02 - Quando chiudo gli occhi

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La maglietta nera mi cade morbida addosso, seguendo le linee sottili del mio corpo. I pantaloncini corti lasciano scoperte le ginocchia, dove i lividi si vedono appena. Per quelli ho già pronta la mia scusa: sono caduta. Funziona sempre... o quasi.
Sbuffo mentre esco dal bagno, infastidita per aver passato così poco tempo nella vasca. Avrei voluto restare immersa finché l'acqua non fosse diventata fredda. Invece, scendo le scale verso il piano di sotto, sentendo ancora l'umidità scivolare dalla pelle.

«Ehi!» La voce di Annie mi raggiunge prima ancora che la veda. Quando appare davanti a me, ha quel sorriso che sembra illuminare anche gli angoli più bui. Lei è la mia migliore amica. L'unica che sa tutto.

«Ciao» mormoro, aprendole le braccia. L'abbraccio dura un attimo, il tempo di sentire il nodo in gola salire troppo in fretta. Mi stacco subito, mordendomi il labbro.

«Dimmi che sei venuta a rapirmi» le sussurro, cercando di farlo sembrare uno scherzo.

«Se vuoi, sì» risponde con un mezzo sorriso, ma negli occhi ha una serietà che non nasconde. Poi si gira verso mio padre.

«Signor McVille, posso portare Alex a fare un giro?» chiede con voce ferma. Non abbassa lo sguardo, nonostante il gelo che lui le lancia addosso.

«Levamela di torno.» risponde lui, scandendo ogni parola come una lama.

Il cuore mi balza in gola. La risposta mi brucia sulla lingua, ma la ricaccio giù. Annie fa finta di non sentire, mi afferra la mano e mi trascina via, decisa.

Davanti alla mia stanza mi fermo di colpo.
«Non entrare» dico, con la porta chiusa alle nostre spalle. La mia voce è tesa. Quella stanza... non è un posto per lei.

«Va bene» annuisce, sedendosi accanto all'ingresso. Non mi chiede il perché.

**

Camminiamo da un po' per le strade di New York, il rumore del traffico ci accompagna come un sottofondo costante. L'aria è tagliente, secca, e la mia giacca sottile non basta a tenermi al caldo. Stringo le braccia al petto, cercando di trattenere quel poco di calore rimasto, mentre il vento mi scompiglia i capelli e mi pizzica le guance.
I lampioni proiettano coni di luce giallastra sull'asfalto umido, riflettendo qua e là sulle pozzanghere. Una sirena in lontananza ulula tra i palazzi, e un gruppo di ragazzi passa correndo dall'altro lato della strada, ridendo e urlando.

«Sembri un ghiacciolo» commenta Annie, osservandomi di sottecchi.

«E tu sembri una pubblicità di piumini invernali» ribatto, cercando di sorridere nonostante il freddo.

«Appunto. Io sto bene» dice, dandomi una leggera spallata. Poi, senza preavviso, devia in una strada laterale. «Vieni.»

«Dove andiamo?» chiedo, cercando di starle dietro mentre i miei passi schioccano sul marciapiede.

«Vedrai.»

Passiamo davanti a un vecchio negozio di dischi, con la vetrina illuminata da luci al neon rosa, e a una libreria minuscola, il cui proprietario sta abbassando la serranda. C'è odore di pane caldo che arriva da una panetteria poco più avanti, e per un attimo mi fermerei lì... ma Annie spinge la porta di un piccolo bar.

Una ventata di calore ci avvolge appena entriamo. L'interno è illuminato da luci soffuse, il bancone è in legno scuro, e sulle pareti sono appese vecchie foto in bianco e nero di New York. Un leggero profumo di caffè tostato si mescola all'aroma dolce del cacao.

Troviamo un tavolo vicino alla vetrata, da cui si vede la strada e il riflesso tremolante delle luci della città. Una cameriera dai capelli rossi raccolti in una coda alta ci accoglie con un sorriso, prendendo l'ordinazione: due cioccolate calde.

The dark in the light | |H.S.| |La tua prossima ossessione. Scoprilo ora