20 - Perchè non siete come me?

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Zayn respira a fatica, il suo respiro è caldo e irregolare contro la mia schiena mentre mi tiene ancora sulla spalla.
Ogni suo passo è pesante, rabbioso. Il terreno umido scricchiola sotto i suoi stivali, e la casa, quella maledetta casa, si allontana dietro di noi.

«Met... mettimi giù, ti prego,» riesco a dire a fatica, la voce impastata dal sangue. La ferita sulla guancia pulsa come un cuore impazzito; il sangue scende fino alle labbra, e sento quel gusto ferroso che mi fa voltare lo stomaco.

«Non devi andare dentro,» ordina, con voce dura, spigolosa. Si ferma, e il suo petto si alza e si abbassa come se trattenesse la rabbia insieme all'aria.

«Devo invece!» urlo, e il suono della mia voce mi sorprende. È spezzato, disperato, ma vero.
Non ho più forze per muovermi, ma anche se potessi, non lo farei per fuggire: lo farei per tornare dentro, da lui.

«Alex, se rientri peggiori solo la situazione,» dice, questa volta più freddo. Ogni parola mi taglia addosso come ghiaccio. Non c'è traccia del ragazzo che mi sorrideva, che mi ha parlato con gentilezza. 

Il suo braccio mi stringe la vita più forte, come se temesse che potessi dissolvermi. Mi fa male, ma non me ne importa. Voglio solo che mi ascolti.

«Zayn!» urlo, e la mia voce si spezza in un singhiozzo.
Lui si ferma. Si irrigidisce tutto.

«Smettila, cazzo!» esplode, voltando la testa di lato come se volesse trattenere se stesso. La sua voce è un colpo, un tuono nel buio.
Mi blocco, sorpresa, il fiato tagliato.
Non mi aveva mai parlato così.

Il silenzio che segue è ancora peggiore.
Sento il battito del mio cuore, le lacrime che mi rigano il viso e cadono sul suo giubbotto di pelle.
Non rispondo. Non ce la faccio. Mi limito a restare lì, immobile sulla sua spalla, mentre lui ricomincia a camminare. Ogni suo passo è più pesante del precedente, e ogni suo respiro è più breve.

Poi, all'improvviso, mi lascia andare.
Un istante di vuoto, poi i miei piedi toccano terra e barcollo.
Lui mi afferra per le spalle per impedirmi di cadere e mi spinge dolcemente contro un albero.
La corteccia ruvida mi graffia la schiena, ma non mi importa. Voglio solo guardarlo negli occhi.

«Ascolta,» dice, la voce roca. Ha gli occhi bassi, le dita che si muovono nervose tra i capelli scuri, spettinandosi.
«Devi fare quello che ti dico, Alex. Non puoi entrare in quella casa. Non adesso.»

«E perché?» domando, la rabbia che mi ribolle addosso. «Cosa c'è là dentro di tanto spaventoso, Zayn? Perché mi state nascondendo qualcosa?»

«Non ti stiamo nascondendo niente,» risponde troppo in fretta.
«Davvero?» sibilo, facendo un passo avanti.
Il suo sguardo si abbassa di nuovo. Non riesce a sostenermi.

«Non puoi capire, non ancora,» aggiunge poi, e la voce gli trema appena.

«Allora spiegamelo!» lo interrompo. «Dimmelo, cazzo! Chi siete voi? Cosa siete? Perché Harry... perché Harry non sanguina come me?»

Lui alza lo sguardo di scatto, e per un attimo vedo qualcosa cambiare nei suoi occhi.
Non è solo paura. È qualcosa di più antico, più profondo. Una luce che non è umana.

«Non dire sciocchezze,» mormora, ma la voce non gli obbedisce.
Fa un passo indietro, si passa una mano sul collo, si guarda intorno come se temesse che qualcuno potesse sentirci.

«Sciocchezze?» ripeto con un mezzo sorriso amaro. «Ti ho visto, Zayn. Ti ho visto quella sera nel cortile, quando ti sei mosso troppo in fretta per essere umano. Ti ho visto oggi, quando Nathan ti ha colpito e tu non hai nemmeno urlato.»

Lui chiude gli occhi un secondo. Quando li riapre, sembrano più scuri, più profondi.
Fa un passo verso di me, lento, misurato, come se volesse calmarmi o forse controllarmi.

The dark in the light | |H.S.| |La tua prossima ossessione. Scoprilo ora