43 - I vampiri non esistono

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No.
No, non può essere reale.
I vampiri non esistono. Non nella mia vita, non nel mio mondo, non qui.
Eppure, e Dio mi aiuti,  tutto quello che ho visto, che ho sentito, che ho toccato... sembra così terribilmente vero da farmi vacillare.

Mi porto una mano alla fronte mentre Luke canticchia una melodia bassa, calma, quasi dolce, mentre sistema le coperte del letto come se fosse la cosa più normale del mondo, e il contrasto mi disorienta.
Lui è tranquillo, composto, stabile e io sono un miscuglio di paura, confusione e un dolore sordo che non riesco a definire.

Harry.
Il suo nome mi colpisce al petto come un pugno invisibile, così forte da lasciarmi senza fiato.
Adesso capisco il perché del suo silenzio, della sua reticenza, dei suoi occhi che cambiavano colore, della sua pelle sempre gelida come la neve.
Aveva paura.
Paura di me.
Paura di cosa avrei pensato, paura di come avrei reagito.

E alla fine ha avuto ragione. Perché io, al primo impatto, ho fatto la cosa peggiore che potessi fare.
L'ho guardato negli occhi, quegli occhi che fino a poche ore prima avrei difeso contro il mondo, e gli ho detto che era un mostro.

Lo stomaco mi si stringe, una fitta che sale attraverso il diaframma fino alla gola, e la nausea della vergogna mi annebbia la vista.

«Ehi... che hai?»
La voce di Luke arriva come attraverso un vetro, distante e attutita, e quando alzo lo sguardo verso di lui mi rendo conto che devo essere pallidissima, persa.

Non rispondo.
Non so come rispondere.
Annuisco appena, un gesto debole, automatico, e mi passo una mano tra i capelli per non tremare.

È allora che succede qualcosa di strano, spontaneo, quasi istintivo: mi avvicino a Luke e, senza pensarci, mi stringo a lui.
Le mie braccia scivolano dietro la sua schiena e lo abbracciano con la delicatezza di chi teme di rompersi se non lo fa.

È così freddo, anche lui. 

«Ehi, Al...»
La voce gli cambia quando mi chiama così, un soprannome che avevo sentito solo da una persona nella mia vita.
Mia madre.
Eppure in questo momento non riesco neanche a stupirmi, non riesco a chiedermi come faccia a conoscerlo: c'è qualcosa di troppo più grande, troppo urgente che mi sta schiacciando il petto.

«Va tutto bene?» sussurra, lasciandomi un bacio lieve sulla fronte, un gesto tenero, fraterno, quasi familiare.

Non rispondo subito.
Prendo fiato.
Poi affondo il viso contro il suo petto, come se avessi bisogno di uno scudo per dire quello che sta arrivando.

«Devo chiederti una cosa...»
La mia voce esce come un soffio, fragile, tremante, quasi colpevole.

«Dimmi.»
Il suo tono è attento, calmo, disponibile.
E questo, inspiegabilmente, mi fa venire voglia di piangere ancora di più.

«Mi porti da Harry?»
La mia voce esce in un soffio quasi impercettibile, ma nella mia testa suona come un tuono.

Luke si irrigidisce. Lo vedo nei suoi occhi, nel modo in cui le sue spalle si tendono.
«Alex... non so se sia una buona idea. Non adesso.»

«Perché no?»
Mi stacco appena dal suo petto e cerco il suo sguardo. «Hai detto tu che non mi avrebbe mai fatto del male. Sono tue parole, Luke. Sei stato tu a dirmi che... che lui si sarebbe fatto a pezzi pur di non toccarmi.»

Lui si passa una mano tra i capelli, nervoso, come se stesse cercando una risposta che non ha.
«Sì, ma la situazione è diversa. Adesso... adesso lui è—»

«Ferito?» lo interrompo, più brusca di quanto volessi. «Spaventato? In colpa? Luke, per favore... lo conosco abbastanza per sapere che starà peggio di me.»

The dark in the light | |H.S.| |La tua prossima ossessione. Scoprilo ora