29 - Cercavo di non pensare troppo

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Harry's pov

Lascio la casa appena Arianne arriva. Le ripeto, per la terza volta, di chiamarmi se dovesse succedere qualsiasi cosa, anche la più insignificante. Lei annuisce, comprensiva come sempre, ma lo sguardo tradisce un'ombra di preoccupazione.
Alex è sulla soglia, in controluce. Mi saluta con un sorriso gentile, ma i suoi occhi non mentono. C'è tristezza, delusione... e forse qualcosa di più.

Il peso di quel pomeriggio di giorni fa è ancora lì, tra noi.
Il bacio, il silenzio, la distanza.

Sorrido debolmente, poi mi volto e scendo i gradini in fretta, come se restare un secondo in più potesse farmi crollare.
Appena entro in macchina, l'aria sembra più pesante.
Le chiavi tintinnano mentre le infilo nella serratura, e il motore parte con un ruggito sordo.
Le mani si stringono al volante. Troppo forte.

Non riesco a togliermi dalla testa l'immagine di Alex che mi guarda con gli occhi lucidi.
Cosa diavolo ho fatto?
Mi sento una merda. Una parte di me voleva solo proteggerla, tenerla lontana da quello che sono davvero. Ma un'altra parte... quella più egoista... non voleva staccarsi da lei.

Guido per una ventina di minuti, attraversando le strade costeggiate da palme e luci tremolanti.
Il sole sta calando piano dietro l'oceano, colorando il cielo di arancio e viola. L'aria sa di sale e benzina.

Mi fermo davanti a un piccolo bar sul lungomare, quello scelto da Luke.
Lui ha insistito per vedermi, e non ho potuto dire di no. Dopo aver rivisto sua sorella, non volevo lasciarlo da solo con i suoi pensieri.
Anche se, onestamente, io non sono certo la compagnia più rilassante in questo momento.

Scendo dall'auto, infilando le mani nelle tasche della giacca per nascondere il tremolio.
Appena chiudo la portiera, una voce familiare mi raggiunge alle spalle.

«Harry.»

Mi giro. Luke è lì, appoggiato contro il muro del locale, con quell'aria disinvolta che non gli è mai appartenuta del tutto. Sotto gli occhi ha delle ombre leggere, ma sorride comunque.

«Ehi, amico.» Gli do una pacca sulla spalla. «Sei arrivato prima tu, per una volta.»

«Cercavo di non pensare troppo.» Sorride appena, ma lo sguardo gli scivola via. Capisco perfettamente cosa intende.

Entriamo nel locale.
L'odore di alcool, legno e mare si mescola nell'aria calda. Il brusio delle conversazioni, la musica rock anni '90 in sottofondo. Tutto sembra normale, ma per noi due la normalità non esiste più da un pezzo.

Ci sediamo a un tavolo appartato, verso il fondo. La luce soffusa delle lampade ci taglia i volti a metà.
Luke si passa una mano tra i capelli biondi e fa cenno al barista.

«Una birra.»

Io alzo un sopracciglio. «Una birra?» ripeto, quasi incredulo.

Lui mi guarda, sorridendo in modo ironico. «Che c'è? Non posso provare a sembrare umano, ogni tanto?»

Scuoto la testa, trattenendo un sorriso. «Ti farà venire solo nausea. E poi sa di ferro e muffa. Come fai a bere una cosa del genere?»

«Abitudine. O testardaggine.» Si stringe nelle spalle e prende la bottiglia che il barista gli porge. Il vetro appanna tra le sue dita gelide.
Beve un sorso, e fa una smorfia. «Sì. Fa schifo come ricordavo.»

Scoppio a ridere piano, ma subito dopo il silenzio torna a cadere tra noi, denso.
Non dura molto: è Luke a romperlo, fissando il bordo del tavolo con un'espressione più seria.

«Com'è... lei?» chiede, sottovoce.
So di chi parla, ovviamente.

Abbasso lo sguardo. «Sta meglio, credo. Anche se...»
«Anche se cosa?»

The dark in the light | |H.S.| |La tua prossima ossessione. Scoprilo ora