34 - Tracce di normalità

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La luce che filtra dalla finestra mi colpisce le palpebre con un'insistenza quasi crudele, costringendomi a stringere gli occhi fino a sentirli bruciare leggermente. Mi rigiro su un fianco, affondo il viso nel cuscino e lascio andare un sospiro stanco, uno di quelli che sembrano uscire dalle ossa più che dai polmoni.

Sono esausta.
Le braccia, le gambe... è come se durante la notte qualcuno le avesse riempite di sabbia. Un peso dolce ma ostinato che mi trattiene tra le lenzuola.

Resto immobile per qualche minuto, a metà tra il sonno e la veglia, finché non mi arrendo e allungo una mano verso il comodino. Accendo lo schermo del cellulare.

10:30.

Un orario che, secondo una parte di me, è ancora indecente per alzarsi; secondo un'altra, invece, è un invito gentile a smettere di dormire la vita. Mi stiro lentamente, le vertebre che si allineano una alla volta, e scendo dal letto. Il pavimento freddo mi accoglie con un brivido che mi percorre le caviglie e risale veloce, come un tocco improvviso.

Passo davanti allo specchio e, quasi senza volerlo, mi fermo a guardarmi.
Per anni ho visto lì dentro una ragazza che evitava il proprio riflesso: spalle chiuse, sguardo sfuggente, un'ombra di tristezza appuntata alle iridi.
Stavolta... qualcosa è diverso.
Forse è solo un dettaglio, un'impercettibile scintilla negli occhi chiari.
Qualcosa che assomiglia alla vita.

Il click della maniglia mi fa voltare di scatto. Luke appare sulla soglia con il suo solito passo silenzioso.

«Buongiorno, Luke» dico, lasciando che un sorriso vero, sorprendentemente facile, mi alleggerisca il viso.

«Buongiorno, Alex.»
La sua voce è morbida, un po' impastata. Per un istante mi torna alla mente il singhiozzo soffocato che gli ha scosso il respiro ieri sera.

«Come stai?» gli chiedo.

«Bene, grazie. E tu?»
Annuisce appena, ma gli occhi tradiscono un'ombra stanca.

«Bene.»
E quel senso di familiarità, quello strano, inspiegabile calore che provo vicino a lui, mi riempie di nuovo il petto.

Luke solleva un sopracciglio. «Ti voglio pronta tra quindici minuti. Ordini del riccio.»
E sparisce nel corridoio prima che io possa commentare. Rido tra me al soprannome che ha dato a Harry: perfetto, se ci penso.

Scelgo in fretta qualcosa da indossare, setacciando l'armadio come se fosse una missione importante. Una volta trovati vestiti decenti, mi precipito in bagno. La doccia calda mi scioglie la stanchezza, il vapore appanna lo specchio e rende il mondo un po' più gentile. Mi trucco leggermente, giusto quel tanto che basta a sentirmi più sveglia, più me stessa.

Quando torno in camera mi infilo le mie Vans consumate, le uniche che sembrano capire davvero i miei piedi e quasi senza accorgermene finisco a saltellare verso la cucina, spinta da un'energia che non ricordavo più di avere.

Quando entro in cucina, li trovo entrambi seduti al tavolo: Harry e Luke.
I loro profili sono illuminati dalla luce morbida della mattina e stanno ridendo di qualcosa che non ho sentito. Harry inclina la testa all'indietro, il riso basso e caldo, mentre Luke gli dà una spinta sulla spalla come farebbe un fratello maggiore che non vuole ammettere di aver perso una battuta.

La scena ha qualcosa di sorprendentemente normale.
Quasi familiare.
E mi piace.

Mi muovo in silenzio, per non interrompere quel piccolo equilibrio che sembrano essersi creati. Prendo il latte, verso una quantità generosa nella tazza e ci inzuppo due biscotti, che iniziano ad ammorbidirsi subito, assorbendo calore.

«Ti muovi come se avessi le ali stamattina.»
La voce di Luke mi raggiunge con un sorriso che si sente ancora prima di vederlo.

Lo guardo. Un sopracciglio sollevato, un'aria più riposata del previsto.
«Oggi... non so, mi sento leggera.»
E il sorriso che mi si allarga sul viso è così spontaneo che quasi mi sorprende.

The dark in the light | |H.S.| |La tua prossima ossessione. Scoprilo ora