66 - Edward

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Harry's pov

La porta si chiude alle mie spalle con un tonfo sordo, ma non abbastanza forte da coprire il ronzio che ho in testa da minuti, forse ore, non lo so più: il rumore dei ringhi soffocati di Annie, la voce di Jade che ride, quella maledetta parola, famiglia, sputata addosso come un insulto, e il volto di Alex, bianco, immobile per un secondo di troppo, con i miei occhi e quelli di Luke su di lei come se bastasse questo a tenerla viva.

Siamo nel salotto.
Il caos di prima ha lasciato solo scie: una sedia rovesciata, un cuscino per terra e il maledetto odore della paura di Alex. 

Stephan è in mezzo alla stanza.
In piedi.
Le mani sui fianchi, le spalle larghe, il volto duro.
Gli altri se ne sono già andati, dispersi per la casa: Ellen con Annie al piano di sopra, Zayn a controllare Louis, Naomi e Alice a parlare sottovoce in cucina, Niall e Alex nelle rispettive camere, abbastanza lontani da qui per sentire cosa sta per succedere.

Rimangono solo lui.
E io.

Per qualche secondo nessuno dice niente.
Si sente solo il ticchettio dell'orologio appeso sopra il camino, una cosa assurda se pensi che qui dentro siamo quasi tutti creature che il tempo lo hanno smesso di contare da un pezzo.

«Vuoi spiegarmi che cazzo sta succedendo, Harry?»
La sua voce è calma.
Troppo calma.
È quella calma che viene prima della tempesta, non dopo.

Io lo guardo, le mani ancora sporche della paura di Annie, del bisogno di proteggere Alex, di un istinto che mi tiene perennemente in bilico tra uomo e predatore.

«Di cosa stai parlando? Del fatto che Alex è quasi stata azzannata dalla sua migliore amica dieci minuti fa o che, inspiegabilmente, Jade ha deciso di palesarsi qua con un sacco di veleno in bocca?»
Lo so benissimo di cosa sta parlando.
Ma voglio sentirglielo dire.

Stephan solleva il mento verso la scala, verso il piano di sopra, dove Alex sta cercando di respirare normalmente dopo essersi vista puntare addosso una neonata fuori controllo.

«Parlo del fatto che quella ragazza è arrivata qui da noi come un'umana completamente inconsapevole di tutto, e nel giro di pochi giorni ha scoperto più verità a colpi di traumi che per mano nostra.»

Stringo la mascella.
Sento i denti vibrare.

«Non è stata colpa nostra se Ashton—»

«Ashton,» mi interrompe, alzando appena una mano, «ha messo in scena una trappola che avrebbe potuto farla sbranare viva, e tu continui a nominare il suo nome come se fosse solo un ragazzo problematico e non il bastardo che ha deciso di dichiararci guerra nel modo più subdolo possibile. E di tutto questo non hai detto nulla a tuo padre.»

Il petto mi si contrae, ma non abbasso lo sguardo.

«Lo so benissimo cosa ha fatto Ashton.»
Gli occhi mi bruciano, rossi appena sotto la superficie.
«E so anche cos'ha fatto Nathan

Il nome cade in mezzo al salotto come un pezzo di ferro arroventato.

Stephan avanza di un passo.

«E allora spiegami perché Alex ha dovuto scoprire che suo padre è un mostro dagli occhi di Louis, dalle parole di Trisha, dagli sguardi di tutti noi, dai cazzo di giochi psicologici di Nathan stesso e Ashton, e non da te.»

«Perché non era il mio compito!»
La voce mi esce più alta di quanto voglia, tagliando l'aria in due.
«Perché non sono io suo padre, non sono io suo fratello, non sono io quello che ha rovinato la sua infanzia. Io sono quello che l'ha tirata fuori da quella casa, non quello che ce l'ha rinchiusa per anni!»

The dark in the light | |H.S.| |La tua prossima ossessione. Scoprilo ora