Sono passati due giorni in cui ho avvertito un'ansia pazzesca. Voglio uscire, voglio andare a casa da lei, da loro. È incinta, un mio erede, spero sia maschio. Ho fantasticato un sacco in questi giorni pensando a come sarò da padre, se riuscirò a farlo, se lui o lei mi ami così tanto da vedere in me una ispirazione. Purtroppo però il mio istinto mi dice che non sarà facile uscire di qui, non sarà per niente facile.
La mattina del processo mi portano in cella un barbiere. Mi tagliano i capelli e mi fanno la barba perché dicono che sono impresentabile davanti ad un giudice. Poco importa, a me, fatemi tornare a casa. Adesso mi interessa, ho una famiglia e devo proteggerla.
Non mi tolgono mai le manette, come se potessi fare qualcosa, come se potessi scappare. No, non lo farò, sarebbe inutile. Ma so che fuori non mi abbandoneranno mai, almeno lo spero. Io non lo avrei fatto. Mi caricano in macchina, con le sirene spiegate, sorrido amaro perché sembra tutto un film, mi aprono lo sportello davanti all'ingresso del tribunale. Quando scendo vengo accecato dai flash dei giornalisti, evidentemente gli ho dato del lavoro da fare, parleranno di me, bene o male, l'importante è che se ne parli.
Faccio l'ingresso come la sposa sulla navata della chiesa. Solo che io non vado a sposarmi ma lotto per la mia libertà. Vedo Camilla sempre al solito posto, sta lì, ha mantenuto la promessa e ne sono felice. Cammino scortato da due guardie e mi fanno sedere in prima fila, vicino al mio avvocato di fiducia.~
Lo vedo entrare, è così magro, cazzo. Però almeno ora si vede la faccia, gli hanno fatto barba e capelli finalmente. È meno brutto, anche se per me anche in disordine resta sempre bellissimo. Prima di mettersi seduto mi guarda un attimo. Si, sono qui, solo per te. Gli sorrido, di certo non vengo qui a piangergli in faccia, lui non mi ha insegnato questo è non lo farò. Lui mi ha insegnato a tenere i nervi saldi, a pazientare, ad essere forte ed io ci provo. Davanti a lui lo faccio, perché se crollo anche io poi come fa? No, sono forte per noi tre. Mi tocco la pancia, sono agitata, spero che vada tutto bene. Entra il giudice, con una faccia che è tutta un programma.
Il processo inizia, lo chiamano nel banco dell'imputato e iniziano a fargli le domande, alcune gliele avevano già fatte, altre sono nuove. Ci sono novità, hanno indagato e qualcuno a cui chiedeva il pizzo, qualcuno che minacciava si è fatto coraggio ed ha parlato, la sua situazione si aggrava perché iniziano avere delle prove e testimonianze concrete.
Non gli stacco gli occhi da dosso, deglutisco. Spero finisca in fretta questa agonia. Vicino a me ci sono Ambrogio e gli altri ragazzi come a manifestare la loro lealtà, siamo tutti con lui. Nessuno gli ha voltato le spalle, anzi, siamo tutti qui per lui e mi stupisce il bene che ha fatto per loro dandogli casa, un lavoro e dei soldi anche se a volte era più diavolo che uomo.
Il giudice indaga più a fondo e Kostas sorride amaro, un sorriso pieno di nervi che conosco benissimo, penso che tra poco scoppierà, ma mi sorprende e non lo fa. È in difficoltà sulle parole del giudice che cerca di farlo incartare.
"Obiezione, vostro onore" il suo avvocato si alza.
"Obiezione respinta" dice il giudice senza voler sentire ragioni.
Si risiede a malincuore ed io mi sento morire. Mi saccio la zip della felpa. Ho caldo. Sento la sua voce al microfono così che tutti possano sentire ciò che ha da dire.
Parla, parla, straparla, risponde a tutte le domande ma il giudice non sembra essere convinto.
"Domiciliari respinti, confermiamo l'ergastolo per l'imputato" batte il martelletto e se ne va lasciando in me un dolore profondo che ci avevo sperato me lo facessero tornare a casa. Lo volevo con me, lo volevo tutto per me. Invece niente, rimane lì da solo.
Kostas si alza ma lo prendono subito mettendogli le mani dietro la schiena. Cerco di avvicinarmi in fretta, lo voglio vedere da vicino, voglio toccarlo. Sono faccia a faccia con lui in un baleno.
"Sta tranquillo.." gli faccio l'occhiolino.
Lui non mi risponde ma si sporge verso di me per darmi un bacio, gli interessa solo quello. Ma appena poggia le sue labbra sulle mie lo tirano via in malo modo. Sbatto le palpebre per non piangere, lo spingono via, non ha dato neanche l'impressione di voler cedere. Mai, lui è un uomo forte e non sa che la forza la sta dando anche a me. Lo vedo sparire ed io torno da Ambrogio e Co, iniziando a piangere, un pianto disperato perché non è giusto. Ha fatto anche del bene perché non lo capiscono? Mi consolano senza mai esagerare. Mi portano a casa e non ho voglia di vedere ne sentire nessuno. Penso solo a lui, chissà a cosa stia pensando, a cosa faccia, se anche a lui manco come lui manca a me.Passa un altro mese senza di lui, ho fatto la visita di rito, è una femminuccia. È una mini Manolas, solo che senza di lui è dura, molto dura. Non riesco a smettere di pensarlo, ogni giorno, ogni ora, la mia mente è sempre rivolta a lui, qualunque cosa faccia. Sono in contatto con la sua famiglia, suo padre sta pensando a qualcosa. Mi dice che non può rischiare di corrompere i giudici, sarebbe troppo strano, ma mi tranquillizza perché suo figlio molto presto uscirà da lì. Me lo promette ed io gli credo. Lo aspetterò, sempre qui, sempre insieme. So che oggi è il giorno di visite e non vedo l'ora di dargli la bella notizia. Mi trucco, mi vesto carina e vado da lui, ma qualcosa va storto. Le guardie mi dicono che non posso vederlo, non mi danno spiegazioni ma anche se li prego solo per cinque minuti, con la pancia ben in vista, ricevo solo risposte negative. No, niente. Piango perché ho bisogno di vederlo almeno cinque minuti, ma niente non li intenerisco. Resto lì fuori per un'ora a pregare sti quattro stronzi ma niente, non sentono ragioni e mi fanno uscire. Me ne torno a casa, distrutta e con gli occhi gonfi. Ci ritornerò poco ma sicuro.

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GANGSTER🔫
Fanfiction«Cosa vuoi?» «Voglio che tu mi ami, solo così potrò lasciarti alla tua libertà» #1 in Thriller 2/10/2020 Autrici: Sara&Camilla