore.
E mentre lo fa, non distoglie lo sguardo dal mio.
«Sai... a volte succedono cose impreviste.»
Premendo un pulsante rosso, inclina la testa.
«E a volte le persone finiscono... dove non dovrebbero essere.»
Il suono che arriva dopo mi sbriciola.
«Lasciami!»
La voce di Alex esplode nella stanza.
Non è un'eco.
Non è una registrazione vecchia.
È presente.
Vera.
Spezzata.
La sedia dietro di me cade quando scatto in avanti.
Il mondo diventa un'unica sfocatura rossa.
«CHE CAZZO LE AVETE FATTO?!»
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The dark in the light | |H.S.| |
FanfictionMentre lei spegne le candeline e cresce, io resto immobile nel tempo: stesso corpo, stesso volto, stessa voce. Solo l'anima, silenziosa, invecchia. - Harry Styles 1* in #5sos - 06/12/2025 3* in #onedirection - 23/07/2026
