27 - Così sorrido.

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Alex's POV

L'aria è pungente, ma non morde come quella di New York.
Qui il freddo ha un sapore diverso, più gentile. È come se il sole riuscisse a infilarsi sotto la pelle, a scaldare perfino le ossa stanche.

Cammino lungo la riva con le scarpe in una mano, i piedi nudi affondati nella sabbia umida. Ogni passo lascia un'impronta che l'acqua cancella piano, come se volesse prendersi cura di ogni mio errore, ogni mia paura.

Accanto a me, Harry osserva il mare in silenzio. Il vento gli muove i ricci, e la luce del tramonto gli scivola addosso come una carezza.
I suoi occhi, quei maledetti occhi, sembrano cambiare colore a ogni respiro: prima verdi come il vetro, poi di un grigio che sa di tempesta.
Eppure, in questo momento, brillano di un blu profondo, come se stessero assorbendo il cielo intero.

«È tutto così bello,» mormoro, arricciando le dita dei piedi nella sabbia calda.
La brezza mi accarezza le braccia nude e un sorriso involontario mi si disegna sul viso.

Un'idea improvvisa mi attraversa la mente, come un lampo.
Un bisogno istintivo, infantile, di leggerezza.

«Prendimi!» grido, e scappo via, lasciando che la mia risata si mescoli al rumore delle onde.

«Dai, muoviti!» lo provo a stuzzicare, voltandomi a metà.
Per un attimo lo vedo lì, fermo, con un sorrisetto inclinato, quello che precede sempre un guaio.

Poi corre.
E non so spiegare come, ma sembra che il mondo rallenti mentre lui si muove.
La sabbia vola sotto i suoi piedi, il vento gli si incastra nei ricci, e il suo corpo sembra scivolare più che correre.
Rido ancora, più forte, mentre cerco di scappare, ma so già che non vincerò.

«Sei lenta!» urla alle mie spalle, divertito. «Ti prendo subito!»

E lo fa.
Due mani forti mi afferrano ai fianchi, mi tirano indietro con una facilità che mi toglie il fiato.
Un piccolo grido mi sfugge, e poi ci troviamo lì, fermi, con il respiro che si mescola nell'aria salata.

«Sei veloce,» riesco a dire tra i respiri affannati, le mani che si posano sul suo petto.
Il suo cuore batte calmo, quasi troppo calmo rispetto al mio.
Sotto le dita, sento la consistenza del tessuto, la tensione dei muscoli, la forza trattenuta.

Il suo viso è a pochi centimetri dal mio.
I suoi occhi mi studiano come se fossi qualcosa di prezioso e fragile allo stesso tempo.
Il suo respiro freddo mi sfiora la pelle del viso e un brivido mi percorre la schiena.

Nessuno di noi parla.
C'è solo il suono dell'acqua che si ritira sulla riva, e il battito assordante del mio cuore che riempie lo spazio tra di noi.

Baciami, penso.
Solo una volta.
Solo per sapere se quello che sento è reale.

La mia pelle brucia, eppure non mi muovo.
Il mondo attorno a noi svanisce — la spiaggia, il mare, perfino il vento — tutto si dissolve, e rimaniamo solo noi due, sospesi in quell'attimo che potrebbe spezzarsi da un momento all'altro.

Le sue mani restano sui miei fianchi, ferme, ma il pollice si muove appena, tracciando un cerchio lento sulla pelle scoperta.
Un gesto minuscolo, eppure mi fa tremare.

Le mie dita, ancora poggiate sul suo petto, si muovono da sole.
Scivolano in alto, fino al suo collo, e sfiorano la linea della mascella.
È freddo, come se la sua pelle non avesse mai conosciuto davvero il calore.

I suoi occhi mi cercano, incerti, e in quel momento mi torna in mente la voce di mia madre.
Chiara, limpida, come se la sentissi qui, tra il rumore delle onde e il battito del mio cuore.

The dark in the light | |H.S.| |La tua prossima ossessione. Scoprilo ora