83 - Neonati

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Harry's pov 

La notte ci avvolge appena mettiamo piede fuori dal cancello, ed è una notte diversa dalle altre: non solo buia, non solo fredda, ma in attesa, come se anche il cielo sapesse che stiamo uscendo scoperti, lontani dalla casa, lontani da lei.

Cammino per primo, con Liam alla mia destra, Zayn leggermente arretrato, Luke che chiude il gruppo con quel passo che sembra sempre indeciso tra il fuggire e il lanciarsi contro tutto.
L'aria puzza di asfalto, smog lontano e foglie umide; sotto quel miscuglio, però, c'è l'odore che cerchiamo: quello degli animali che si muovono tra i boschi dietro la casa, inconsapevoli del fatto che quattro predatori li stanno cercando per non dover toccare nessun altro tipo di sangue.

Chiudo gli occhi un momento mentre camminiamo, solo per vedere lei.

Alex.
Sul letto, la coperta sulle gambe, le mani che tremano appena solo se qualcuno le accenna a Louis o a Trisha, le dita che si irrigidiscono quando i miei passi si avvicinano troppo alla soglia della sua stanza.
Da quando il marchio l'ha bruciata da dentro, il solo pensiero di sfiorarla mi fa male in un modo che non ha niente di soprannaturale: è un dolore umano, che mi ricorda quanto poco controllo ho su quello che sta succedendo.

«Smettila,» ringhia piano Zayn senza guardarmi, come se mi avesse letto il cervello e non solo l'odore sbagliato del mio umore. «Se continui a pensarla così forte, ti distruggi.»

«Non sto—»

«Stai pensando a lei,» taglia corto. «Lo fai sempre. Respira, fratello.»

Respiro per finta, ma lo faccio. L'aria entra e esce, inutile per me, ma serve a calmare il poco che mi resta di umano.

«Almeno stasera mangiamo bene,» borbotta Luke, cercando di alleggerire, le mani infilate nelle tasche della felpa. «È da giorni che ci teniamo troppo.»

«Non è un complimento che mi entusiasma,» mormora Liam, ma c'è una mezz'ombra di sorriso. «Ma sì, ci serve. Non possiamo permetterci di essere deboli proprio adesso.»

Ed è vero.
Con Louis mezzo posseduto, Alex marchiata e Annie a metà tra la follia e la colpa, l'ultima cosa che possiamo permetterci è la sete.

Lasciamo l'asfalto e imbocchiamo il sentiero che si perde tra gli alberi.
La città resta dietro di noi come una macchia di luce sfocata, lì solo per ricordarci che, se tutto va a puttane davvero, sarà quella la prima cosa che cadrà: il mondo umano, quello inconsapevole, quello che sta ancora fingendo che mostri e streghe esistano solo nei film.

Camminiamo in silenzio per qualche minuto, il suono quasi impercettibile dei nostri passi sul terreno umido, poi Liam si ferma; fa un cenno con il mento verso sinistra.
Lo sento anche io.

Sangue.

Non animale.
Non umano.
Qualcosa nel mezzo, troppo fresco, troppo acido, troppo giovane.

Zayn si irrigidisce accanto a me, le spalle tese.

«Lo sentite?» chiede, anche se la risposta la sa già.

«Neonati,» mormora Liam, e il modo in cui lo dice mi fa capire che non è una supposizione, è una diagnosi.

Luke ci raggiunge con un balzo, gli occhi già leggermente più scuri.

«Pensavo che fosse solo una parte del bosco tranquilla,» dice, ma nel tono c'è quella specie di eccitazione nervosa che non gli ho mai tolto, nonostante tutto quello che abbiamo passato.

«Non c'è più niente di tranquillo,» rispondo. «Non da quando hanno toccato la nostra famiglia.»

Il vento cambia direzione, porta con sé altro odore: pelle spezzata, pietra incrinata, un filo di fumo.
Sono vicini. 
Stanno aspettando.

The dark in the light | |H.S.| |La tua prossima ossessione. Scoprilo ora