Sento la scala sotto i piedi come se fosse più lunga del solito.
Ogni gradino è un urto secco che mi risale lungo la gamba, si ferma al fianco, poi si allarga verso il petto. Il marchio brucia piano, come brace sotto pelle: non abbastanza da farmi crollare, abbastanza da ricordarmi che non sono più "solo" io.
Niall scende a fianco a me, un passo e mezzo indietro, pronto a prendermi se vacillo. Lo fa con naturalezza, quasi senza pensarci, come se da sempre il suo posto fosse quello: un po' dietro, un po' di lato, a fare da rete quando gli altri sono troppo pericolosi perfino solo da toccare.
Quando arriviamo all'ultimo gradino, la casa è stranamente silenziosa. Ma non è silenzio vero: è il silenzio pieno, quello delle voci trattenute, dei respiri misurati, delle cose importanti che stanno per essere dette.
Il salotto è diverso.
Hanno spostato i mobili: il divano contro la parete, le poltrone un po' indietro, le sedie prese dalla cucina e messe in cerchio largo. Al centro, il tavolino basso è stato coperto da un panno scuro, e sopra, ordinati come in un altare improvvisato, ci sono libri spessi, una ciotola di metallo, candele consumate, fasci di erbe secche legati con lo spago.
L'aria profuma di salvia bruciata, rosmarino, qualcosa di ferroso che riconosco troppo bene per non volerlo nominare.
A destra, quasi tutti sono già seduti.
Stephan è in piedi, di lato al tavolo, le braccia incrociate e lo sguardo duro. Ellen è accanto a lui su una sedia, la schiena dritta, le mani intrecciate in grembo come se il gesto fosse l'unica cosa che la tenesse ferma. Alice e Naomi sono sul divano, una accanto all'altra, lo sguardo incollato al panno scuro. Zayn siede su una sedia ruotata di tre quarti, le braccia appoggiate allo schienale, la mascella tesa. Jade è appoggiata al muro, le braccia incrociate e quel mezzo sorriso che non capisco se sia difesa o sfida.
Annie non c'è.
O meglio, non ancora: so che è di sopra, con Liam, che le tiene compagnia a distanza sicura.
In piedi, di fronte al tavolo, ci sono loro.
Lo stregone e sua moglie.
Lui ha gli occhi chiari che sembrano aver visto troppe cose. Indossa una camicia nera con le maniche arrotolate e ha le vene degli avambracci segnate di piccoli simboli tatuati, linee sottili che sembrano quasi scritte.
Lei è più bassa, i capelli raccolti in uno chignon imperfetto, qualche ciocca ribelle che le incornicia il viso, la pelle scura. Al collo ha il grande medaglione che già avevo notato l'altro giorno. Stringe tra le dita un mazzetto di erbe e un cordino rosso, come se le mani non sopportassero l'idea di stare ferme.
Arianne è accanto a loro, un passo più indietro, lo sguardo stanco ma vigile. I suoi occhi incontrano i miei per un istante soltanto: è uno sguardo che dice "mi dispiace" e "sto facendo tutto quello che posso" nello stesso respiro.
E Harry.
Harry è dall'altra parte della stanza, in piedi vicino alla finestra, le spalle rigide, le braccia incrociate al petto, le mani nascoste ma sicuramente strette a pugno. Mi guarda appena metto piede nel salotto, e il solo contatto visivo è come un graffio sul marchio: un lampo di dolore sottile, acuto, che però sopporto, perché l'alternativa è non guardarlo affatto.
Niall si schiarisce la voce piano. «Ci sediamo lì?» sussurra.
Annuisco.
Mi guida verso la sedia più lontana dal centro, quasi al limite del cerchio, dietro di noi, il muro. Quando mi siedo, sento il marchio che pulsa, reagisce: più vampiri, più magia, più dolore. Non è bruciante come la notte dell'attacco, ma è come avere un filo elettrico incastrato sotto la pelle, che ogni tanto qualcuno pizzica.
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The dark in the light | |H.S.| |
FanfictionMentre lei spegne le candeline e cresce, io resto immobile nel tempo: stesso corpo, stesso volto, stessa voce. Solo l'anima, silenziosa, invecchia. - Harry Styles 1* in #5sos - 06/12/2025 3* in #onedirection - 23/07/2026
