62 - Ho ucciso

141 10 0
                                        

È come essere risucchiata dentro un vortice e poi scaraventata di nuovo in salotto.

Una porta che sbatte alle nostre spalle, il rumore secco del legno che chiude fuori il buio, e all'improvviso siamo di nuovo qui: luci basse, il camino acceso, l'odore di legna bruciata e di cera, il tappeto morbido sotto le scarpe, come se la casa provasse in tutti i modi a sembrare normale mentre tutto il resto è totalmente, irrimediabilmente fuori posto.

Stephen lascia la presa solo quando è sicuro che Annie sia dentro.
La tiene per le spalle, ma non con durezza: è un contatto fermo, controllato, di quelli che vogliono tenere insieme qualcosa che sta cadendo a pezzi, ma non punire.

Annie trema.
Non di freddo, lei non ha più freddo, come Harry, ma di qualcosa di più profondo: una tensione animale che la attraversa da dentro, che le fa vibrare le braccia, che le mette una luce strana negli occhi. Sono rossi e lucidi, straripanti, come se avesse pianto per ore ma non riuscisse a smettere.

Io mi tengo pochi passi più indietro, il fianco ancora indolenzito per la spinta che lei voleva fosse leggera e che invece mi ha fatto volare via come niente. Harry mi ha afferrata al volo, le mani sulla mia vita, il corpo in mezzo tra me e lei, e in quel solo secondo ho capito cosa intendeva quando parlava di "neonata".

Quella forza non era umana.
Neanche lontanamente.

Adesso lui è accanto a me, un mezzo passo davanti, come se il suo corpo sapesse che deve farmi da barriera ancora prima della sua testa.
Sento il gelo che emana, ma è un gelo che, paradossalmente, mi calma.

Annie alza lo sguardo.
Prima su Stephen.
Poi scivola, incerta, su di me.

«Io...» farfuglia, e la sua voce è spezzata, roca, come se qualcosa le graffiasse la gola dall'interno. «Io non volevo... Alex, ti giuro, non volevo farti male...»

Mi si stringe qualcosa nel petto.

«Lo so,» sussurro subito, prima ancora che Harry possa dire qualcosa. «Lo so, Annie.»

Lei abbassa lo sguardo sulle sue mani, sulle dita che si chiudono e si aprono convulsamente, come se non riuscisse a misurare la propria forza neanche adesso.
Le unghie brillano appena, più lucide del normale, sembrano fatte di vetro sottile.

«Sediamoci,» dice Stephen, e la sua voce ha quella nota che non ammette discussioni, ma non suona dura. Suona... stanca.

La guida al divano, piano, come si accompagna qualcuno uscito da un incidente.
Annie si lascia cadere sul bordo, la schiena rigida, le spalle tese come corde. Ellen si avvicina da dietro con naturalezza e le posa una mano sulla spalla, dolce ma attenta, pronta a irrigidirsi se sente qualcosa che non va.

Luke chiude la porta d'ingresso a chiave, gesto quasi istintivo. Niall, che era rimasto un po' in disparte, fa un passo avanti e mi sfiora il gomito con le dita, in cerca di conferma che sto bene. Gli annuisco appena.

Harry resta vicino a me. Non si siede.
Nemmeno Stephen.
Nemmeno Luke.

È come se avessero bisogno di rimanere in piedi, pronti.

Alice e Naomi sono entrambe lì, una a lato dell'altra.
Naomi osserva Annie con un misto di dolcezza e allerta, Alice si morde l'interno della guancia, il che significa che è preoccupata ma sta cercando di non farlo vedere.

Per un momento nessuno parla.
Si sente solo il crepitio lento del camino e il ticchettio dell'orologio appeso alla parete.

Poi è Stephen a rompere il silenzio.

«Annie,» dice, scandendo il suo nome con calma. «Qui sei al sicuro. E anche Alex è al sicuro. Va bene?»

Lei annuisce, ma è un gesto minimo, appena un accenno.
Le lacrime le traboccano dagli occhi, eppure il suo viso rimane quasi immobile, come se il corpo non stesse ancora capendo bene come sincronizzare le emozioni.

The dark in the light | |H.S.| |La tua prossima ossessione. Scoprilo ora