Harry's pov
Un'altra giornata che si apre grigia come tutte le altre, avvolta in quella routine che mi pesa addosso come una catena. Sbuffo mentre infilo la maglietta nera, sottile e aderente, e i jeans scuri che sembrano assorbire ogni traccia di luce. Il legno scricchiola sotto i miei passi mentre scendo le scale verso la cucina, dove già si respira l'odore pungente del caffè e delle uova strapazzate.
La cucina è un caos ordinato: il tavolo di legno massiccio, con la superficie perfetta e quasi mai usata, è circondato da sedie di diverso colore ma che comunque si abbinano con l'arredamento. Le finestre lasciano entrare una luce fredda, tipica di una mattina di metà inverno, e il vento fa muovere leggermente le tende leggere di lino bianco.
Lì, attorno al tavolo, ci sono tutti. Liam sorseggia il suo caffè, lo sguardo che si posa su di me con una calma apparente. «'Giorno», dice semplice, quasi una formalità. Io annuisco appena, senza dire nulla, e mi siedo nel solito posto, quello all'angolo, lontano dalla luce diretta.
«Buongiorno, fratellone!» La voce di Alice rompe il silenzio. Mi si avvicina di scatto e mi sfiora la guancia con un bacio leggero. Istintivamente faccio una smorfia, cercando di evitare quel contatto. Le manifestazioni di affetto in pubblico sono sempre state una tortura per me.
Alice ride, quella risata dolce e un po' maliziosa che fa spuntare un sorriso anche sul volto di Zayn, accoccolato sul divano nel salotto, intento a scorrere distratto il telefono.
Stephan, seduto a capotavola, solleva la tazza di caffè e mi guarda sopra il bordo. «Come va a scuola, figliolo?» La sua voce è calma, quasi innocua, ma non posso fare a meno di notare come il suo sguardo rimanga fisso su di me. Non capisco come possa bere quella bevanda amara che a me fa solo schifo.
La mia forchetta danza nervosamente sul piatto, raccogliendo qualche pezzetto di uova strapazzate, per poi lasciarlo di nuovo immobile. Il sapore di tutto sembra lontano, quasi irreale.
Mi alzo di scatto, strappando la sedia dal pavimento con un rumore secco che fa sobbalzare tutti quanti. «Non mangio questa roba,» dico, indicando il piatto con un gesto brusco. «E non sono affari tuoi, papà.»
Il mio sguardo incrocia il suo, duro, carico di un odio antico che non si placa mai. Poi mi dirigo verso la porta d'ingresso per infilarmi i miei stivaletti di pelle nera, conscio che la rabbia della sera prima ancora non si è dissolta dentro di me.
Il pensiero di Stephan mi infastidisce più di ogni altra cosa. Lui insiste a voler essere normale. A voler nutrirsi di questa roba, a mostrarsi come se non fossimo altro che una famiglia qualunque, con problemi banali e caffè amari. Ma non è così. Nessuno di noi lo è.
Un 'normale' non avrebbe gli occhi che si accendono di rosso quando la rabbia prende il sopravvento. Non sarebbe perennemente freddo, come se il calore umano gli fosse sempre estraneo. Dormirebbe la notte e non sentirebbe quell'istinto che si scatena quando quell'odore specifico riempie l'aria.
Non sarebbe mai costretto a nascondere una parte di sé così fondamentale, così selvaggia.
Ecco chi siamo. Ma Stephan lo nega con tutte le sue forze, e questo mi fa più male di qualsiasi altra cosa.
Alex's pov
Sono ancora confusa, come annebbiata da quello che è successo ieri sera. Apro lentamente gli occhi, sbattendoli più volte per mettere a fuoco, rendendomi conto che sono ancora nella mia camera. L'aria è fredda, il legno del pavimento scricchiola leggermente sotto il letto. Le catene ai miei polsi tirano e bruciano, macchiate di sangue secco che si è mescolato alla pelle lacerata proprio dove la metallica morsa si è stretta troppo.
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The dark in the light | |H.S.| |
Fiksi PenggemarMentre lei spegne le candeline e cresce, io resto immobile nel tempo: stesso corpo, stesso volto, stessa voce. Solo l'anima, silenziosa, invecchia. - Harry Styles 1* in #5sos - 06/12/2025 3* in #onedirection - 23/07/2026
