28 - Stranezze

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Alex's pov

Sono passati alcuni giorni da quel momento sulla spiaggia.
Da quel bacio che mi ha ribaltato il cuore e che, allo stesso tempo, ha messo un muro tra noi.

Non ne abbiamo più parlato.
Non una parola, non un accenno, neanche uno sguardo che potesse riportarci lì.

Il ritorno a casa era stato silenzioso.
Solo il rumore delle onde in lontananza, i nostri passi nella sabbia umida, e quel vuoto immenso tra di noi. Harry guidava senza parlare, con una mano sul volante e lo sguardo fisso davanti. Io guardavo il riflesso dei fari sulla strada, pensando a quanto fosse assurdo che un solo bacio potesse cambiare tutto.

Da allora, la nostra routine si è fatta strana.
Lui continua a esserci, ma da lontano.
È una presenza che non puoi ignorare, ma che non riesci a toccare.

La mattina mi sveglio e sento il profumo del caffè arrivare dalla cucina.
Quando scendo, trovo già la colazione pronta: una tazza fumante, una fetta di pane con la marmellata, a volte della frutta tagliata.
Lui è lì, seduto sul divano o in piedi accanto al piano cottura, con quel solito modo distratto di tenere la tazza in mano.

«Buongiorno,» dice sempre, la voce calma, come se niente fosse.
«Buongiorno,» rispondo io, cercando di non sembrare delusa per la distanza che si è creata.

Parliamo poco.
Qualche parola sul tempo, un commento sul libro che sto leggendo, o una domanda gentile su come mi sento. Tutto perfetto, tutto normale.
Eppure, ogni gesto sembra avere un peso diverso, più fragile.

Trascorro molto tempo da sola, ultimamente.
Ho scoperto una piccola libreria incastonata nella parete del soggiorno, piena di volumi impolverati, copertine logore e titoli che non avevo mai sentito.
Mi rifugio lì. Leggo fino a tardi, spesso avvolta in una coperta sul divano, mentre lui passa alle mie spalle in silenzio, lasciando un leggero spostamento d'aria.

A volte, senza dire nulla, mi lascia una tazza di tè caldo sul tavolino.
Un gesto semplice, quasi meccanico.
Ma ogni volta mi colpisce.

La sera, quando lui esce (non so dove, non oso chiederlo) la casa diventa un mondo vuoto.
Accendo il portatile, lo stesso che mi ha prestato lui, e faccio videochiamate con Annie.
La connessione è sempre pessima. Le sue parole si interrompono a metà, la sua immagine si blocca in smorfie sgranate.
Ma anche così, sentire la sua voce mi fa bene.

«Hai un'aria strana,» mi ha detto ieri.
«Strana come?»
«Come se stessi cercando di non pensarci, ma ci pensi lo stesso.»

Non ho risposto.
Perché aveva ragione.

Non riesco a smettere di pensare a lui.
A quel bacio, a come mi ha guardata subito dopo, con quella paura negli occhi che non avevo mai visto prima.
È come se ogni volta che lo vedo, anche solo di sfuggita, il mio cuore si stringesse un po' di più, chiedendomi quanto ancora potrò sopportare questa distanza che lui stesso ha costruito.

Eppure, non riesco a odiarlo.
Non riesco nemmeno a pretendere una spiegazione.
Mi basta sapere che è qui, anche se a metà.
Che il suo modo di prendersi cura di me, silenzioso, trattenuto, invisibile, è la sua maniera di dire che gli importa.

La sera, quando mi chiudo in camera e tutto è immerso nel buio, sento a volte il pavimento scricchiolare piano.
Forse è il vento.
O forse è lui, che controlla che io stia dormendo.
Come se, anche nel suo silenzio, non potesse fare a meno di proteggermi.

E non riesco nemmeno più a capire cosa siamo.
A volte mi sembra che voglia avvicinarsi, che le sue mani cerchino la mia pelle anche solo per caso. Altre volte invece si chiude in quel suo silenzio glaciale, come se avesse paura di sfiorarmi.
E io resto lì, in mezzo a quella distanza invisibile, chiedendomi cosa ho fatto di sbagliato.

The dark in the light | |H.S.| |La tua prossima ossessione. Scoprilo ora