La porta della camera si chiude dietro di me e un silenzio pesante, glaciale, si deposita nell'aria.
Mi lascio cadere sul letto come se il materasso fosse l'unica cosa abbastanza morbida da reggere il peso che ho in testa. Sbuffo, chiudendo gli occhi per un istante.
Le parole di Jade tornano a ondate.
Un attore perfetto.
Non sai chi è davvero.
Può salvarti o distruggerti.
Ogni frase mi si aggancia dentro come un gancio di metallo.
Fa freddo.
Un freddo vero, quello che ti entra nelle braccia, nella schiena, nei pensieri.
Il riscaldamento era spento mentre eravamo fuori; l'aria ora è secca, pungente.
Mi alzo controvoglia e apro l'armadio. Tiro fuori una giacca morbida, la infilo e chiudo la cerniera fino al mento.
Come fa presto una giornata spensierata a diventare pesante.
«Ehi.»
La voce di Luke nei pressi della porta mi fa sobbalzare leggermente.
Mi volto; lui sta lì, appoggiato allo stipite, un sorriso leggero sul volto, come se stesse camminando su un filo sottile tra discrezione e affetto.
«Ehi.» rispondo, cercando un sorriso che non sembri troppo costruito.
«Io... stavo andando a casa.» annuncia mentre entra un po' di più nella stanza.
La sua presenza ha sempre qualcosa di calmo, come un respiro lento.
«Okay... allora ci vediamo.»
Lui si gira per andarsene.
Ma io resto zitta.
Troppo zitta.
E lui lo capisce, perché si ferma prima ancora di raggiungere la porta.
Diglielo, mi dico.
Diglielo prima che il coraggio scappi di nuovo.
«Luke?»
La mia voce è un filo sottile, quasi una supplica.
Si volta di nuovo verso di me.
Nei suoi occhi c'è qualcosa che non so definire... non è semplice curiosità. È una speranza fragile, come se stesse aspettando da tempo che fossi io a chiamarlo.
«Sì?»
Inspiro profondamente, poi mi risiedo sul letto e gli faccio cenno di avvicinarsi.
Lui obbedisce senza fare domande.
Quando si siede accanto a me, il materasso affonda leggermente, e la sua vicinanza mi scalda più della giacca che indosso.
«Io... non so come dirtelo.»
Mi porto una mano alla fronte, massaggiandola. L'imbarazzo mi arrossa il volto.
«È assurdo. Mi sentirai completamente folle.»
«Puoi dirmi tutto.»
La sua voce è così dolce, così calma, che per un momento mi sento sciogliere.
I miei occhi scivolano verso la sedia della scrivania, dove oscillano tre palloncini rossi.
I tre palloncini rossi.
Il mio ricordo più infantile, eppure più sacro.
«Mi ricordi qualcuno.» sussurro. «Ma non so chi. Non so se è reale o se è solo la mia testa che...»
Mi mordo il labbro, frustrata.
«Forse sono davvero pazza.»
«Alex.»
La dolcezza della sua voce è quasi un abbraccio.
«Non sei pazza. Va avanti.»
Devo farlo.
Devo dirglielo.
Lo guardo.
Quegli occhi azzurri intensi che sembrano conoscere più cose di quante dovrebbero.
«Sono sicura di averli già visti.»
La mia voce trema.
«Quegli occhi. La tua voce. Il modo in cui ti muovi. Il modo in cui... senti le cose.»
Abbasso lo sguardo sui miei piedi ancora nelle scarpe.
«Nulla mi torna. Nulla ha senso.»
Lui non dice niente.
Ma lo sento.
Sento la sua attenzione totale, immobile, paziente.
«E poi, al luna park... come facevi a sapere dei tre palloncini rossi? Del fatto che mia mamma... me li comprasse sempre?»
Mi si stringe la gola.
«Io non riesco a spiegarmelo.»
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The dark in the light | |H.S.| |
Fan-FictionMentre lei spegne le candeline e cresce, io resto immobile nel tempo: stesso corpo, stesso volto, stessa voce. Solo l'anima, silenziosa, invecchia. - Harry Styles 1* in #5sos - 06/12/2025 3* in #onedirection - 23/07/2026
