Il primo segnale del giorno non è la luce, né il rumore della casa, né un pensiero preciso.
È la pelle.
La mia pelle, che non riconosco.
Una tensione nuova, un languore dolce e profondo che mi attraversa il ventre come un'eco.
Un calore che non appartiene a me, ma a noi, a ciò che è successo tra queste lenzuola stropicciate che ancora portano il profumo di Harry, qualcosa che non saprei definire ma che potrei riconoscere anche a occhi chiusi, anche in mezzo a una folla.
Respiro, lenta, e la memoria corre più veloce del respiro stesso.
La sua bocca.
La sua voce rotta che mi chiedeva di parlargli.
La sua fronte contro la mia.
Le sue mani che tremavano, non per paura di me, ma per paura di quello che era lui.
Il suo corpo sul mio.
Le mie mani sulle sue spalle.
I suoi gemiti.
I miei.
Mi sento arrossire, persino prima di aprire gli occhi.
Il materasso affonda leggermente accanto al mio fianco, e so, senza dover verificare, che è lui. Allora apro le palpebre, lentamente, come se il mondo potesse rompersi se faccio il gesto troppo in fretta, e trovo Harry che mi guarda.
Non mi fissa come un ragazzo guarda la sua ragazza dopo aver fatto l'amore.
Mi fissa come se fosse... incredulo.
Come se non riuscisse a convincersi che io sia ancora qui.
E che lui sia riuscito a compiere l'impresa di starmi vicino intimamente senza spezzarmi.
Ha una mano immersa nei miei capelli, le dita che disegnano piccole scie sulla nuca con una delicatezza che non avevo mai visto in nessuno. Sono fredde, naturalmente, ma il modo in cui mi sfiorano scalda più di qualunque coperta.
«Buongiorno,» mormoro, la voce un po' roca, impastata di sonno e di emozione.
Il suo sorriso è piccolo, quasi timido, e lo addolcisce più di quanto avrei potuto immaginare.
«Ciao,» risponde piano, la voce bassa, come se temesse di svegliarmi del tutto.
«Come ti senti?»
Mi sento...
È difficile scegliere una parola che non sminuisca tutto.
«Felice,» dico semplicemente.
E il modo in cui lui chiude appena gli occhi, come se inspirasse il mio sollievo, dice più di qualunque discorso.
Mi accarezza la guancia con le nocche.
Un gesto lento, quasi reverenziale.
Rimangono così, fermi, gli occhi nei miei, finché non mi muovo un pochino. È un gesto involontario: solo un cambio di posizione, un allungamento lento, naturale.
E solo allora sento una fitta piccola, secca, sotto la pelle.
Sulle anche.
La sento subito, come una bruciatura lieve ma netta.
All'inizio penso sia solo indolenzimento, ma quando scosto appena la coperta per cercare una posizione diversa, il tessuto mi sfiora la pelle e la fitta aumenta.
Capisco subito, per pura abitudine.
Lividi.
Li percepisco prima con il tatto che con gli occhi, e un'ondata di calore mi sale alle guance. Non sono lividi grandi. Non fanno male davvero. Sono... segni.
Segni delle sue mani.
Della sua forza che ha cercato in tutti i modi di trattenere.
Della mia risposta a lui.
Eppure il pensiero mi attraversa come un fulmine:
Se li vede, si sentirà un mostro.
Il mio cuore accelera.
La sua mano si muove verso la mia anca, come se volesse attirarmi ancora più vicino.
È un gesto innocente, dolce.
Ma io, istintivamente, trattengo il respiro.
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The dark in the light | |H.S.| |
FanfictionMentre lei spegne le candeline e cresce, io resto immobile nel tempo: stesso corpo, stesso volto, stessa voce. Solo l'anima, silenziosa, invecchia. - Harry Styles 1* in #5sos - 06/12/2025 3* in #onedirection - 23/07/2026
