Harry's pov
«RIS-PONDI!» urlo ancora, la voce che rimbomba come un colpo secco contro le piastrelle.
Nathan è in terra, semi-accasciato su un fianco; il volto gli è una maschera sporca di sangue e sudore, la camicia sbottonata macchiata come se qualcuno avesse gettato su di lui un secchio di fuliggine rossa. Respira a fatica, ogni inspirazione è un rantolo roco.
«No...» sussurra, la voce spezzata dal dolore, così debole che sembra una scusa.
«Bugiardo!» ringhio e il piede mi parte come un riflesso. Colpisco lo stomaco; lui si curva in avanti con un urlo che mi taglia la gola. Il suono della sua voce che si spezza mi arriva ovattato, distante, eppure dentro di me la rabbia è una palla di ferro che rotola e non si ferma.
Carico un altro pugno, i muscoli che si tendono; so esattamente quanto ci metterò a metterlo giù. Ne sono convinto.
«No, ti prego...» Alex sussurra a un filo, la voce che si strappa dal petto. La vedo emergere tra noi: corre, mi afferra il polso con dita gelate, la presa disperata. Il suo viso è una cartina di paura — gli occhi spalancati, le labbra che tremano, le lacrime che le scivolano giù pesanti come gocce di piombo.
Capisco all'improvviso che i miei occhi sono rossi; un lampo di panico mi trafigge. Non voglio che lei mi guardi così. Distolgo lo sguardo con violenza, come se potessi nasconderle la parte di me che odora di guerra.
L'acre odore del sangue si fa più vicino, invade la stanza: ferro, caldo, vivo. Per un attimo tutto in me reagisce — l'istinto, la sete sottile che non posso permettere. Indietreggio di un passo. Lo stomaco mi si contorce.
Con un gesto quasi disgustato prendo un tovagliolo dal piano e mi pulisco le nocche; sono intatte, senza un graffio, eppure il gesto ha il sapore di una punizione che mi dò per non aver tirato un altro pugno.
«Vieni con me.» La parola è un ordigno, pronunciata bassa ma ferma. Le stringo la mano con decisione, cercando di trasmetterle stabilità più che comando.
«E lui?» la sua voce si spezza in un pianto strozzato. Le sue dita si serrano attorno alla mia mano; posso sentire il tremore che corre lungo le ossa sottili del suo polso.
«Si... si salverà.» Provo a farla suonare come certezza, ma il tono resta freddo, ancora carico di rabbia. Nathan. Il suo nome rimbomba nella mia testa come un martello, una catena che mi trattiene. Fermo il respiro per riavere il controllo, per non farmi scappare di mano ciò che non posso permettermi di perdere.
«Io non lo lascio qui!» scatta lei, la voce che diventa lama. Strappa la mano dalla mia presa con una forza improvvisa, e il suo volto si piega in un'espressione feroce che non avevo mai visto su di lei.
«Alex! Cazzo!» esplodo, il tono che le arriva addosso come un vento gelido. Lei mi guarda — terrore puro, con le guance bagnate — e appena vedo la sua paura un singolo pensiero mi trafigge: l'ho spaventata io.
«Tu non puoi parlarmi così,» mormora, a voce bassissima, come se la forza delle sue parole potesse fermare il mio impulso. Ha la voce che trema e la bocca che si contrae. Merda. L'ho rotta.
Si volta in fretta e corre verso la cucina; la seguo, la gola secca, la mente che balena tra rabbia e rimorso. «Alex — io...» comincio, le parole impastate. Ma la scena che mi si para davanti mi inchioda.
Là, sul muro bianco dietro il bancone, c'è una macchia che sembra vivere: sangue, tanti spruzzi che si diramano come vene scure. Un alone più denso, una mano impressa — forse la sua — e gocce che stillano lente fino al pavimento. Il bianco della pittura è trasformato in una tela sanguigna.
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The dark in the light | |H.S.| |
FanfictionMentre lei spegne le candeline e cresce, io resto immobile nel tempo: stesso corpo, stesso volto, stessa voce. Solo l'anima, silenziosa, invecchia. - Harry Styles 1* in #5sos - 06/12/2025 3* in #onedirection - 23/07/2026
