Harry's pov
La prima cosa che faccio, la mattina in cui decidiamo di cercare alleati, è restare fermo davanti alla porta della stanza di Alex.
Non entro.
Non posso.
La maniglia è fredda sotto le dita, una linea di metallo nella penombra del corridoio, e io la sfioro appena, come se sotto quella superficie ci fosse il confine tra due mondi: da una parte lei, stesa nel letto, ancora provata da quella notte in cui il suo corpo ha tremato sotto qualcosa che non riuscivamo a vedere; dall'altra parte io, con addosso la consapevolezza che ogni volta che le sono troppo vicino rischio di farle male.
Il marchio di Trisha è invisibile, ma si sente, pesa nell'aria, come se la casa avesse cambiato temperatura solo intorno ad Alex.
Ora sappiamo che se la tocchiamo, io, Luke, chiunque di noi vampiri, lei sente dolore, e lo sentiamo anche noi, bruciore sottopelle, nervi che urlano, come se due magneti opposti venissero forzati a restare incollati.
E ogni volta che ci penso mi torna quell'immagine addosso, come una lama:
lei sotto il getto caldo della doccia, il vapore che le arricciava i capelli, la mia pelle incollata alla sua, le sue mani sulla mia schiena, il suo respiro contro la mia bocca, i suoi dolci gemiti e la certezza che in quel momento fosse solo mia e che io fossi, per un istante, incredibilmente, quasi umanamente suo.
E se quella è stata l'ultima volta?
L'ultima volta che l'ho tenuta tra le braccia senza farla gridare di dolore?
L'ultima volta che le ho baciato la pelle senza paura di bruciarla dall'interno?
«Harry.»
La voce di Luke mi raggiunge alle spalle, bassa, attenta, come se non volesse spaventarmi ma sapesse benissimo che sono in bilico.
Tolgo la mano dalla maniglia, lentamente, come se stessi rinunciando a respirare per qualche minuto, e mi volto verso di lui.
«Zayn è giù,» dice. «Stephen vuole che partiamo entro mezz'ora, prima che ci sia troppa gente in giro.»
Annuisco, anche se non ho idea di cosa sto davvero acconsentendo in questo momento, perché una parte di me vorrebbe solo entrare da Alex, sedersi sul bordo del letto, rischiare tutto e sfiorarle le dita, solo per controllare se ci fa ancora male, se il marchio è davvero così forte, se Trisha è riuscita a mettersi tra noi in maniera così totale.
«Ha dormito?» chiedo, e mi rendo conto di quanto suoni fragile, anche alle mie orecchie.
Luke guarda la porta, poi me.
«Niall ha detto che si è agitata un paio di volte, ma Arianne l'ha calmata. Non ha avuto altre crisi.»
Vorrei che mi dicesse che ha dormito serena, che ha sorriso nel sonno, che ha respirato tranquilla, senza sussulti; ma so che sarebbe una bugia, e per una volta sono quasi grato a Luke per il fatto che non le racconta, le bugie.
«Dobbiamo andarci davvero?» mormoro.
Lui sospira, si passa una mano tra i capelli biondi, lo sguardo stanco.
«Non abbiamo scelta, Harry. Trisha ha marchiato Alex e ha quasi distrutto Louis. Se non facciamo niente, e Louis non muore per mano di Trisha, morirà per la fame. Ashton e Nathan stanno radunando gente loro, neonati, gente brutale. Se restiamo chiusi qui dentro e basta, ci schiacceranno.»
Ha ragione.
Lo so.
Lo sanno tutti.
Ma l'idea di allontanarmi da lei proprio adesso mi annoda qualcosa in fondo alla gola.
Vorrei poterle dire: torno presto, e che quel "presto" abbia un significato reale, umano, misurabile in minuti e non in catastrofi; ma la verità è che non ho idea di cosa troveremo là fuori, di cosa succederà, di chi saremo quando rientreremo.
STAI LEGGENDO
The dark in the light | |H.S.| |
Fiksi PenggemarMentre lei spegne le candeline e cresce, io resto immobile nel tempo: stesso corpo, stesso volto, stessa voce. Solo l'anima, silenziosa, invecchia. - Harry Styles 1* in #5sos - 06/12/2025 3* in #onedirection - 23/07/2026
