Alex's pov
La campanella della prima ora suona con quel suono metallico e un po' fastidioso che rimbomba nelle orecchie. Annie, seduta proprio davanti a me, molla un sospiro teatrale e si abbandona contro lo schienale della sedia.
«Sì!» esclama, alzando un braccio in aria come se avesse appena vinto la lotteria, mentre la professoressa di Latino esce dalla porta con il suo solito passo lento e severo.
Io invece abbasso lo sguardo verso lo zainetto con il materiale di educazione fisica, sempre offerto gentilmente da Annie, che poggio con un tonfo sul banco. Sbuffo piano. «Adesso c'è palestra...» mormoro, senza nemmeno provare a mascherare il disappunto.
Annie si gira appena, con il mento appoggiato allo schienale della sua sedia. «Oh, andrà bene. Magari oggi ci fanno solo giocare a pallavolo...» prova a incoraggiarmi.
«Magari» penso, ma so già che non sarà così. Ho sempre odiato gli sport, specialmente qui, in questa scuola. E non solo perché mi sento goffa o fuori posto: il vero problema sono quei pantaloncini corti e quella maglietta che lascia scoperte troppe parti del mio corpo. Parti che preferirei nascondere a tutti. Parti che raccontano storie che nessuno dovrebbe vedere.
Stringo le dita attorno alla cerniera dello zaino, inspirando piano per calmarmi. Non voglio che Annie lo noti, non voglio quel suo sguardo pieno di preoccupazione.
E poi, come se la situazione non fosse già abbastanza spiacevole, c'è la professoressa di ginnastica. Lei. Quella donna sembra provare una soddisfazione quasi sadica nel mettermi in difficoltà. Tre anni di insufficienze, anche quando ero sicura di aver fatto bene. Tre anni di frasi pungenti dette a voce alta, così che tutti potessero ridere.
«Strega» penso, e questa volta la parola mi sfugge a mezza voce. Annie mi sente e trattiene a stento una risata, ma nei suoi occhi vedo che ha capito.
**
«Mia!» urla Francy, la sua voce squarcia l'aria mentre salta e colpisce la palla con forza.
Non ho nemmeno il tempo di reagire: un colpo secco mi arriva dritto al viso. Un dolore improvviso mi esplode tra naso e occhi, e il mondo sembra inclinarsi. Faccio un passo indietro, poi un altro, e finisco a terra, il pavimento gelido della palestra che mi accoglie senza alcuna gentilezza.
«Cazzo...» penso, portandomi subito una mano al viso.
«Alex!» Annie è già accanto a me, le ginocchia piegate, lo sguardo allarmato. «Ti sei fatta male? Fammi vedere!» Le sue mani cercano di scostare le mie per controllare il danno, ma io stringo i denti e distolgo lo sguardo.
«Tutto bene?» La ragazza responsabile della schiacciata si china verso di me, un'ombra di colpa negli occhi, e mi porge la mano per aiutarmi a rialzarmi.
Annuisco appena, anche se non è proprio vero, e accetto la sua mano. Poi guardo il palmo della mia: macchie rosso vivo si spargono sulla pelle. Sangue. Gocce che cadono anche sulla maglietta bianca, disegnandoci sopra una macchia scura che si allarga.
«Vai a pulirti quel viso, McVille!» urla la prof, con una palla in mano e il solito tono che sembra più un ordine militare che una preoccupazione.
Non rispondo. Non ne vale la pena. Raccolgo la mia sacca e attraverso la palestra senza guardare nessuno. Lo spogliatoio femminile è chiuso per lavori, quindi mi tocca entrare in quello maschile. L'odore di deodorante economico e sudore mi investe appena oltrepasso la porta.
Davanti allo specchio vedo il mio riflesso: capelli spettinati, naso arrossato, sangue che cola in sottili rivoli. Estraggo un fazzoletto dalla tasca e comincio a tamponare piano, cercando di non irritare ancora di più la pelle. Il tessuto si macchia subito.
Apro il rubinetto e lascio scorrere l'acqua fredda sulle mani, vedendo il rosso scivolare via a spirali, ma la macchia sulla maglietta resta lì, ben visibile.
