Una mano mi scuote delicatamente la spalla e apro gli occhi di colpo, il cuore che batte ancora forte per il sogno che mi ha strappato dal sonno.
«Alex, sei sveglia?» sussurra Annie con voce sommessa. Borbotto qualcosa di incomprensibile, o forse solo un mormorio di fastidio, e mi giro di lato, cercando di nascondere il viso sotto il cuscino. Non voglio parlare, non ancora. Ma dentro di me, penso: Devo smettere di fare così... Non posso continuare a nascondermi.
«Ieri notte mi hai proprio spaventata, lo sai?» dice Annie, mentre sento il suo corpo muoversi sul letto, il rumore leggero delle sue coperte che si spostano. Non vuole svegliarmi, ma è evidente che le preoccupazioni non la lasciano dormire tranquilla. Io, invece, ho finto di voltarmi dall'altra parte e dormire, ma ho ascoltato ogni parola. Avevo capito tutto, anche se nessuno me lo ha detto apertamente.
Sento la porta del bagno che si chiude piano e, finalmente, scosto le coperte. Mi stiracchio come un gatto, cercando di scacciare la pesantezza delle ultime ore. Sono le 7:00. Un'altra mattina, un altro giorno da affrontare. La scuola non aspetta nessuno, e nemmeno i miei incubi.
Annie mi aveva prestato il suo pigiama ieri sera, e anche un cambio di vestiti per oggi. Per i libri? Beh, quelli posso sempre recuperarli: chiederò al bidello di darmi una copia per oggi, tanto per cominciare.
Mi infilo la felpa grigia di Annie, che è un po' larga su di me, e poi i miei skinny jeans neri, un po' strappati alle ginocchia. Ai piedi, le mie immancabili Vans, un po' consumate ma ancora affidabili. Mi guardo allo specchio, cercando di convincermi che ce la posso fare. Oggi può essere un giorno diverso, mi dico, anche se non sono ancora del tutto convinta.
Aspetto che Annie torni in camera, e appena arriva, ci scambiamo un sorriso stanco ma sincero. Le cedo il passo per il bagno, mentre mi preparo a uscire dalla stanza e affrontare la giornata.
Dentro il bagno mi muovo veloce: l'acqua fredda sul viso, il tocco del sapone che mi ridà un po' di vita, e poi il trucco leggero per non sembrare troppo stanca o spenta. Quando sono pronta, scendo le scale piano, quasi senza fare rumore, e mi dirigo verso la cucina per la colazione.
**
Camminiamo fianco a fianco per le vie della città, il passo lento e silenzioso. Annie capisce subito che non ho voglia di parlare del sogno, quindi resta in silenzio, a volte scrollando le dita sullo schermo del suo telefono, come se cercasse qualcosa di interessante per rompere quel silenzio imbarazzante. Io la osservo di sottecchi, i pensieri ancora confusi e pesanti come nuvole grigie.
Dopo un po', lei rompe finalmente il silenzio, con un tono quasi distratto, come se stesse parlando a se stessa: «Sai che ci sono dei nuovi alunni?»
La sua voce mi raggiunge, ma la mia attenzione vaga ancora altrove. Mi volto a guardarla, cercando di capire se sta davvero cercando di coinvolgermi o sta solo cercando di cambiare argomento. «Davvero?» dico, cercando di sembrare più interessata di quanto in realtà sono, mentre con un gesto nervoso sposto una ciocca di capelli marroni dietro l'orecchio.
Lei alza appena le spalle, con quel suo mezzo sorriso che sembra dire "chissà". «Dicono siano dieci o dodici. Tutti nuovi, a quanto pare.»
Annuisco lentamente, pensando che è un dettaglio così semplice, eppure per un attimo mi distoglie dai miei pensieri più cupi. «Dieci o dodici, eh... Sono parecchi.» commento, cercando di lasciar scorrere la conversazione. Ma dentro di me, mi chiedo chi saranno, come saranno, se anche loro si sentono un po' persi in questo posto.
