Non so quanto tempo passa da quando Harry esce dalla stanza a quando bussano piano alla porta, ma mi sembra insieme un minuto e un secolo.
«Alex?» è la voce dello stregone, bassa, educata. «Possiamo entrare?»
«Sì» rispondo, la gola secca.
La porta si apre quel tanto che basta perché lui e sua moglie si affaccino; restano comunque a distanza, oltre la soglia, come se anche solo l'idea di avvicinarsi troppo fosse un rischio che nessuno vuole correre.
«È tutto pronto» dice lei, stringendo contro il petto un sacchetto di stoffa scura che profuma di terra e legno e qualcosa di pungente che mi ricorda l'inverno. «Dobbiamo solo... cominciare a prepararti.»
Annuisco, perché non saprei comunque che altro fare.
«Niall ti aiuta a scendere» continua l'uomo. «Nel bagno c'è quello che ti serve. Ti spiegherà lui come usare le erbe. Quando avrai finito, ti aspetteremo fuori.»
Niall appare alle loro spalle, il viso stanco ma caldo, umano, vivo in mezzo a tutta quella tensione sovrannaturale.
«Ehi» mormora, avvicinandosi a me di poco, poi tende una mano e aspetta, dandomi il tempo di decidere.
La sua pelle non mi farà male.
Lui è l'unico che posso toccare senza rischiare di bruciare.
Allungo le dita e mi aggrappo alle sue, come se stessimo per attraversare una strada affollata, non un corridoio pieno di mostri che amo e che non posso sfiorare.
«Pronta?» chiede piano.
«No» rispondo con un mezzo sorriso storto. «Ma andiamo lo stesso.»
****
Il bagno al piano di sotto sembra un'altra stanza rispetto a ieri: sul ripiano del lavandino ci sono ciotole di ceramica riempite con erbe tritate, radici sottili immerse in acqua tiepida, fiori secchi che profumano di campagna e fumo; sul bordo della vasca è appoggiato un asciugamano chiaro, attorcigliato con cura, e accanto una maglia pulita, morbida, di un cotone che riconosco subito come uno di quelli di Harry.
Mi si stringe il petto.
«Ok» sospira Niall, lasciandomi andare con delicatezza. «Cerco di ricordare tutto quello che hanno detto, ma non garantisco per la pronuncia in stregonese.»
Nonostante tutto, mi scappa un piccolo sbuffo.
Lui indica la prima ciotola, dove foglie verdi, spezzettate grossolanamente, galleggiano in acqua tiepida che fuma leggermente.
«Queste... servono per "pulire le tracce della paura"» spiega, imitando vagamente il tono dello stregone. «Devi passarle sul corpo, tipo impacco. Non strofinare troppo forte, ha detto, ma insistere dove senti il marchio tirare di più.»
Non mi piace l'idea che qualcuno sappia dove il marchio tira di più, ma annuisco.
«Poi questa» continua, indicando un miscuglio scuro, quasi nero, che ha un odore forte, quasi amaro. «Radice di qualcosa impronunciabile, credo, e altre robe. Devi massaggiare le mani e i piedi, dice che aiuta il corpo a "ricordarsi che è vivo".»
«Suona confortante» mormoro, guardando le mie dita ancora leggermente tremanti.
«E alla fine...» Niall sposta lo sguardo sull'ultima ciotola, dove galleggiano petali color crema e rametti sottili. «Questa va nell'acqua con cui ti risciacqui. Dicono che "apre i canali giusti e chiude quelli sbagliati". Non chiedermi altro, io sono solo il fattorino delle pozioni.»
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The dark in the light | |H.S.| |
Fiksi PenggemarMentre lei spegne le candeline e cresce, io resto immobile nel tempo: stesso corpo, stesso volto, stessa voce. Solo l'anima, silenziosa, invecchia. - Harry Styles 1* in #5sos - 06/12/2025 3* in #onedirection - 23/07/2026