«Fantastico... ci mancava solo questo» mormoro tra i denti, slacciando la maglietta e sfilandola via con attenzione. Frugo nella sacca, alla ricerca di un ricambio, sentendo la tensione crescere nelle spalle.
Oggi non doveva andare così. Anche se, a dire il vero, quando mai va come vorrei?
*****' s pov
«Questa è la palestra» annuncia il marmocchio, con la voce che gli trema. Zayn gli cammina dietro con quell'aria innocente che inganna solo chi non lo conosce. Io so che per tutto il giro gli ha reso la vita un inferno.
Gli avevamo detto chiaramente di parlare solo quando lo volevamo noi. All'aula di scienze ha salutato un professore senza chiedere il "permesso" e si è beccato uno schiaffo sulla nuca da Zayn. Ora quel punto sulla sua testa è arrossato.
«Buongiorno, professoressa Smith» dice, cercando di ignorare il dolore e mantenere un sorriso forzato.
Nella palestra, alcune ragazze si passano un pallone da pallavolo, ridendo a intervalli, mentre dall'altra parte dei ragazzi giocano a football. Uno di loro mi nota, alza la mano e fa un cenno. Lo ricambio appena, riconoscendolo come il tizio che poco prima aveva riso alle nostre prese in giro dello gnomo.
La vibrazione del telefono mi distrae. Lo tiro fuori dalla tasca e leggo il messaggio:
Dopo scuola ci troviamo alla caffetteria, ho bisogno di parlarti. Alice xx.
Stringo la mascella. Non mi piace quando Alice fa la misteriosa. Faccio segno a Zayn che mi allontano.
«Ehi! Non è corretto! Torna qui!» protesta il marmocchio, alzando la voce.
Mi giro lentamente e gli lancio uno sguardo che basta per farlo tacere all'istante. Abbassa lo sguardo e fa un passo indietro. Bene.
Mi fermo davanti a una porta con un cartellino bianco: Spogliatoio maschile. Appoggio la spalla allo stipite e avvio la chiamata.
«Pronto?» dico appena Alice risponde.
«Che c'è?» la sua voce è sbrigativa.
«Cos'hai da dirmi?» chiedo diretto.
«Non te lo posso dire al telefono. Te l'ho già detto, ci vediamo dopo scuola.»
Sbuffo rumorosamente. Lei non aggiunge altro, poi mette giù. La odio quando fa così: getta l'amo e poi sparisce.
Infilo il telefono in tasca e faccio appena due passi, quando un suono mi blocca. Un singhiozzo.
Mi volto verso la porta dello spogliatoio. È socchiusa. La apro piano, il rumore dei cardini che stride leggermente.
Dentro, seduta su una panchina, c'è una ragazza. Tiene in mano una maglietta bianca accartocciata e mi guarda di scatto, gli occhi azzurri ancora lucidi, il viso segnato dalle lacrime. Il respiro le è corto.
«Che vuoi?» chiede subito, con la voce roca, mentre si asciuga velocemente le guance col dorso della mano. Stringe la maglietta al petto, come se fosse uno scudo.
Nel movimento per alzarsi, la maglietta le scivola un po' e intravedo dei lividi scuri sul fianco, che spariscono sotto il bordo dei jeans. Lo sguardo mi si blocca lì un attimo di troppo.
Lei se ne accorge. Scatta in piedi e mi spinge fuori senza dire altro. La porta si chiude di colpo, lasciandomi solo con l'eco del rumore.
Ecco a voi i capitolo 4! Abbiamo capito che Alex e il ragazzo misterioso s'incontrano. Ma chi è lui? continuate a leggere... magari il prossimo capitolo può essere la svolta per capire chi è, oppure no! lo so, sono cattiva :3
Alla prossima! :)
-Alex
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The dark in the light | |H.S.| |
Fan-FictionMentre lei spegne le candeline e cresce, io resto immobile nel tempo: stesso corpo, stesso volto, stessa voce. Solo l'anima, silenziosa, invecchia. - Harry Styles 1* in #5sos - 06/12/2025 3* in #onedirection - 23/07/2026