Annie mi guarda con gli occhi che sembrano chiedere "Ti va di parlarne?" Ma io scuoto appena la testa, non ancora pronta. Forse un giorno, penso, ma non oggi.
Finalmente arriviamo a scuola, e con un po' di fortuna riesco a chiedere al bidello una copia dei libri per la giornata. Non è il massimo, ma per oggi può andare. Annie mi segue passo passo, come un'ombra rassicurante.
Entro in classe e mi lascio cadere sulla sedia con un sospiro di sollievo. Annie si sistema accanto a me, ancora un po' agitata.
«Non ho davvero voglia di fare Latino oggi,» sbuffa, lanciandosi all'indietro sulla sedia con un'espressione esasperata.
Rido piano, sistemando il mio astuccio e il libro sul banco, mentre le lancio uno sguardo divertito. «Anche io, ti capisco. Quelle declinazioni mi fanno venire il mal di testa.»
Lei mi lancia un'occhiata complice, poi scuote la testa. «Non è solo il Latino, è proprio tutta la scuola. A volte vorrei solo sparire.»
Annuisco, ma dentro di me sento un peso ancora più grande. Se solo potessi sparire davvero, penso, ma non lo dico ad alta voce. Mi limito a stringere la penna tra le dita, cercando di concentrarmi.
«Almeno oggi siamo insieme, dai,» aggiungo con un sorriso, sperando che un po' di normalità possa aiutarci entrambe.
Annie sorride a sua volta, più vera stavolta, e mi dà una leggera spinta sulla spalla. «Sì, hai ragione. Insieme ce la facciamo.»
*****'s pov
Mi siedo sul secondo scalino della rampa, il ginocchio che balza nervosamente mentre aspetto. Ma dove diavolo è finito Zayn? E quella maledetta guida? Non so dove siano e comincio a sentirmi come un idiota abbandonato a se stesso.
Tiro fuori il telefono dalla tasca, quasi senza entusiasmo, e apro il gioco più stupido che potessero inventare. E sai che c'è? Ci gioco pure io, come se fosse l'unica cosa che può distrarmi davvero.
«Salve!» Una voce troppo acuta mi fa sobbalzare. Mi giro di scatto e vedo un ragazzino dai capelli rossi, con gli occhietti furbi e un metro e cinquanta scarso. Sembra un elfo di qualche fiaba ridicola.
Mi alzo in piedi, incrociando le braccia, e lo fisso con uno sguardo gelido che dice "Vai avanti, che non ho tutto il giorno". Era una scena ridicola, lo so, ma non ho pazienza.
«S-s-sono la tua guida,» balbetta, con una voce tremolante.
«Muoviti, dai. Fammi fare 'sto giro,» dico, spingendolo appena sulla schiena con un dito. Mi arriva solo al petto, il piccolo.
«Un po' di rispetto!» urla, come se io fossi il cattivo della situazione.
Sbuffo, scoccando un'occhiata velenosa. «Ti ho detto di farmi fare 'sto cazzo di giro, stupido gnomo.» Ringhio, sentendo la mia frustrazione crescere.
Lo vedo deglutire a fatica, poi si volta e comincia a camminare davanti a me, cercando di ignorarmi.
«Fratello!» La voce di Zayn mi raggiunge da dietro. Mi volto e lo vedo correre verso di noi con quel solito sorriso spavaldo.
Gli dà una pacca sulla spalla al ragazzino e poi mi guarda, alzando un sopracciglio come per dire "Ma davvero questa è la guida?"
Non resisto e scoppio a ridere. Zayn ride con me, mentre il piccolo fa finta di non sentirci e continua a camminare come se niente fosse.
Tan tan tan! chi sarà il personaggio misterioso?? Boh! :D
questo capitolo è un po piu corto degli altri, ma mi farò perdonare, promesso!
-Alex
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The dark in the light | |H.S.| |
FanfictionMentre lei spegne le candeline e cresce, io resto immobile nel tempo: stesso corpo, stesso volto, stessa voce. Solo l'anima, silenziosa, invecchia. - Harry Styles 1* in #5sos - 06/12/2025 3* in #onedirection - 23/07/2026
