88 - Il coraggio di dirle di no

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Harry's pov 

È da due giorni che nella casa si parla solo di tempo.

Quanto ne è passato.
Quanto ne manca.

Due giorni in cui Alex ha il volto sempre più pallido e gli occhi sempre più lucidi, due giorni in cui ogni volta che provo anche solo ad avvicinarmi alla soglia della sua stanza Niall mi guarda come se dovesse fare da scudo umano fra noi due, due giorni in cui il marchio di Trisha pulsa sotto la pelle di Alex come una minaccia costante che non possiamo né vedere né strappare via.

E adesso mi stanno chiamando.

«Harry.»

La voce di Arianne arriva dal corridoio, bassa, controllata, troppo controllata per non nascondere qualcosa. Sto in piedi davanti alla finestra delle scale, le mani affondate nei ricci, lo sguardo perso fra le luci della città che tremano lontane.

Mi giro lentamente.

Lei è lì, a metà corridoio, le braccia incrociate come se stesse tenendo insieme le proprie ossa con la forza di volontà, i capelli scuri in una treccia sciolta sulla spalla, lo sguardo che cerca il mio e poi lo evita quasi subito.

«Duncan vuole parlarti,» dice. «Prima del rituale.»

Il mio stomaco si restringe.

«Adesso?» chiedo, anche se la risposta la so già.

Un cenno del capo.

«Adesso.»

Annuisco senza dire altro. Ogni volta che sento nominare il rituale il cervello tenta di dissociarsi, di staccarsi dalla carne e di fingere che stiamo parlando di qualcun altro, di un'altra ragazza, di un'altra casa, di un'altra guerra; ma poi mi torna in mente Alex in salotto, piegata in due dal dolore, e non c'è più nessun posto dove scappare.

Seguo Arianne lungo il corridoio.

La porta della stanza degli stregoni è socchiusa. Da dentro arriva un odore denso di fumo e erbe bruciate, qualcosa di ferroso e di dolce insieme, come ruggine e miele. Il pavimento vibra leggermente sotto le suole, un fremito appena percettibile, come se la casa respirasse al ritmo dei loro incantesimi.

Arianne bussa una volta, piano, poi spinge la porta.

«È qui,» annuncia.

Mi fa passare davanti a lei.

Dentro la stanza l'aria è calda e troppo piena di cose: libri aperti in ogni superficie, pagine segnate da lacci rossi, simboli tracciati a mano su fogli sparsi, ciotole di ceramica piene di cenere e di liquido scuro, candele consumate fino allo stoppino, cerchi di sale interrotti e riscritti, come se avessero provato e riprovato fino allo sfinimento.

Duncan è seduto al tavolo, la schiena dritta nonostante le ore, la barba grigia leggermente arruffata, gli occhi scuri rigati di venature rosse. La sua mano destra stringe una penna, ma non sta scrivendo; la tiene sospesa sopra il foglio, come se la frase che dovrebbe completare lo rifiutasse.

Accanto a lui, Maren, sua moglie, è in piedi, piegata su un libro spesso quanto il mio avambraccio. Le dita sottili seguono una riga di testo in un latino che riconosco solo per la musicalità, non per il senso. Quando entra Arianne, lei alza lo sguardo e i suoi occhi e mi studiano per un istante che sembra infinito.

«Harry,» dice Duncan, e il mio nome sulle sue labbra è un misto di stanchezza e peso. «Vieni. Chiudi la porta, per favore.»

La chiudo alle mie spalle. Il clic della serratura sembra troppo forte per una stanza già così piena di tensione.

The dark in the light | |H.S.| |La tua prossima ossessione. Scoprilo ora