52 - Debolezza

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Louis' pov

Zayn mi fissa come se potesse vedermi sotto pelle, oltre la carne, oltre i muscoli, dritto in quel punto in cui la maledizione pulsa e aspetta solo di trovare una crepa per uscire.

«Non sarà così facile, Louis.»
La sua voce è bassa, ferma, senza nessuna traccia di ironia.
«E se perdi il controllo, siamo fottuti. Tu lo sai.»

Annuisco una volta, appena, ma dentro è un no continuo.

Lo so.
Lo so fin troppo bene.

Non è solo una questione di rabbia. Se fosse solo quello, potrei gestirla: l'ho sempre fatto, in un modo o nell'altro.
È che da quando Trisha mi ha messo addosso la sua maledizione, non sono più solo un vampiro. C'è qualcosa di altro che scava, che spinge, che scrive sotto la pelle una lingua che non conosco.

«Non guardarmi così,» borbotto, passando una mano tra i capelli. «Non mi aiuta.»

Zayn solleva un sopracciglio, ma non distoglie lo sguardo.
«Ti sto guardando come uno che deve decidere se entrare in quella stanza con te... o chiuderti dentro e occuparsi di Nathan da solo.»

Lo guardo, infastidito.
«Non succederà. Tengo a freno la... cosa.»
La parola mi esce come se avesse spine.

«Finché non ti tocca il punto giusto,» ribatte lui.
«Finché non ti parla di Alex. O di tuo fratello. O di come Trisha ti ha ridotto.»

La maledizione reagisce al solo nome.
Sento un bruciore basso nella colonna vertebrale, un lampo che risale verso il torace.
Strizzo gli occhi. Inspiro piano. Tengo giù tutto.

«Stai attento a quello che dici, Zayn.»

Lui sospira. Non ha paura. Non di me.
«Io sto attento a tutto. È questo il punto. Lui no.»

Siamo nel corridoio dello scantinato. Il soffitto è basso, le pareti di cemento grezzo, screpolate. L'aria è fredda, ma non il freddo pulito degli inverni umani. È un freddo fermo, pesante, che odora di metallo e di una vecchia umidità rimasta intrappolata qui sotto per anni.

Dietro la porta di ferro davanti a noi c'è Nathan.
Il padre di Alex.
La causa principale di troppe cicatrici, visibili e no.

Gli abbiamo dato la caccia per settimane. Alla fine, l'abbiamo preso. Non come avrei voluto, cioè a pezzi, ma intero e vivo.
E adesso dobbiamo farlo parlare.

Mi torna in mente Annie.
Il suo nome mi attraversa come un proiettile.

Voci ci hanno raccontato di aver visto una nuova neonata.
E la descrizione coincide con quella di Annie, la migliore amica di Alex.
Non l'avevamo ancora trovata, chissà cosa stava pensando, provando, combinando. Un neonato a piede libero è davvero troppo pericoloso.
E poi, non capivamo perchè è stata trasformata. Cosa c'entra lei, oltre ad essere vicina ad Alex? 

Da chi è stata trasformata?
Perché?
Quante ore era rimasta lì, da sola?
Dov'è lei, ora? 

E la nostra pazienza è finita.

Nathan c'entra.
Magari non ha morso lui.
Ma c'entra.

«Ti faccio una domanda,» dico a Zayn, premendo la schiena contro la parete fredda. «Come cazzo si fa a essere così spietati con la propria figlia?»

Zayn non risponde subito.
Si passa il pollice sul labbro inferiore, come fa quando pesa le parole.

«Non è spietato per caso,» dice alla fine.
«Lo è perché gli piace esserlo. Ed è questo che lo rende pericoloso.»

Annuisco lentamente.
La maledizione dentro di me pulsa, come se annusasse il sangue di Nathan a pochi metri.

«Cazzo, Zayn. E se non ce la faccio?»
Mi sorprendo a dirlo ad alta voce, ma non posso più tenerla solo dentro, questa paura.
«Se perdo il controllo... se la cosa prende il sopravvento qui, davanti a lui...»

The dark in the light | |H.S.| |La tua prossima ossessione. Scoprilo ora